Tovalieri/ Le passeggiate con Mazzone. Che coppia con Protti e quel trenino… (Esclusiva)

Intervista esclusiva all’ex bomber Sandro Tovalieri. Con lui abbiamo parlato dell’attuale Serie A e della sua carriera ricca di aneddoti.

C’è qualcosa di magico quando si parla con un ex attaccante della Serie A degli anni ’90. Perché era un calcio diverso, più romantico sicuramente, con tanti campioni che hanno arricchito il nostro campionato. E tanti bomber italiani che per ritagliarsi il proprio spazio hanno girovagato nelle squadre di provincia. Tra questi menzione particolare per Sandro Tovalieri, per tutti il “Cobra”, che in esclusiva per Calcio Totale ha parlato della sua carriera ricca di aneddoti e anche del calcio di oggi.

Che pensi dell’attuale momento del calcio italiano?

Un momento particolare un po’ per tutti a causa del Covid. Mi auguro che tutto possa tornare come era prima anche se bisognerà aspettare un po’ per il bene di tutti. Ma è chiaro che viviamo un campionato anomalo.

Campionato senza tifosi…

Per me non esiste il calcio senza tifosi, sarà che io in carriera mi nutrivo dell’affetto dei tifosi. Non riuscirei a giocare senza di loro, sono il vero cuore del calcio.

Quanto è cambiata la Serie A rispetto agli anni ’90?

Direi che è cambiato totalmente il calcio. Oggi mi piace molto meno, prima c’era più passione e anche i giocatori erano più vicini ai tifosi.

In che senso?

Ricordo volentieri quando incontravamo i tifosi, si parlava con loro. Io personalmente venivo invitato alle feste dei club e ci andavo volentieri restando per diverse ore. Ora è diverso, i giocatori restano dieci minuti perché hanno altre cose da fare. C’è una distanza netta tra loro e i tifosi.

Dal punto di vista tecnico è una Serie A più scarsa?

Non direi scarsa, di certo oggi è molto più facile strappare contratti faraonici. Prima per avere un rinnovo dovevi segnare tanto, parlo degli attaccanti. Oggi appena un giovane fa un gol subito escono i titoloni sui giornali e i procuratori bussano alla porta dei presidenti. Prima non era affatto così. E poi c’erano molti più italiani in campo, oggi invece è pieno di stranieri e molti di loro non sono bravi da meritarsi la Serie A.

Anche il c.t. Mancini parlava della bassa percentuale di italiani in campo…

Ha ragione il Mancio. Tanti stranieri in Serie A e anche nel settore giovanile delle squadre italiane. E non è un bene per la nostra Nazionale. Anche se Mancini sta facendo un grande lavoro.

Una bella Nazionale a cui manca forse un Tovalieri in attacco?

Immobile e Belotti sono ottimi attaccanti. Ciro per esempio segnerebbe molto di più se non facesse tutti quei km in campo. Oggi all’attaccante si chiede di essere più partecipe al gioco, per me i bomber dovrebbero solo segnare. Perché alla fine il tabellino è quello che conta.

C’è un bomber italiano che ti somiglia?

Ma no, non credo, non ci sono più gli attaccanti come me o Inzaghi. E’ un calcio diverso. Però mi piace molto Caputo, l’ho visto crescere nel Bari e mi fa piacere vederlo così in alto. E’ un vero bomber, sbaglia davvero poco.

Ibrahimovic cannoniere a 39 anni ti sorprende?

Assolutamente no, quando parlo di stranieri bravi penso a lui. E’ un grande giocatore, così come Ronaldo. Però in Serie A vedo giocatori stranieri che non meriterebbero di essere nel massimo campionato italiano.

Le grandi annate di Tovalieri in Serie A con la maglia del Bari. Un feeling particolare vero?

Dico sempre che Bari è la mia seconda casa perché è davvero così. Ogni volta che torno a Bari la gente mi riempie d’affetto e questo mi fa sentire importante. Ricordo quando tornammo a Bari con Protti, partita di campionato contro il Cesena in Serie B. C’erano 40 mila persone, ricordo le emozioni provate quel giorno. Fantastico.

Tovalieri-Protti, coppia da urlo a Bari. Cosa è scattato tra di voi?

