Ronaldo e quell’infortunio che gli ha cambiato la carriera: “Ho temuto di non camminare”

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Sono passati ventuno anni da quell’infortunio terribile all’Olimpico di Roma durante la gara di Coppa Italia contro la Lazio. Il racconto del Fenomeno…

12 aprile 2000, allo stadio Olimpico di Roma si gioca la finale d’andata di Coppa Italia tra Lazio e Inter. Dopo nove mesi dall’infortunio al tendine rotuleo del ginocchio, il Fenomeno Ronaldo entra in campo nel secondo tempo per cercare di aiutare i nerazzurri. Dopo sei minuti dal suo ingresso in campo, Ronaldo è lanciato a rete e prova a saltare l’avversario con il suo doppio passo che lo ha reso famoso in tutto il Mondo: il ginocchio però cede nuovamente, Ronaldo cade a terra e urla dal dolore. Gli avversari, in particolare Fernando Couto, si accorgono subito della gravità dell’infortunio per questo chiedono immediatamente l’arrivo dei medici dell’Inter. La diagnosi è spaventosa: lacerazione del tendine rotuleo, una mazzata incredibile dal punto di vista fisico e soprattutto psichico. Un momento particolare per il Fenomeno che ha temuto per la sua carriera. Come ha raccontato lo stesso brasiliano a Four Four Two.

Anche adesso, a 18 anni di distanza, non riesco a vedere quelle immagini dell’andata di finale di Coppa Italia contro la Lazio. Ogni volta che so che stanno per essere mostrate in tv, distolgo lo sguardo. Quando vedo quelle immagini, è come se il dolore mi stesse attraversando di nuovo. Quel momento probabilmente ha plasmato il mio personaggio e mi ha reso un uomo migliore. Ritornavo dopo aver passato sei mesi a riprendermi da un intervento chirurgico minore, e l’ultima cosa che mi aspettavo era di farmi nuovamente male così presto. Ma sono stato costretto a un intervento chirurgico più complicato e il processo di recupero è stato molto più lungo. In quel momento, mi sentivo come se il mio intero mondo stesse cadendo a pezzi. Non ci potevo credere“.

Il problema maggiore è stato il post operazione visto che il ginocchio non andava affatto bene. Ronaldo ha temuto davvero di non tornare a calciare in porta, come i primi anni in cui ha dimostrato di essere un giocatore spaziale. Le consultazioni con i vari medici che non davano notizie rassicuranti.

La Coppa del Mondo in Corea del Sud e Giappone era ancora lontana un paio di anni, ma all’improvviso ho iniziato a sentire che le mie possibilità di essere in forma per il torneo erano a rischio. Non c’era alcuna garanzia che il mio recupero avrebbe avuto successo. Non c’erano stati casi simili in passato, quindi non sapevamo quanto bene e quanto rapidamente sarei guarito. Stavo affrontando un infortunio che nessuno nel calcio aveva sofferto prima.
Ricordo che dopo otto mesi di recupero, non riuscivo ancora a piegare il ginocchio di 90 gradi. Era un’enorme barriera per fare qualsiasi esercizio. Quello è stato il periodo più difficile della mia vita. Eravamo a metà del processo di recupero e non potevo nemmeno piegare il ginocchio a 100 gradi. Mi sentivo depresso. Ero scioccato. Potevo solo continuare a lavorare. Ma non ho mai pensato di arrendermi, l’unica cosa che sapevo per certo era che se non avessi dato tutto quello che avevo per mettermi in forma, non avrei mai più giocato a football. Il pensiero di non essere in grado di giocare a calcio faceva ancora più male”. Otto mesi dopo l’infortunio, ho deciso di ascoltare alcune opinioni diverse dei medici di tutto il mondo. Ho viaggiato negli Stati Uniti, e un noto specialista ha detto che non avevo alcuna possibilità di giocare di nuovo a calcio. Il meglio che potesse raccomandarmi era di provare un nuovo intervento chirurgico che avrebbe “sbloccato” il mio ginocchio, nella speranza di permettermi di piegarlo di nuovo di 30 gradi in più. Non ho mai messo in discussione la mia volontà o il desiderio di rimettermi in forma il prima possibile. La cosa che dubitavo era la scienza, non ero sicuro ci fossero effettivamente trattamenti disponibili che potessero aiutarmi a giocare di nuovo. Non sono un dottore. Non sono un fisioterapista. Ma ho imparato molto da tutte le mie ferite. La realtà era che questo tipo di cicatrici – dopo così tante viti e punti di sutura – non corrispondevano realmente all’immagine che ci si aspetta da un calciatore. In un certo senso è stato praticamente un miracolo che ho giocato di nuovo. Forse è stata una ricompensa per il mio duro lavoro.
Molto è stato detto e scritto su di me durante quel periodo. La mia ferita era in precedenza sconosciuta, e ho dovuto ascoltare tanti medici in Brasile e in tutto il mondo, dicendomi che non avrei potuto giocare di nuovo. Uno mi ha anche detto che c’era anche la possibilità di non essere più in grado di camminare
“. 

Il secondo grande infortunio ha cambiato radicalmente la vita sportiva di Ronaldo e lo dicono i numeri.
Prima dell’infortunio Ronaldo 230 gol in 282 presenze (club e Nazionale maggiore) dai 16 ai 23 anni.
Dopo l’infortunio 184 gol in 334 presenze dai 25 anni ai 34 anni.

Per sempre Fenomeno!

C.R.

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