Quel “maledetto” Valencia di Cuper: in Serie A tanti flop!

Il Valencia di Cuper riuscì ad arrivare per ben due volte in finale di Champions League senza vincere.

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A cavallo tra la fine degli novanta e l’inizio del 2000, il Valencia di Hector Cuper era sicuramente una delle squadre più insidiose da trovare lungo il cammino europeo. Per ben due volte consecutive la formazione iberica si trovò di fronte alla possibilità di vincere la Champions League. Due volta finalista e due volta sconfitta dal Real Madrid nella stagione 1999-2000 e dal Bayern Monaco, ai rigori, nell’anno successivo. Una vera maledizione per una squadra che in quegli anni mostrò al calcio europeo tanti talenti. Il problema è che fuori dal Mestalla molti di loro si rivelarono flop pazzeschi.

Il mistero Mendieta

Il giocatore più importante di quel Valencia è stato senza dubbio Gaizka Mendieta, centrocampista dalle spiccate doti offensive, autore di due stagioni memorabili con Cuper in panchina. Dopo la seconda finale persa, le Big europee iniziarono a sfidarsi a suon di miliardi per il giocatore basco. Fu la Lazio dell’allora presidente Cragnotti a spuntarla per una cifra vicina ai 90 miliardi delle vecchie lire. Il regalo per lo Scudetto vinto l’anno prima si trasformò ben presto in un vero e proprio incubo. Il giocatore spagnolo non riuscì ad inserirsi negli schemi tattici di Eriksson prima e Zoff poi, andando via l’estate successiva dopo zero gol all’attivo. Non è mai ritornato ai livelli di quando vestiva la maglia del Valencia.

La parabola discendente di Farinos

Francisco Farinos è stato il cervello del centrocampo di quel Valencia. Dopo la prima finale persa contro il Real Madrid, lo spagnolo decise di accettare l’offerta dell’Inter e cambiò casacca nell’estate del 2000. L’Inter sborsò 36 miliardi di lire per rinforzare il centrocampo con Farinos, ma in tre stagioni in maglia nerazzurra non ha mai trovato il feeling giusto. Neanche quando l’anno successivo, nel 2001, l’Inter decise di puntare sull’ex mentore Cuper.

Claudio Lopez, poche luci e tante ombre

Sergio Cragnotti nel 2000, oltre a spendere 90 miliardi per Mendieta, decise di puntare anche sull’attaccante argentino Claudio Lopez, pagando al Valencia 36 miliardi di lire. Un colpo importante per rinforzare l’attacco. In quattro anni, 144 presenze e 40 gol, pochi per un giocatore che arrivò a Roma con ben altre attese. Eppure l’iniziò fu importante con la doppietta in Supercoppa Italiana contro l’Inter decisiva per la vittoria del trofeo. Alcuni problemi fisici hanno sicuramente influito nell’esplosione del “Piojo”.

Hector Cuper, l’Hombre Vertical

Dopo le due stagioni a Valencia, Cuper decise di accettare l’offerta di Massimo Moratti ed approdò all’Inter. Il tecnico argentino, soprannominato l’Hombre Vertical, arrivò ad un passo dalla vittoria Scudetto prima del “suicidio sportivo” del 5 maggio. L’Inter ad un passo dal trionfo uscì sconfitta dalla trasferta di Roma contro una Lazio priva di ogni stimolo, la vittoria della Juventus a Udine decise il campionato a favore dei bianconeri. Nei pensieri dei tifosi interisti c’è anche un altro incubo legato al rapporto Cuper-Ronaldo con il brasiliano che decise di lasciare i nerazzurri a causa dei rapporti tesi con il tecnico. Cuper lasciò l’Inter e non riuscì a trovare più la strada maestra percorsa a Valencia.

Kily Gonzalez senza gol nell’Inter

Nel Valencia di Cuper ci furono grandi riconoscimenti anche per l’esterno argentino Kily Gonzalez che nel 2003 decise di trasferirsi a Milano, sponda Inter, per tentare di fare il salto di qualità. Che puntualmente non arrivò. Nei tre anni nerazzurri nessun gol all’attivo per l’argentino che non riuscì a sbloccarsi da nessun punto di vista. Un acquisto non positivo nonostante le doti tecniche e caratteriali dell’attuale allenatore del Rosario Central. Per lui la soddisfazione di aver vinto due Coppe Italia ed una Supercoppa Italiana con l’Inter nell’era Mancini.

C.R.

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