Felice, moderato, rilassato e anche un po’ inquieto. Ora sì, solo adesso per aver raggiunto l’obiettivo di una città dopo 33 lunghi anni. Con cinque giornate d’anticipo, con il supporto e l’apporto di tutti. Lo scudetto del gruppo: di Osimhen, di Kvaraskhelia che ha pianto come un bambino negli spogliatoi avvolto dalla bandiera della sua Georgia.
Di capitan Di Lorenzo, Lobotka, Kim, Mario Rui e di tutti gli interpreti messi insieme da Luciano Spalletti. Il Napoli è stata un’orchestra perfetta: bella e funzionale. Il Napoli è campione d’Italia per la terza volta nella sua storia. In conferenza stampa Spalletti ha misurato le emozioni, ha raccontato il suo stato d’animo dopo essere stato accolto da un lungo applauso dei giornalisti.
“Chi lavora seriamente non ha il tempo per essere felice. Un lavoratore serio è sempre in cerca di un’altra scena. Si chiude il sipario della scena e deve andare a cercare un’altra scena. Siamo impostati così, siamo fatti in questo modo, perché sei proiettato verso l’altra cosa che è ancora importante. E’ un’impresa che la gente meritava da tempo, sono convinto che Maradona abbia messo la sua mano. La prima dedica ai calciatori perché se lo meritano. Il traguardo, la gioia, i sorrisi. Questa vittoria è per Napoli, per loro”.
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