L’ansia può giocare brutti scherzi, quella da prestazione può addirittura impedire a uno sportivo di esprimersi secondo i suoi livelli. Chi non riesce a gestire l’aspetto emotivo si trova in situazioni difficili da affrontare. La testa resta sempre la componente principale, con l’obbligo di liberare la mente e spazzare i cattivi pensieri.
Marco Tardelli, prima di approdare alla Juventus, ha fatto due stagioni al Pisa e una al Como. L’ultima esperienza gli valse la chiamata dei bianconeri, fortemente voluto dal presidente della Juve Giampiero Boniperti. Sarà poi Giovanni Trapattoni a cambiargli i connotati del ruolo: da terzino a mezzala pura.
Eppure i primi periodi alla Juve non sono stati così sereni. Oltre al fattore ambientale, Tardelli ha sofferto il fatto di essere stato pagato tanto per i valori dell’epoca, quelli della calda estate del 1975. Poi riuscì a trovare una soluzione, ma fu determinante il supporto di uno specialista, come racconta in una intervista a Il Messaggero.
“Avevo 20 anni e mi avevano preso dal Como spendendo un sacco di soldi: 950 milioni di lire. Da me si aspettavano grandi cose e io pativo la pressione psicologica. La superai con il training autogeno. Un professore nello spogliatoio mi fece fare esercizi per rilassarmi con la respirazione e la concentrazione. Superai il problema dopo una decina di partite".
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