Rio Ferdinand e l’alcol. Ma non solo: Cicinho vide Gesù dopo 18 Caipirinha

Le rivelazioni dell’ex difensore dello United al Sun su un episodio avvenuto a inizio carriera con la maglia del West Ham. Ma non è l’unico ad aver avuto problemi con l’alcol. Sono tanti i nomi illustri: Cicinho sosteneva di aver incontrato Gesù

Quel “maledetto” Valencia di Cuper: in Serie A tanti flop!

Jason Mayélé, l’attaccante “ritardatario” che andò via per sempre

Su il gomito e va bene così. Non proprio, soprattutto se sei un professionista. E’ il rapporto complicato tra alcuni giocatori e l’alcol, rifugio di tante celebrità del mondo del calcio. Non tutti hanno il coraggio di confessarlo, alcuni lo fanno a fine carriera, altri in gran segreto hanno intrapreso un vero e proprio percorso di recupero per disintossicarsi. In questi giorni Rio Ferdinand ha raccontato un aneddoto della sua carriera, quando appena 17enne venne convocato (a sorpresa) dal tecnico del West Ham. Al posto di Paulo Futre che si rifiutò di giocare per la mancata assegnazione della maglia numero 10. Peccato che Rio non fosse in condizioni di poter scendere in campo. “Avevo bevuto tre brandy con Cola-Cola ed ero nella stanza dei giocatori. Un uomo di servizio è entrato e mi ha detto che dovevo vestirmi, perché ero stato convocato. Avevo ancora un bicchiere in mano”.

Rio non giocò dall’inizio, entrò al minuto 87, ma per tutta la gara ha incrociato le dita affinché l’allenatore non si affidasse a lui. “Ero in panchina a pensare: ‘Per favore non farmi entrare, tre grappe e Coca-Cola non posso giocare’. E poi sono entrato”. Nel West Ham c’era una cultura del bere, bevevamo sempre dopo le partite”.

Non è assolutamente una novità, nel recente passato l’ex difensore dello United ha confessato di aver bevuto fino a dieci pinte di birre e di aver esagerato anche con la vodka. Per colpa dell’alcol, ha ammesso di avere avuto dei vuoti di memoria, come se avesse rimosso alcune momenti della sua carriera.

Quando Cicinho vide Gesù

C’è chi ha fatto decisamente di peggio del roccioso difensore dei Red Devils. Tipo Cicinho, che abbiamo avuto il piacere di ammirare con le maglie di Roma e Real Madrid. Ha iniziato a bere a 13 anni, beveva fino a dieci birre al giorno. “Tutto è iniziato con il primo drink e non mi sono più fermato fino ai 30 anni”. Una vita fatta di eccessi: tra fumo, alcol e alta velocità. “Fumavo solo quando bevevo, ma poiché bevevo sempre…”. Insomma, Cicinho si è spinto oltre ogni limite, è stata la moglie a salvargli la vita quando ormai sembrava tutto fuori controllo.

A Roma beveva anche per noia perché sapeva che la domenica non avrebbe giocato. E allora giù con la prossima birra. Ha rischiato di morire, lo ha ammesso pubblicamente qualche anno fa. Ma l’episodio che più di tutti ha segnato la sua vita ha dal mistico e del paranormale. “Sono un tipo che può andare oltre due o tre bicchieri. Una volta dopo aver bevuto 18 caipirinha e 14 bicchieri di birra ho incontrato Gesù

C’era persino chi beveva per superstizione. Rituali portafortuna che poi si ripetevano prima di ogni partita. E’ la storia di Robert William Savage, centrocampista gallese che ha giocato in Premier League. “Bevevo un bicchiere prima della partita, poi mezza bottiglia, poi una bottiglia intera“. Tradotto: non bevo perché mi piace, ma bevo perché serve. Sarà pure questo il succo del discorso, ma noi nutriamo profondi dubbi sulla tesi di Savage.

Impossibile dimenticare Adriano, l’imperatore nerazzurro che un paio d’anni fa ha ammesso di aver avuto seri problemi con l’alcol, al punto da arrivare ubriaco agli allenamenti dell’Inter. “La morte di mio padre mi ha distrutto, ero sempre ubriaco e l’Inter mi copriva. Mi sono isolato, in Italia mi vedevo solo, triste e depresso e quindi ho cominciato a bere. Lo staff mi portava a dormire in infermeria. L’Inter mi copriva e diceva che ero infortunato”.

Non l’ha mai negato neppure Radja Nainggolan. Beccato spesso a fare serata e a fumare durante la sua permanenza nella capitale. “Serate, discoteche, alcol? Se voglio, posso rinunciare a tutto, ma non sarei me stesso. Ogni tanto vado a bere qualcosa con gli amici”. Riconoscere le proprie debolezze è già un buon punto. Lo ha fatto pure Roy Keane, storico capitano dello United, per lui bere era un hobby. Lo è stato per anni anche per Tony Adams, leader e simbolo dell’Arsenal che ha scritto una biografia dal titolo: “La mia vita con l’alcol”.

Un vizio che ha travolto i più grandi interpreti di questo sport. Bere era un tormento pure per gente come Maradona, Gascoigne e Best. Tanti lo hanno ammesso e si sono fatti aiutare, altri hanno scelto la via del silenzio. Di fronte alla proprie fragilità si è tutti meno coraggiosi.

Mario Lorenzo Passiatore

NON PERDERTI GLI ARTICOLI DELLA SETTIMANA

0 comments on “Rio Ferdinand e l’alcol. Ma non solo: Cicinho vide Gesù dopo 18 CaipirinhaAdd yours →

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *