Quando Maradona arrivò in Italia: Napoli in tilt e un sosia per le vie di Capri

Una città paralizzata dal mormorio incessante dei giornalisti italiani che si erano riversati a Barcellona per seguire l’evolversi della vicenda Maradona. Arrivarono due Diego in Italia, il sosia e quello vero. Fu un piano per dividere la folla

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E’ tra le storie più entusiasmanti degli ultimi 40 anni, perché ha coinvolto non solo i tifosi partenopei, ma l’intero tessuto sociale di una città. Tutti, nessuno escluso. Diego a Napoli ha rappresentato il riscatto del Mezzogiorno pallonaro. L’uomo che avrebbe dovuto sovvertire il dominio delle grandi squadre del nord. E forse, anche per questo, ha ribaltato l’Italia, rovesciandone per un momento il calcio delle imprese, delle aziende e del capitalismo. Insomma, di chi faceva business da anni con metodo e raziocinio, portando a casa notevoli risultati sportivi.

Napoli cercava riscatto politico e sociale, sospinta da un fiume di passione. Quella passione dilagante diventò persino incontrollabile (quasi pericolosa), quando la voce di Maradona a Napoli divenne realtà. Al suo arrivò in città il giorno prima, i tifosi intasarono l’autostrada. L’autista optò per le vie secondarie, pur di lasciare la zona dell’aeroporto. Napoli era in tilt, si studiò un vero e proprio piano per calamitare l’attenzione dei paparazzi e di migliaia di tifosi che si erano riversati per le strade. Venne ingaggiato un sosia di Diego che si aggirava a Capri. Serviva un’esca per placare la folla, mentre Maradona e Jorge Cyterszpiler, suo amico e procuratore, erano a bordo di una motolancia nei pressi dell’isola. Era impossibile tenere a bada tutto quel rumore. Lo racconta con minuzia di particolari Jimmy Burns, autore di una biografia su Maradona che ha fatto parecchio parlare di sé.

Il giorno dopo, il 5 luglio del 1984 arrivò a bordo di un elicottero al San Paolo. Intorno a mezzogiorno, atteso da 70 mila tifosi. Da lì la famosa scena del tunnel, mentre sale le scale. Uno dei frame più belli: un popolo che abbraccia il suo re. Diego è stato venerato come una divinità, da una città che era già abituata a vivere il calcio con enorme empatia. Da quel giorno, ancora di più, hanno estremizzato un sentimento: amore totale e incondizionato per quella figura mistica.

Prima che Diego restituisse tutto sul campo, Napoli lo aveva già celebrato e ringraziato. A modo suo. Accettandone le debolezze, i colpi di testa e tutto quello che ruotava intorno al suo mondo. Che era suo ma anche di tutti, finendo pure in situazioni poco limpide e poco sportive. Napoli amerà per sempre il genio, il personaggio che ha fatto sognare donne, bambini e uomini di tutti le età. Quella folla che il 5 luglio del 1984, sperava di vederlo solo per un attimo per poter raccontare a casa l’arrivo del re. “Mamma, papà, ho visto Maradona. L’ho visto davvero”.

Mario Lorenzo Passiatore

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