Storie e aneddoti di calcio che vanno oltre la vita meramente sportiva. Ben Foster, ex portiere del Manchester United si è raccontato nel corso di queste ore al Podcast di Peter Crouch. Attualmente svincolato, l’ultima esperienza in Premier League, è stata con la maglia del Watford. Foster ha parlato della sua esperienza con Fabio Capello nella nazionale dei Tre Leoni e di un episodio davvero singolare che spiega il carattere dell’allenatore friulano.
"Mia moglie stava per partorire, le si erano da poco rotte le acque. Lo dissi all’allenatore e lui mi rispose che avremmo iniziato gli allenamenti mezz’ora dopo. Gli chiesi se avessi potuto raggiungere mia moglie in ospedale a Manchester, ma fu irremovibile. Disse che aveva bisogno di me, anche se era solo un’amichevole e che avrei giocato nel secondo tempo. Non mi fece giocare, restai in panchina tutti i 90 minuti. Persi quindi la possibilità di assistere alla nascita di mio figlio. Mi mancò di rispetto".
Insomma, un rapporto compromesso per una promessa non mantenuta. E soprattutto per non avergli permesso di abbracciare moglie e bimbo per la prima volta insieme. Il portiere inglese ha raccontato anche la sua esperienza con uno dei leader del gruppo del Manchester United: il solito Roy Keane, presente nei racconti di tanti ex.
È un tizio che fa paura, io me la facevo sotto quando lo vedevo. E da quanto diceva lui, gli passavo il pallone troppo lentamente. Quindi, mi massacrava. Fermava il pallone, mi rimproverava e poi ricominciava a giocare".
Uno che alla via del dialogo ha spesso scelto di fare i fatti. Quasi sempre con modi al limite della sopportazione e atteggiamenti irriverenti. Ma chiunque abbia avuto a che fare con lui, ha imparato in fretta su come relazionarsi. Alla fine, nel capitolo incubi del portiere inglese, c’è il solito Roy insieme a un allenatore italiano, un altro che non ha mai fatto sconti neppure per sé stesso, figuriamoci per gli altri.
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