Igor è stato un grande giocatore, ma soprattutto è una persona perbene, un ragazzo fantastico. In campo ci trovavamo ad occhi chiusi e soprattutto non c’erano gelosie tra di noi. Oggi è raro vedere una cosa del genere. Con Protti abbiamo vissuto anni importanti a Bari.

Erano gli anni del trenino di Guerrero…

Abbiamo provato per mesi quell’esultanza, non era facile coordinare i movimenti. Ma quando l’abbiamo mostrata ai tifosi è scoppiato l’entusiasmo. Ricordo che i tifosi replicavano il trenino in curva, qualcosa di pazzesco. Era bello festeggiare con i tifosi, oggi vedo giocatori che si litigano con lo stadio quando segnano, queste cose non le capirò mai.

Oggi Bari respira altro calcio. Intravede la luce in fondo al tunnel?

C’è una società con progetti importanti, bisogna avere tanta pazienza perché non è facile risalire dopo un fallimento. Ma io sono ottimista e non vedo l’ora di poter tornare a vedere una partita del Bari con il San Nicola pieno di tifosi.

Il primo gol in Serie A contro il Napoli di Maradone. Mica male no?

Dopo quel gol mi sono detto che potevo anche smettere. Segnare il primo gol in Serie A contro il più grande di tutti i tempi. Maradona era unico, quello che ha fatto lui non lo ha fatto nessuno. Con tutto il rispetto per Messi, Cristiano Ronaldo, ma Maradona era di un altro pianeta. Dopo quel gol mi regalò la maglietta, un gesto fantastico.

Maglia che recapitasti ad un bambino tifoso del Napoli tanto malato…

Conoscevo una famiglia romana che aveva un figlio tifoso del Napoli. Purtroppo molto malato. Gli regalai quella maglia perché ci teneva tanto. Morì qualche anno dopo, quella maglia è rimasta con lui.

Tanti gol a Cagliari in mezza stagione con Mazzone allenatore. Cosa ti ha dato il mister in carriera?

Per me è stato un secondo padre, spero di incontrarlo nuovamente e di salutarlo affettuosamente. A Cagliari arrivai che eravamo in penultima posizione, facemmo un girone di ritorno da Coppa Uefa. Peccato per lo spareggio contro il Piacenza. Quelle lacrime furono di dolore per non aver regalato una grande gioia al popolo sardo.

Ricorda qualche aneddoto con il mister?

Lui la domenica mattina ci faceva passeggiare. Ricordo perfettamente che quando prendeva sotto braccio un calciatore era per spiegargli che sarebbe andato in panchina la domenica. Prima del match contro il Parma vedo che viene da me per parlare e penso subito “ma questo è pazzo per lasciarmi in panchina?”. Mi spiegò che dovevamo giocare in contropiede e preferiva puntare su Muzzi e Dario Silva. Sul tre a zero per il Parma decise di mettermi dentro, segnai due gol e sfiorai il pareggio. A fine partita andò sotto la curva del Cagliari “avete un allenatore che non capisce un cazzo”. Appena mi avvicinai mi disse “a Cobra, hai un allenatore che non capisce un cazzo”. Non potevi non volergli bene, un personaggio magnifico.

La Roma è stato il tuo più grande rimpianto?

Non voglio parlare di rimpianto, io a Roma arrivai che ero giovanissimo, mi allenavo con grandi campioni e in attacco c’era uno come Pruzzo che era un grande attaccante. Ho potuto imparare molto da lui e dagli altri, io ero giovane e volevo giocare. Ma la Roma è sempre nel mio cuore.

Ha giocato contro tanti difensori arcigni in Serie A. Chi è stato il più difficile da superare?

Senza togliere niente a nessuno ti cito tre difensori davvero tosti e “ignoranti”: Pietro Vierchowod, Sergio Brio e Pasquale Bruno. Quante botte mi hanno dato in campo, noi attaccanti ci alzavamo senza troppe scene. Oggi invece si lamentano troppo, ci sono troppe simulazioni. Il bello di quel calcio è che a fine partita ci salutavamo con l’avversario con tanto rispetto. Finiva tutto in campo.

Più facile segnare oggi in Serie A?

Non è mai stato facile segnare aldilà della differenza di epoche. Però ricordo che i difensori di allora ti facevano fallo anche a centrocampo per intimorirti. C’era Bruno che nel sottopassaggio tirava calci al muro per spaventare l’avversario. Un difensore duro da affrontare.

C.R.

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