Vardy: “Senza calcio sarei ancora in fabbrica a fare tutori. E quel viaggio a Ibiza…”

Sabato ha messo le mani sulla prima FA Cup della storia delle Foxes. L’attaccante nativo di Sheffield ha raccontato ulteriori dettagli della sua carriera, quando pensò di smettere e prendere il primo volo per Ibiza

L’emozionante discorso di Gerrard nell’ultima partita con il Liverpool!

Alaba e quell’assegno d’oro per chi l’ha lanciato nel grande calcio

42 anni fa l’ultima in A di Rivera e il terrore di Buenos Aires

Ha conquistato un altro titolo con la maglia del Leicester, dopo il miracolo Premier della stagione 2015/2016 agli ordini di Claudio Ranieri, nel weekend le Foxes hanno superato il Chelsea di Thomas Tuchel in finale di FA Cup, con un gol di Youri Tielemans. Ed è tornato a far rumore proprio Jamie Vardy, l’attaccante che a inizio carriera lavorava in fabbrica per sostenersi e alimentare il sogno.

Al DailyMail si è raccontato a cuore aperto, parlando anche delle sue debolezze e dei momenti no che hanno segnato e indirizzato in qualche modo la sua carriera. Non solo agli inizi, anche in corso d’opera ha avuto diversi tentennamenti, fino al pensiero di cambiare vita, città e soprattutto lavoro.

“Trasferirmi a Ibiza all’epoca sembrava una buona idea. Anzi, un’ottima idea. Ma grazie a Dio non l’ho fatto. Era uno di quei momenti strani, non ero mai stato in un ambiente come quello della Championship, avevo problemi ad adattarmi, i risultati e i gol non arrivavano come volevo. E sono cose che ti fanno pensare”.

Fortunatamente le situazioni sono cambiate grazie a un colloquio. I momenti di sconforto possono prendere un’altra direzione dopo un semplice confronto a quattro occhi, tipo quello con Nigel Pearson, all’epoca manager del Leicester, che gli trasferì tutta la fiducia possibile al punto da scongiurare un’eventuale partenza.

“Quindi ho parlato con Nigel e gli ho addirittura chiesto di lasciarmi tornare in prestito al Fleetwood, perché lì le cose mi erano andate bene. Mi ha detto che ero abbastanza bravo e che se mi fossi dato da fare avrei potuto giocare anche a un livello molto più alto. A quel punto ho capito che credeva in me e tutto è andato bene”.

Ancora un passo indietro, prima che arrivasse al Leicester, aveva l’ambizione di misurarsi tra i grandi, ma realisticamente continuava a lavorare in fabbrica per portare a casa uno stipendio sicuro e con un pizzico di certezze in più. Tra i dilettanti cullava il sogno Premier con i piedi ben piantati per terra. “Se non avessi avuto il calcio, probabilmente lavorerei ancora in fabbrica a fare tutori per chi ha il piede cadente”.

Chissà se avesse preso quell’aereo direzione Ibiza più di dieci anni fa, certamente sarebbe cambiato il corso della sua vita. E forse, anche quello del Leicester di Claudio Ranieri trascinato dai suoi gol (24) e da quelli di Riyad Mahrez (17), oltre alla caparbietà di quel piccolo grande uomo di N’Golo Kanté. Niente Ibiza grazie a un colloquio, grazie alle parole di Nigel Pearson.

NON PERDERTI I NOSTRI APPROFONDIMENTI

0 comments on “Vardy: “Senza calcio sarei ancora in fabbrica a fare tutori. E quel viaggio a Ibiza…”Add yours →

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *