Quella volta che Cruijff fu rapito per saltare il mondiale

Vi siete mai chiesti il perché Johann Cruijff non partecipò ai Mondiali del 1978 in Argentina? Siamo convinti che quell’Olanda, con “il Profeta” in campo, avrebbe avuto maggiore possibilità di vincere il mondiale. Dopo 30 anni svelato il mistero

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E’ stato per trent’anni uno dei grandi misteri della storia del calcio: perché Johan Cruijff decise di non partecipare ai mondiali del 1978 in Argentina?
Eppure in quegli anni l’Olanda, allenata dal mitico Ernst Happel, era davvero una grande squadra composta da Neeskens, Rep, Rensenbrink, Haan, Jansen, Krol, Suurbier, giusto per citarne alcuni. L’idea generale è che aggiungendo a quella rosa, il più forte calciatore europeo di tutti i tempi e il terzo del mondo dopo Pelè e Maradona, l’Olanda avrebbe molto probabilmente vinto il mondiale. Infatti, com’è noto, l’Olanda giunse in finale ma venne sconfitta, 3-1 ai supplementari, dai padroni di casa. Proprio come aveva perduto con Cruijff, quattro anni prima, ai mondiali del ’74 in Germania Occidentale, anche allora contro i padroni di casa.

Nel 1978 l’assenza di Cruijff venne attribuita a varie cause come ad esempio i contrasti con la Federcalcio olandese sugli sponsor della nazionale. Su questo Johan non si era mai pronunciato pubblicamente, o almeno fino al 2008, trent’anni dopo i fatti, quando ha dato finalmente la sua versione in un’ intervista a una radio catalana: «Non andai in Olanda perché qualche mese prima subii un tentativo di rapimento che cambiò per sempre la mia visione della vita, e del ruolo che in essa ha il calcio».

Una dichiarazione shock

L’episodio risale alla fine del 1977, quando Cruijff giocava e viveva a Barcellona. Era in quel momento uno dei campioni più popolari del mondo, tre volte eletto miglior giocatore europeo, tre volte vincitore della Coppa dei Campioni con la maglia dell’ Ajax, inclusa la storica finale del 1972 contro l’Inter, un 2-0 in cui lui segnò entrambi i gol, ricordato come il momento in cui la filosofia del «calcio totale» si impose sul catenaccio e contropiede italiano.

Una sera, dopo il trasferimento in Spagna nel 1973, dei rapinatori armati entrarono nella villa di Cruijff. Legarono lui e i suoi familiari, e pretesero un riscatto. «Forse non sapete che io ebbi problemi verso la fine della mia carriera qui. Qualcuno mi puntò un fucile alla testa, legò me e mia moglie, davanti ai nostri tre bambini, nella nostra casa di Barcellona», ha detto il giocatore a Catalunya Radio.

Eroicamente Cruijff riuscì a liberarsi, il rapimento quindi fallì, ma da quel giorno la sua vita non fu più la stessa. «I miei figli andavano a scuola accompagnati dalla polizia. I poliziotti dormirono nella nostra casa per tre o quattro mesi. Io andavo alle partite con le guardie del corpo. Queste cose cambiano il tuo punto di vista su molte cose. Ci sono momenti in cui altri valori prendono il sopravvento. Volevamo mettere fine a quella situazione, fare una vita diversa. Pensai fosse venuto il momento di lasciare il calcio e per questo decisi di non giocare ai mondiali in Argentina».

La decisione di lasciare il calcio era davvero vicina, poi Cruijff si limitò a lasciare il Barcellona e la Spagna, andando a giocare negli Stati Uniti per tre anni, lontano dai problemi. Prima nei Los Angeles Atzec, poi nei Washington Diplomats, e infine nel 1981 in Olanda, dove giocò altre tre stagioni, nell’Ajax e nel Fejenoord, prima di ritirarsi.

Nel calcio è ritornato come allenatore dell’Ajax e del Barcellona, lasciando di fatto, un’impronta indelebile nella storia del football, vincendo la Coppa dei Campioni nel 1992 con il Barcellona. Guardando il palmares di Johan Cruijff, gli è mancato un solo trofeo: il Mondiale. E forse avrebbe conquistato anche quello, se non ci fosse stato quel tentativo di sequestro. Non ce ne vogliate, avrebbe meritato di vincerlo.

Il suo portavoce, Joan Patsi, al “The Guardian”, confermò che il rapimento fu pensato allo scopo di far saltare a Johan Cruijff quei mondiali, svelando però anche un piccolo retroscena: «Johan non si sentiva al massimo della forma, mentre devi essere al 100 per cento per giocare ai mondiali». Il mistero a distanza di 30 anni fu comunque risolto.

Simone Ruggieri

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