Quando Baggio disse: “Dribblo il mio preparatore e vedo il deserto”. La “denuncia” di Mazzone…

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Prima dell’arrivo a Brescia l’ex Divin Codino non attraversava un grande momento. Il motivo? Secondo Mazzone la colpa era di qualche allenatore…

C’è un momento nella vita di un calciatore in cui incontri un determinato allenatore per spiccare il volo o per risorgere. E’ successo anche a chi nella propria carriera ha illuminato i campi di calcio della Serie A, con tanto di Pallone d’Oro come contorno ad una fantastica carriera. Stiamo parlando ovviamente di Roberto Baggio, il giocatore italiano più amato in Italia e nel Mondo. Un calciatore che nonostante la grande sfortuna dal punto di vista fisico, ha saputo combattere e superare ogni ostacolo grazie ad una classe straordinaria. Ma c’è stato un particolare momento in cui Baggio ha dovuto trovare un allenatore per risorgere e mostrare ancora una volta la propria classe. E il Dio del calcio ha voluto che quell’allenatore fosse Carlo Mazzone, forse l’allenatore più amato dai tifosi italiani.

Quella telefonata tra Baggio e Mazzone…

C’è un aneddoto particolare che viene raccontato dal tecnico romano. Siamo nell’estate del 2000, Roberto Baggio ha appena lasciato l’Inter visti gli screzi con Marcello Lippi, un allenatore mai troppo vicino al Divin Codino. Non prima però di aver regalato ai nerazzurri la qualificazione ai preliminari di Champions League con una doppietta sontuosa al Parma. Due perle alla Roberto Baggio che però non fanno breccia nei cuori del tecnico nerazzurro. Baggio si ritrova svincolato senza squadra, si parla di contatti con la Reggina ma il numero 10 non è molto convinto di questa opzione. Ed è qui che arriva la telefonata di Mazzone, allora tecnico del Brescia.

“Un giorno apro il giornale e leggo che la Reggina sta trattando Baggio. Telefono a Cesare Medori, un amico di Roberto, e gli chiedo: ‘Ti chiedo un piacere, chiamalo e fammi parlare con lui’. Baggio mi disse che era vero ma che non era convinto perché non voleva allontanarsi dalla famiglia. Colsi al volo l’opportunità  e gli chiesi: ‘Ti piacerebbe giocare a Brescia? Roberto rispose: ‘Magari’. Saltai nella macchina e andai nell’ufficio del presidente Corioni”.

In quel periodo Baggio si trova in un momento delicato della propria carriera. Ha 33 anni e ha ancora voglia di giocare a calcio. Ma qualcosa non va, o meglio, non ci sono grandi offerte. Il motivo? Lo rivela Mazzone.

Roberto si stava allenando a Caldogno, con il suo preparatore personale. Mi raccontò “Dribblo il mio preparatore e davanti ho il deserto”. Questa è la storia dell’emarginazione di Roberto Baggio. Perché fu emarginato? Dicevano che era rotto. Un paio di allenatori importanti gli avevano fatto terra bruciata. Cattiverie… Da anni Roberto aveva un ginocchio che lo faceva tribolare, ma si curava. Si presentava agli allenamenti un’ora prima per fare fisioterapia e potenziamento ed era l’ultimo ad abbandonare il campo. E poi le partitelle con lui diventavano poesia“.

La scintilla scoppiò in quell’istante perché Baggio decise di accettare l’offerta di Mazzone e di approdare a Brescia. A 33 anni Baggio inizia una nuova avventura che lo porterà a dipingere calcio per altri quattro anni in cui segnerà 46 gol in 101 partite, mostrando un lato umano fuori dal normale. Come sottolineato dallo stesso Mazzone.

Sono stato un allenatore fortunato: vivere il tramonto della mia professione con lui è stata una magnifica esperienza. È stato difficile gestirlo? Gestire Robi è stata una passeggiata. Era silenzioso, educato, rispettoso, umile. Non ha mai fatto pesare la sua grandezza. Era un amico che mi faceva vincere la domenica. Baggio è stato uno dei più grandi calciatori italiani di sempre. Ma è stato più grande come uomo. Sì, lo posso dire: l’uomo supera il giocatore“.

Un complimento che Mazzone, sul proprio profilo Instagram, ha voluto dedicare ad uno dei due giocatori più amati (l’altro è Totti). Che dimostra la grande umanità di Roberto Baggio che arrivato a Brescia si è messo a disposizione con tanta umiltà e voglia di lavorare. Non ha mai fatto pesare il fatto di essere Baggio, ha trascinato il Brescia alla salvezza per quattro anni consecutivi, ha fatto di tutto per essere convocato ai Mondiali del 2002 ma l’allora c.t. Trapattoni preferì lasciare a casa il Divin Codino puntando su altri giocatori (scelta scellerata). Baggio a Brescia ha chiuso la sua carriera a 37 anni, devastato dai tanti problemi ad entrambe le ginocchia che lo hanno tormentato nel corso degli anni.

Ma la grandezza di Baggio ha superato anche gli enormi problemi fisici. Lui era Roberto Baggio ed era speciale. In campo e fuori.

C.R.

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