Vieri Amarcord. Nel corso della terza giornata della Milano Football Week ha raccontato uno spaccato della sua carriera a La Gazzetta dello Sport. Lazio e tanti aneddoti romani che hanno caratterizzato la stagione 1998-1999, l’unica di Bobo in biancoceleste prima di trasferirsi a Milano, sponda Inter. C’era uno più pazzo di Vieri? Sì, Alen Boksic.
“A Roma si sta da Dio, stadio sempre pieno. Eravamo uno squadrone, c’era Sinisa dietro, Nesta, Mancio avanti, anche se ormai era stecchito (ride ndr). Salas, Boksic, ecco Boksic era pazzo vero. Dicevano di me, ma lui non scherzava. In una partita Eriksson decise di metterlo in panchina: lui provò a indossare la maglia ma non gli entrava. ‘Non mi sta’, lasciò tutto e se ne andò a casa. Eriksson: ‘Dov’è Alen?’. A casa. Era andato via. Eravamo una grande squadra”.
Poi gli aneddoti e i racconti su Sven Goran Eriksson, l’allenatore dello scudetto che è rimasto nel cuore dei tifosi laziali. “Eriksson era sempre calmo, parlava in inglese. Non alzava mai la voce, secondo me non ce l’aveva. In una partita in casa eravamo 0-0 a fine primo tempo, entra e fa: ‘Cavoli ragazzi’. Io sdraiato per terra per le risate, sono rientrato in campo e stavo peggio di prima. Noi eravamo una squadra di belve, tenete presente questo. Abituati a sentirlo in inglese entra: ‘Cavoli ragazzi’. Risate a non finire, ma cavoli cosa?”.
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