Paranormal Mendy, oggi in finale: “ieri” cercava lavoro

Dal centro per l’impiego alla finale di Champions in sette anni. Com’è strana la vita per chi ha il coraggio di crederci fino in fondo. Ci andrà da protagonista assoluto con diciotto clean sheet su ventiquattro gare, da quando sulla panchina dei Blues siede Tuchel

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Fa specie rivedere la prestazione del Chelsea contro il Madrid nella notte di Stamford Bridge che ha consegnato meritatamente la finale di Champions agli uomini di Tuchel. Sarà un affare tutto inglese con il City di Pep Guardiola, che i Blues hanno già battuto in semifinale di FA Cup lo scorso 17 aprile. E che, ironia della sorte, incontreranno nuovamente nel weekend in Premier League, giusto per studiarsi ancora un po’ e farsi trovare pronti per l’esame finale.

E’ difficile trovare un giocatore al di sotto della sufficienza tra le fila del Chelsea nella serata di ieri. Tutti hanno fatto una prestazione importante, a partire da Edouard Mendy, estremo difensore dei Blues che si è messo di traverso per ben due volte tra Karim Benzema e il gol. L’attaccante francese, spalle alla porta, si è girato piazzando la palla sul palo opposto. Mendy ha aperto la manona accompagnandola in angolo. Pochi minuti dopo, ancora decisivo sul colpo di testa ravvicinato di Karim “The Dream”.

Porta blindata dal portiere senegalese che ha collezionato ben otto clean sheet nelle dodici partite disputate in Champions League 2020-2021. Da quando è arrivato Tuchel in panchina ha mantenuto la porta inviolata per diciotto volte su ventiquattro. Insomma, qualcosa in più di un semplice caso: numeri che testimoniano la solidità difensiva e la compattezza ritrovata di tutta la squadra.

Mendy, che storia: sette anni fa cercava lavoro

Nel 2020 è approdato al Chelsea dal Rennes e ha scalzato Kepa Arrizabalaga, l’estremo difensore spagnolo prelevato dal Bilbao nel 2018 per la cifra record di 80 milioni di euro. L’investimento più costoso della storia per un portiere. Poi una serie di errori di Kepa e l’arrivo di Mendy hanno rimescolato le carte definitivamente e quest’ultimo si è preso la titolarità a suon di prestazioni. Eppure, la vita del gigante di Montivilliers (cugino di Ferland Mendy del Real) è tutt’altro che scontata. Sette anni fa, nel 2014 cercava occupazione e su consiglio della madre si presentò al centro per l’impiego, secondo quanto dichiarato al Sun.

“Ero senza squadra e non avevo lavoro. Mia madre mi ha detto: ‘Non hai i soldi, ma hai lavorato, quindi hai diritto agli ammortizzatori sociali’. Non avevo idea di cosa avrei dovuto fare, la mia famiglia me lo ha spiegato e ho avuto un colloquio al centro per l’impiego. Mi sono presentato e mi sono messo in fila, c’era gente che urlava al bancone e altri che si lamentavano perché stavano aspettando da tanto tempo”. 

Sperava di trovare una nuova squadra, ma gli comunicarono che non era il luogo adatto per firmare con un club. Potevano cercargli un nuovo lavoro o forse un lavoro “vero”. Per cui aveva deciso di lasciare il calcio.

“Sono andato al mio colloquio e il tizio mi fa: ‘Cosa stai cercando?’. Ho risposto che ero un calciatore e che cercavo una squadra. Mi ha detto che non poteva fare nulla per me e che avrei fatto meglio a pensare di trovare altro. Ho pensato: ‘Ecco, quella bella carriera da calciatore in cui hai sempre sperato puoi anche depennarla dalla lista’”. 

In realtà, quando tutto sembrava perduto si è presentato il Marsiglia per un posto tra le riserve, poi il Reims e il Rennes. Il resto è attualità: Chelsea, la finale di Champions e quella porta sbarrata a Benzema. Dal centro per l’impiego alla finale di Champions in sette anni. Com’è strana la vita per chi ha il coraggio di crederci fino in fondo.

Mario Lorenzo Passiatore

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