Totò Di Natale come Maradona e Riva. Quei no alla Juve in cinque minuti

Nel giorno del suo 43esimo compleanno abbiamo ricordato il coraggio dell’attaccante napoletano nel rifiutare l’offerta dei bianconeri. Seppur con storie diverse, anche Rombo di Tuono e Il Pibe de Oro declinarono le avances della Juve

12 ottobre 1996/ Ronaldo e Totti, il giorno delle magie!

Ci sono momenti di una carriera che scorrono veloci come un treno, dove l’adrenalina si mescola con ragioni che neppure il cuore può capire. Momenti dove il procuratore conta zero, le interferenze ci sono ma restano confinate in un angolo buio che fai fatica a riconoscere. Situazioni in cui vince l’istinto, l’unico input che sovrasta qualsiasi motivazione: contratti, carriera, successo. Capita a chi si identifica nei valori del club e si sente parte integrante dello stesso.

E’ successo a Totò Di Natale nella calda estate del 2010, quando a bussare alla sua porta fu la Juve di Beppe Marotta. Il dirigente varesino si era insediato da qualche mese nei quadri dirigenziali bianconeri. Andrea Agnelli aveva affidato a lui il progetto tecnico del nuovo corso. Marotta si giocò la carta Totò Di Natale, era convinto di avere gli argomenti giusti per portarlo sotto la Mole. Un contratto pluriennale a condizioni economiche decisamente diverse rispetto a quanto percepiva a Udine. L’ultimo treno della carriera a 33 anni, ma di fatto non ci fu mai trattativa.

“Le mie scelte sono sempre state di cuore, mai di soldi. Alla Juve ne avrei avuti tanti, ma la mia priorità era la famiglia e volevo chiudere a Udine. Ringraziai la Juve attraverso il mio agente e in pochi minuti fu tutto risolto”.
A Udine ha continuato a fare gol in qualsiasi modo. Ha chiuso con 209 reti in Serie A, sesto cannoniere di tutti i tempi del massimo campionato, davanti a Roberto Baggio e dietro a José Altafini.

Quando le promesse contano più dei soldi

Proprio come Totò, non ci pensò due volte Gigi Riva, bandiera e icona del Cagliari scudettato. Rombo di Tuono rifiutò più volte le avances dei bianconeri. Per orgoglio, per amore di quella terra che era ormai diventata casa sua e perché aveva giurato amore eterno alla sua gente. Gianni Agnelli lo voleva a tutti costi, così come Giampiero Boniperti che ci provava ogni anno. “Dopo la terza volta che rifiutai il trasferimento, capirono che non mi sarei mosso”. Gigi non esitò neanche un secondo, aveva scelto Cagliari, l’aveva fatto per sempre.

L’Avvocato Agnelli tornò alla carica diversi anni dopo mettendo nel mirino Diego Armando Maradona. Secondo la ricostruzione del giocatore a L’Espresso, si parlava di cifre da capogiro in grado di mandare in tilt qualsiasi società. El Pibe de Oro chiarì subito la sua posizione spiegando l’amore incondizionato verso Napoli e i suoi tifosi. “L’avvocato mi disse che aveva offerto 100 miliardi di lire a Ferlaino e mi chiese di mettere la cifra sul mio assegno. Gli risposi che non avrei mai potuto fare un affronto del genere ai napoletani, io mi sentivo uno di loro”. Storie di amori non corrisposti, di no senza appello, di trattative stoppate quasi sul nascere, più o meno nel giro di cinque minuti.

Mario Lorenzo Passiatore

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