Roberto Carlos e quel Real “Galactico”: “Cacciammo due allenatori, voli privati ogni domenica…”

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L’era di Florentino Perez è ricordata soprattutto per i tanti milioni spesi per i migliori campioni europei.

I tifosi dell’Inter ancora oggi sono increduli per la clamorosa cessione di Roberto Carlos al Real Madrid. Era l’estate del 1996, il brasiliano non era nelle “grazie” del tecnico inglese Hodgson, che gli preferì l’italiano Alessandro Pistone. Roberto Carlos passò al Real Madrid su precisa richiesta dell’allora tecnico dei madrileni Fabio Capello. Sette miliardi di lire fu l’importo sborsato dai Blancos all’Inter per assicurarsi il calciatore sudamericano che da quel preciso momento cambiò completamente la propria carriera diventando uno dei terzini più forti di tutti i tempi vincendo praticamente tutto con la maglia del Real Madrid.

Nel 2000, l’allora presidente del Real Madrid Florentino Perez, fresco vincitore delle elezioni presidenziali, promette colpi sensazionali per rinforzare la squadra. Il primo grande colpo fu Luis Figo, a cui fece seguito Zidane, Ronaldo e Beckham. Era iniziata l’era dei Galacticos, capaci di riportare la Liga a Madrid, di vincere la nona Coppa dei Campioni con il grande gol di Zidane al volo contro il Bayer Leverkusen. Una squadra così piena zeppa dei campioni che per forza di cose avevano un peso specifico all’interno della squadra. E non solo. Come rivelato dallo stesso Roberto Carlos alla tv portoghese Canal 11, i “senatori” del gruppo riuscirono a mandare via ben due allenatori.

L’ambiente calcistico è meraviglioso. C’era una bella atmosfera negli spogliatoi e in hotel. Mi manca, ma ogni volta che ci sono partite di beneficenza, vado e cerco di fare le stesse cose all’interno del bus.. Ai tempi del Real Madrid noi avevamo l’abitudine di lasciare le borse nelle nostre stanze e, prima di cena, bere la nostra birra e il nostro vino. Sul tavolo c’erano sempre due bottiglie di vino. Ronaldo e io prima della seconda partita di Liga andammo da Luxemburgo e gli dicemmo: ‘professore, le persone qui hanno i loro costumi, lo vedrai, ma cerca di non cambiarli. Non togliere le bottiglie di vino dal tavolo e la birra prima di cena perché altrimenti avremo problemi’. Lui cosa fece? Rimosse prima le birre e poi le bottiglie di vino. Durò tre mesi. Il mondo del calcio è piccolo, le notizie viaggiano e ‘ciao’ alle regole“.

A pagarne le spese in questo caso fu quindi il tecnico brasiliano Luxemburgo, connazionale di grandi campioni dell’allora rosa del Real Madrid. Ma il sudamericano non fu l’unico ad essere cacciato via a causa di un malcontento dello spogliatoio. Anche un ex grande giocatore del Real Madrid, José Antonio Camacho, pagò la rigidità dal punto di vista delle regole. Lo stesso Roberto Carlos ha spiegato i motivi dell’addio del tecnico spagnolo.

Arrivò negli spogliatoi e salutò tutti, molto serio, forte della sua storia nel Real Madrid. Io osservavo, in attesa di sentire cosa avrebbe detto. Disse: ‘vi voglio tutti domani alle 7 di mattina’. Normalmente ci allenavamo alle 10.30. Parlammo con lui per fargli modificare l’orario, perché avevamo le nostre abitudini. Alla fine durò 10 giorni“.

A proposito di tecnici spagnoli, c’è stato un allenatore che invece ha saputo prendere le stelle del Real Madrid grazie ad un carattere molto più equilibrato rispetto ai due predecessori. Non a caso, anni dopo, vincerà tutto alla guida della Spagna. Parliamo di Vicente Del Bosque, elogiato dallo stesso Roberto Carlos.

Del Bosque più che un allenatore era un amico, ci capiva perfettamente e non c’era bisogno di regole. Lunedì e martedì ci metteva gli allenamenti alle cinque di pomeriggio perchè sapeva che la mattina alle undici non si sarebbe presentato nessuno. Al tempo di galacticos eravamo sette. Era un pochino pericoloso! Ci controllavamo sempre ed avevamo un buon rapporto“.

Con il tecnico iberico il Real Madrid vinse due Champions League, due campionati e vari trofei Nazionali, risultando uno degli allenatori più vincenti e soprattutto amati dal pubblico e dai giocatori. Anche perché quel Real Madrid non era affatto facile da gestire fuori dal campo. Al termine di ogni partita, come rivelato da Roberto Carlos, c’era un fuggi-fuggi generale a bordo di aerei privati. Una follia…

Oggi mi chiedo come sia possibile che abbiamo fatto così tante stupidaggini. Quando finivano le partite era tutta una questione di aerei privati. Ci incontravamo nel terminal di Barajas e Beckham andava non so dove, Figo da un’altra parte, Zidane da un’altra ancora e stessa storia per me, Ronaldo e così via. Il problema è che ci saremmo dovuti allenare due giorni dopo. Pregavo che le partite fossero il sabato per andare a vedere la formula 1 la domenica. Voli privati ovunque, una vera follia“.

Una testimonianza importante quella di Roberto Carlos che ha mostrato alcuni lati particolari dello spogliatoio di un grande club dove ci sono un sacco di grandi giocatori. Non facili da gestire per un allenatore.

C.R.

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