Il calcio attuale è sempre più povero di bandiere, di giocatori che si legano profondamente alla maglia che indossano. Uno di questi è certamente Mark Noble, pilastro del West Ham, la sua squadra del cuore fin da quando era bambino. Non ha mai indossato la maglia della nazionale inglese, ma è stato uno dei giocatori più presenti nella storia della Premier League.
IL PERCORSO DI NOBLE: DALLA RETROCESSIONE ALL’EUROPA LEAGUE
Ha fatto il suo esordio in prima squadra nel lontano 2005, a 18 anni, e dopo due brevi esperienze in prestito all’Hull City e all’Ipswich Town, non si è mai più separato dai colori del West Ham. Neanche la retrocessione lo ha portato altrove, nonostante a venticinque anni non fossero mancate offerte importanti per lui. Centrocampista duttile, non ha mai avuto un grande fiuto per il gol, ma in ogni stagione ha lasciato il suo contributo. E quest’anno ha dato a tutto il mondo del calcio una grandissima lezione di umiltà e di civiltà: dopo i quarti di finale di Europa League con il Lione ha infatti ripulito da solo il proprio spogliatoio dopo i festeggiamenti per il passaggio del turno. È stato un gesto apparentemente banale, ma tremendamente significativo, soprattutto dopo quello che è successo negli spogliatoi del Barbera dopo la clamorosa eliminazione dell’Italia ai play-off contro la Macedonia del Nord.
Così, al 77esimo minuto della penultima giornata di Premier, Noble, uscendo dal campo in lacrime, ha salutato i suoi amati tifosi dopo 19 stagioni. Il suo grande rammarico in questa stagione è stato quello di non aver centrato la finale di Europa League, poiché il percorso degli Hammers si è fermato semifinale contro l’Eintracht. Ora l’ultima partita del suo percorso sarà il 22 maggio in casa del Brighton, poi potrebbe decidere di ritirarsi o di andare a giocare in un altro campionato.
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