Sarà sicuramente un'estate incredibile per la famiglia Ancelotti dopo la vittoria della Liga e soprattutto della Champions League. Una stagione da incorniciare per Re Carlo che a Madrid è ormai leggenda. Il tecnico italiano ha dimostrato, qualora ce ne fosse bisogno, di essere tra i migliori al Mondo nel proprio lavoro. Con lui grandi meriti anche per il figlio Davide Ancelotti (oltre all'intero staff tra cui il grande preparatore Pintus).
Il figlio di Carlo spesso è stato etichettato con la classica frase "il figlio di..." per sminuire comunque il lavoro di una persona preparata. Critiche arrivate soprattutto dopo il secondo anno a Napoli quando il progetto Ancelotti naufragò. Eppure il primo anno sulla panchina partenopea andò comunque bene e nessuno attaccò il figlio di Ancelotti. E a confermarlo è stato proprio Davide Ancelotti a Il Giornale.
"Ho sentito parlare di nepotismo. All'inizio un po' ho patito poi ho fatto una riflessione. Se così fosse dovrebbero parlarne sempre, sia quando si vince che quando si perde. E invece, soprattutto a Napoli, il primo anno, coinciso con un campionato di ottimo valore, nessuno ha aperto bocca. I primi veleni sono spuntati durante il secondo in coincidenza di risultati deludenti. E qui mi son fatto una ragione: se funziona così, vuol dire che è solo un pretesto".
Un sassolino che Davide Ancelotti evidentemente aveva da troppo tempo. Lo stile però è quello del padre, sempre riflessivo, mai aperto alle polemiche. E Davide ricorda anche il suo battesimo di fuoco accanto al padre, ovvero nel biennio a Madrid dal 2013 al 2015 quando in rosa avevano fuoriclasse del calibro di Ronaldo, Sergio Ramos, Casillas, Benzema e tanti altri. Proprio l'ex numero uno del Real, Iker Casillas, decise di effettuare un "esame" nei confronti del figlio di Ancelotti, un vero e proprio battesimo di fuoco.
"Ricordo un episodio che considero l'inizio di tutto. Dopo qualche giorno di lavoro, mi prende da parte Casillas, il portiere, e mi fa: Davide a fine allenamento andiamo in palestra a fare un supplemento di lavoro. Ho capito che mi stava sottoponendo a un test, un vero e proprio esame. All'inizio ero un po' agitato, poi mi sono sciolto. Gli ho spiegato quali esercizi erano utili per la sua struttura fisica e per il suo ruolo di portiere e lui ha eseguito senza battere ciglio. È stata la promozione sul campo!".
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