42 anni fa l’ultima in A di Rivera e il terrore di Buenos Aires

Uno degli italiani più forti di sempre, il primo azzurro (oriundi esclusi) a conquistare l’ambito riconoscimento del Pallone d’Oro. E quella volta che a Buenos Aires rischiarono la vita per una partita

Adriano: “Scappai da Mourinho. Con la morte di mio padre ho perso il calcio”

Il meraviglioso Parma di Malesani e la vittoria in Coppa Uefa di 22 anni fa!

La verità di Baggio: “Non vedevo l’ora di smettere con il calcio. Sacchi mi fece un dispetto”

Paranormal Mendy, oggi in finale: “ieri” cercava lavoro

Mamma Mancosu: “Mi tremavano le gambe…”

13 maggio 1979, l’ultima sfilata di Gianni Rivera in un Lazio – Milan (1 a 1) solo per gli amanti dei numeri e delle statistiche. Perché resterà negli annali come l’ultima gara disputata in serie A da uno dei giocatori italiani più forti di sempre. Quasi 20 anni di Milan, segnati da dodici trofei in rossonero, di cui cinque internazionali. E’ il primo italiano (oriundi esclusi) a vincere il Pallone d’Oro nel 1969. Dopo il trionfo attaccò la stampa nostrana, con la quale non aveva mai avuto un certo feeling: “Evidentemente i giornalisti francesi non leggono certi giornali italiani“.

Centrocampista, trequartista, amante del gioco offensivo in un periodo in cui le idee dominanti erano altre e diametralmente opposte. Per certi versi era già avanti e si identificava in qualcosa di diverso, di più spregiudicato: concetti e metodi che trovavano terreno fertile più all’estero che in Italia.

Rivera il campo vero l’ha assaporato da giovanissimo, era ancora minorenne. “Se è bravo che aspettate a buttarlo nella mischia”. Pronti, via: il 2 giugno 1959 a 15 anni e 288 giorni fa il suo esordio in serie A contro l’Inter, indossava la maglia dell’Alessandria. Il terzo più giovane di sempre nel massimo campionato, dietro di soli otto giorni a Pietro Pellegri e Amedeo Amadei. Storia, la stessa che ha fatto con la maglia azzurra disputando la bellezza di quattro Mondiali, dietro solo a al recordman Gigi Buffon. E poi il trionfo all’Europeo del 1968, l’unico vinto dagli azzurri in finale contro la Jugoslavia.

L’Intercontinentale e il sangue di Buenos Aires

Ma c’è un episodio che ha segnato la memoria di Gianni Rivera. Un evento sportivo che ha avuto un epilogo felice, nonostante le turbolenze del tragitto. La doppia finale Intercontinentale con l’Estudiantes, era già ben indirizzata dopo la vittoria per 3 a 0 dei rossoneri a San Siro. In realtà, a Buenos Aires i giocatori del Milan furono accolti in un clima di guerra, è stata definita la partita più sanguinosa di sempre. Tra intimidazioni e interventi killer, Rivera portò comunque in vantaggio i suoi, poi i padroni di casa la ribaltarono 2 a 1, ma il Milan alzò comunque al cielo la coppa Intercontinentale.

Tanti compagni parlarono di paura e terrore nel descrivere una partita di calcio. Un estratto del suo racconto tratto dalla sua biografia: “Abbiamo rischiato la vita. Bisognava fare attenzione con il pallone lontano, non si sapeva cosa avveniva. All’ingresso ci fischiavano e ci sputavano addosso anche se portavamo la bandiera argentina. In mezzo al campo abbiamo salutato il pubblico che comunque ci fischiava e quando l’Estudiantes è entrato, i giocatori avevano un pallone a testa e ce li hanno tirati addosso”.

Mario Lorenzo Passiatore

NON PERDERTI I NOSTRI APPROFONDIMENTI

0 comments on “42 anni fa l’ultima in A di Rivera e il terrore di Buenos AiresAdd yours →

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *