La situazione in casa Madrid è molto delicata, la sconfitta con il Milan dopo quella con il Barcellona, ha amplificato i problemi in casa Real. Dalla scarsa solidità difensiva al momento poco felice di Kylian Mbappé. I problemi ci sono, Carlo Ancelotti non ne ha fatto mistero ed è stato abbastanza duro con i suoi giocatori in seguito all’ultimo ko in Champions League.
Manca quell’attitudine al sacrificio e sono saltati una serie di meccanismi che hanno contraddistinto il Real negli ultimi anni. Nulla è compromesso a novembre, ma urge cambiare marcia per non perdere troppo terreno nella nuova super Champions. Adesso c’è l’Osasuna e alla vigilia della gara, il tecnico italiano ha parlato della sua vita nel mondo Merengues e di un episodio di cui si è fortemente pentito a distanza di tempo.
“È impossibile prendere solo buone decisioni in trent'anni – spiega Ancelotti. Per esempio ho passato un brutto periodo qui a Madrid, dopo il primo anno, nel 2014/15. Ero molto vicino al rinnovo del contratto, il club voleva trattenermi, ma ho messo troppa pressione sul mio stipendio e mi hanno fermato (fu licenziato a fine campionato, ndr). È stato un errore, il peggiore che potessi fare. Ma mi ha permesso di imparare”.
Non si sente il miglior tecnico degli ultimi trent’anni, appartiene certamente a quella cerchia di eletti che hanno scritto la storia. “No, non credo. Ho vinto tanto, ma altri allenatori ancor più di me. Ferguson, Guardiola o Lobanovski . E anche se pensassi di essere il miglior allenatore degli ultimi trent’anni, cosa accadrebbe? Mi farebbero una statua? Non credo (ride, ndr)".
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