Un anno così non lo vogliamo più

Da Kobe Bryant a Maradona, fino a Paolo Rossi. E’ stato un anno che si è portato via tanti rappresentanti dello sport mondiale in uno scenario che ha sconvolto gli equilibri di tutti

Il Calcio Totale spiegato da Johan Cruijff

La pandemia ha cambiato la vita di tutti. E’ stato un anno che ha cancellato certezze e vecchie abitudini. Ha distrutto le sane routine di ognuno di noi. Dalla didattica a distanza allo smart working: un anno diverso e nuovo nella sua complessità. Anche per lo sport, costretto a fermarsi prima e adeguarsi poi. Senza gente, con nuovi protocolli e nuove regole. Tutto stravolto, pur di riprendere e andare avanti, nonostante tutto. Un anno che ci ha privato in sequenza di troppi rappresentati del panorama mondiale. E’ cominciato male, con l’addio di Kobe Bryant, ed è finito peggio con l’ultimo saluto a Diego Armando Maradona e Paolo Rossi. Ma non sono gli unici ad aver segnato questo 2020 in maniera indelebile.

Il 17 gennaio se ne è andato Pietro Anastasi. Pitruzzu da Catania, il Pelè Bianco simbolo del Meridione, che legò la sua vita alle maglie di Juve, Inter e nazionale. Malato di Sla, ha chiesto la sedazione assistita. Dopo qualche giorno, il 26 gennaio, il mondo si è fermato per davvero. Le prime agenzie parlavano di un incidente in elicottero a Calabasas, in California. “Potrebbe esserci Kobe Bryant”. Cestista statunitense, uno degli sportivi più conosciuti al mondo.
Tutto confermato: Bryant è morto, con lui anche Gianna Maria, secondogenita e talento del basket femminile. La notizia in pochi minuti fa il giro del mondo, i messaggi di cordoglio monopolizzano tutti i social. E’ un momento triste per lo sport mondiale che piange uno dei suoi massimi rappresentanti.

Il primo di febbraio si è spento Luciano Gaucci, da tempo gravemente malato, viveva ormai da diversi anni a Santo Domingo. Accusato di associazione a delinquere finalizzata alla bancarotta fraudolenta, inerente al fallimento del Perugia calcio. Il vulcanico presidente romano, è stato uno degli ultimi patron della vecchia serie A. Ha portato il club umbro a disputare la Coppa Uefa, dopo aver vinto l’Intertoto. Scaramantico fino al midollo, fece bruciare le maglie di Roberto Baronio perché, a suo dire, il numero tredici portava sfiga. Grande scopritore di talenti, è stato il primo presidente ad affidare la panchina a una donna: Carolina Morace alla Viterbese.

Il 24 aprile a salutare è un altro numero uno: Giuseppe Gazzoni Frascara. L’uomo che ha condotto il Bologna dalla C alla A in tre anni. La vittoria in coppa Intertoto e la semifinale di Coppa Uefa nella stagione 1998-1999. Ha portato in Emilia gente come Roby Baggio e Beppe Signori. Il 22 maggio, è la volta di un signore della panchina. Gigi Simoni e la sua educazione ci lasciano per sempre. Un uomo perbene, una persona gentile figlia di un altro calcio.

Conquistò la Coppa Uefa nella stagione 1997-1998 nella notte di Parigi. Era l’Inter del Fenomeno, di Zamorano, Djorkaeff e del Cholo Simeone. L’omaggio di Ronaldo è da brividi. “Se oggi penso a lui, penso a un uomo saggio e buono, che non ti ordinava di fare le cose, ma ti spiegava perché quelle cose erano importanti. Penso a un maestro, come in quella foto che facemmo a Natale: lui direttore, noi l’orchestra”.

A giugno l’ultimo saluto a Mario Corso, uno delle colonne della Grande Inter. Calzettoni abbassati (in perfetto stile sudamericano) e punizioni al veleno, grazie al suo magico sinistro. “Aveva solo un piede” dicevano: “Meglio uno solo che due scarsi”, ribatteva. Pelè il suo idolo, ma la stima era reciproca tant’è che il brasiliano avrebbe voluto giocare con lui. Il “Professore” come amava chiamarlo O Rei. Indimenticabili le due Coppe Campioni con il Mago Herrera.

Dopo due giorni, il 22 giugno si è spento Pierino Prati: a piangere è la Milano rossonera. L’unico giocatore italiano a realizzare una tripletta in Coppa dei Campioni. Vinta dal Milan nel 1969 per 4 a 1 contro l’Ajax. Prati era nel gruppo degli azzurri che trionfò all’Europeo del 1968.

Gli ultimi due mesi dell’anno hanno portato via un’altra fetta di storia dello sport. Il 26 novembre se ne è andato Diego Armando Maradona. Solo, in silenzio e dopo una lunga agonia durata (forse) otto ore. Almeno secondo le prime indiscrezioni dell’autopsia. Come Kobe Bryant, anche Diego è stato omaggiato in qualsiasi angolo del Mondo.

Il più grande di tutti, l’uomo che paralizzò una città intera il giorno della sua presentazione a Napoli. Il genio e la follia: dalla mano de Dios al gol del secolo. Tutto in una partita, al Mondiale ’86 contro l’Inghilterra. Anzi, tutto in quattro minuti.
Ancora un colpo per l’Argentina, l’8 dicembre perde Alejandro Sabella. Il CT che aveva condotto la nazionale albiceleste in finale nel 2014. Poi persa contro la Germania, decisa ai supplementari da un gol di Mario Gotze.

Il 9 dicembre si è chiuso un anno devastante con la morte di Paolo Rossi. L’eroe del Mundial ’82, nulla da fare di fronte a un avversario forte come il tumore ai polmoni. “Nell’ultimo mese non rispondeva più ai messaggi nella chat di gruppo, voleva tenerci lontano dal suo dolore. E’ stato un colpo al cuore”. E’ il ricordo commosso di Fulvio Collovati. Tutti i giocatori della spedizione spagnola hanno una chat whatsapp, nella quale ancora oggi condividono aneddoti e ricordi di quell’avventura. Nella notte del 9 dicembre, la moglie Federica ha annunciato nel gruppo che Paolo non era più uno di loro. Un grande dolore e una sola promessa: “Vi prego, non dimenticatelo mai”. L’ultimo messaggio nella chat azzurra. E’ stato l’anno della speranza, con una solo certezza: un anno così non lo vogliamo più.

Mario Lorenzo Passiatore

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