La staffetta totale: l’esordio di Van Basten al posto di Cruijff, il 3 aprile è storia

Una giornata da cerchiare in rosso che ci ha fatto conoscere per la prima volta il Cigno d’Utrecht, subentrando al posto di un’altra icona mondiale durante la gara tra Ajax e Nec Nijmegen. Van Basten si presentò subito con un gol all’esordio

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3 aprile 1982, il calcio passa la palla al calcio. Ci sono segni diversi che la storia lascia così per strada, poi sarà il tempo a svelare e dare forma ai momenti. Ci sono frame che rappresentano veri e propri passaggi di consegne, anche se in quell’istante sono semplici avvicendamenti o sostituzioni di una partita. 39 anni fa esordiva in prima squadra un giovane di belle speranze di nome Marco Van Basten, durante la gara tra Ajax e Nec Nijmegen. In quell’occasione il giovane olandese finirà a referto siglando subito il suo primo gol a 17 anni e mezzo.

Esordio, rete e primi sprazzi di classe cristallina. A proposito di destino, sempre nello stesso anno, al torneo Juniores di Cannes (nazionali under 18) segnò tre gol agli azzurrini. L’Italia imparò a conoscerlo subito (da avversario), poi qualche anno dopo il Milan di Berlusconi lo porterà dalla sua parte per conquistare il mondo.

La cosa più bella di quel 3 aprile che a lasciare il posto al Cigno d’Utrecht fu un certo Johan Cruijff. Ormai a fine a carriera, toglierà gli scarpini nel 1984 con la maglia del Feyenoord. Una staffetta (allora) tra un’icona fatta e consumata e un ragazzino del quale si parlava già un gran bene. Pur sempre un giovanotto di quasi un metro e novanta che doveva dimostrare e confermare tutte le attese. Lo ha fatto eccome negli anni, quel momento riguardandolo adesso assume decisamente un peso specifico diverso.

Lasciava il campo uno con tre palloni d’oro sul groppone, stava per subentrare l’altro che, col tempo, pareggerà i conti: tre palloni d’oro anche dalla sua parte. Passeranno 17 anni tra la prima consacrazione di Cruijff e quella di Van Basten in termini di riconoscimenti individuali. Tre Coppe dei Campioni da una parte e dall’altra (da calciatori), col cruccio di non aver centrato il titolo mondiale con la nazionale. E’ l’ultima vera analogia che non sposta di una virgola il valore assoluto dei giocatori. Cruijff ha inciso in maniera determinante anche dopo, da allenatore e dirigente, dominando con la forza delle idee comodamente dalla panchina o dalla scrivania.  

E’ bello pensare che quel giorno il destino abbia voluto mandare più di un segnale, con un “semplice” avvicendamento tra due uomini che hanno segnato in maniera inequivocabile un pezzo di storia dello sport.

Mario Lorenzo Passiatore

[La foto non rappresenta il momento della sostituzione]

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