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Calcio Estero

Sterling attacca Guardiola: “All’epoca ero furioso, non aveva più senso”

Il giocatore del Chelsea ha parlato della sua ultima esperienza con la maglia del City, raccontando una serie di aneddoti con il suo ex allenatore e i motivi che lo avrebbero spinto ad accettare la cessione. “Ci sono state un sacco di cose che sono successe, molte ragioni per cui è andata così, ma non mi sono lamentato ed ero…”

Sterling – City è una storia che non è finita benissimo, la cessione del calciatore inglese è stata la miglior soluzione per lui e per il club. I rapporti con Pep Guardiola erano ormai compromessi, come ha evidenziato in un’intervista a Sky Sports UK. In estate il trasferimento al Chelsea per 56 milioni di euro, Tuchel l’ha cercato, ha captato la possibilità di ingaggiarlo e con la nuova proprietà hanno completato l’operazione. A distanza di un mese e mezzo il calciatore ha parlato della sua ultima esperienza, facendo riferimento ad alcuni screzi avuti con l’allenatore catalano.

"Tutti quanti vogliono sentirsi desiderati e il calcio non è diverso. Quando giochi dando tutto, sacrifichi alcuni dei compleanni dei tuoi figli e poi vieni trattato in una certa maniera, è deludente. All'epoca ero arrabbiato, furioso, ma ora è andato, è il passato, e mi voglio concentrare sul presente, che è quei al Chelsea, dove ho l'opportunità di nuovo di mostrare il mio talento”.

Sterling ha proseguito raccontando ulteriori dettagli della vicenda. Non si sentiva più al centro del progetto tecnico e spesso era coinvolto nelle rotazioni di Guardiola. Era subentrata una certa rassegnazione e così ha preferito guardarsi intorno e accettare la decisione del club.

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“Ci sono state incomprensioni e un contratto che stava per scadere. È un peccato come sia finita, perché mi sono divertito molto lì. Ci sono state un sacco di cose che sono successe, molte ragioni per cui è andata così, ma non mi sono lamentato ed ero pronto alla sfida. Ma come avete visto, nonostante alcune delle mie prestazioni, non riuscivo a ritagliarmi un posto fisso da titolare, non aveva senso combattere una battaglia che non potevo conquistare".

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