Simeone: “Suarez arrabbiato, l’ho convinto in questo modo”

Pablo Simeone è tornato nuovamente alla ribalta con la vittoria della sua seconda Liga, sette anni dopo il suo primo successo. Nel corso di una lunga intervista a ESPN ha espresso la sua felicità per la vittoria, ma ha soprattutto parlato del suo rapporto con Luis Suarez, stella dei Colchoneros che ha messo il segno il gol decisivo nella partita chiave con il Valladolid, spendendo parole al miele.

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IL PISTOLERO: L’UOMO DEGLI SCONTRI DIRETTI

Se attualmente Robert Lewandowski è il più decisivo attaccante nell’arco di un’intera stagione, forse nelle singole partite e negli scontri diretti il miglior centravanti al mondo resta, nonostante i suoi 34 anni, Luis Suarez. I tifosi dell’Inter sanno bene che la sua stella può esplodere da un momento all’altro, da quando lo scorso anno nella partita al Camp Nou ben giocata fino a quel momento dai ragazzi di Conte, ribaltò il risultato con una doppietta, nella quale realizzò una clamorosa rete al volo da fuori area. Nonostante i suoi numeri eccezionali, dopo sei stagioni il Barcellona si è convinto a lasciarlo partire per dare il via ad un rinnovamento. È nata una lunga telenovela estiva di calciomercato che ha visto protagonista anche la Juventus, ed è sorto il famoso caso per l’esame di italiano su cui vi sono ancora tante polemiche. È approdato all’Atletico sul finire della sessione di mercato, ma le aspettative non erano molte, complici l’età e la solita concorrenza dei giganti Barcellona e Real. Ma alla fine dell’anno, contro ogni previsione, le due principali squadre spagnole sono rimaste a bocca asciutta. I Blaugrana si sono dovuti accontentare della Copa del Rey, i Blancos sia in Champions che in Liga sono arrivati ad un passo dal traguardo, mentre i Colchoneros possono festeggiare la vittoria, ottenuta con la consueta solidità difensiva, ma soprattutto grazie alle ventuno reti messe a segno dall’uruguagio.

SIMEONE-SUAREZ: UN RAPPORTO SPECIALE

Se Luis è tornato al centro dei riflettori un gran merito va alla fiducia che il Cholo Simeone gli ha con-cesso, puntando principalmente sulla sua voglia di riscatto e sulla sua fame di gol. Con tanti giocatori di talento come Joao Felix, Correa, Llorente e Carrasco, all’Atletico serviva proprio una punta dai gol pesanti, in grado di ridefinire gli equilibri con le altre due big. Il ritorno di Diego Costa non era stato fruttifero, per questo la scelta è ricaduta sul Pistolero, uno che non ha mai temuto le sfide, lasciando sempre il segno in tutte le squadre dove ha militato. Se al Barcellona la sua stella è stata sempre offuscata da quella di Messi, a Madrid è diventato lui il nuovo faro al quale si sono aggrappati compagni e tifosi in questa lunga stagione. Dopo essere stato il principale artefice della fuga dei Colchoneros in campionato, ad aprile per un infortunio è rimasto fermo ai box per un mese, e l’Atletico ha perso un po’ di terreno nel finale, dando spazio al ritorno prepotente del Real nelle ultime giornate. Ma Suarez è tornato proprio al momento giusto, con la cattiveria agonistica che da sempre lo contraddistingue. Con la rete decisiva alla penultima giornata contro l’Osasuna all’88esimo e con quella ancora più importante a Valladolid ha scacciato via i fantasmi e ha aumentato i rimpianti del Barcellona per un addio forse troppo affrettato.

Immagina una stella che lascia la squadra, uscirà sempre arrabbiato, o con lui perché pensa di poter fare di più, o con me perché non capisce il cambio. Gli parlo molto e gli dico che le scelte sono tremendamente decisive. Gli analisti scriveranno in base a ciò che accade alla fine del match ma noi dobbiamo farlo prima che finisca la gara. Quando la squadra stava vincendo, hanno capito che, con João Félix, Correa e altri ancora con Costa, c’erano altri giocatori a correre nello spazio. Ne abbiamo parlato e ho incontrato un uomo“.

Con queste significative parole, rilasciate in un’intervista a ESPN, Simeone ancora una volta ha dimostrato di dare enormemente spazio allo spessore umano nei suoi calciatori. Il Pistolero ha dimostrato una volta di più che per i fuoriclasse non è così determinante l’età che avanza, perché sapranno sempre lasciare uno zampino fondamentale, lì dove si sentiranno protagonisti.

Lorenzo Di Lauro

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