Prestanti: “Paolo Rossi e il Vicenza. Come l’Olanda di Cruijff non andavamo in ritiro (Esclusiva)”

Il ricordo commosso di un ex compagno di Rossi ai tempi del Vicenza. “Ha mantenuto grande riservatezza sulla malattia. Una settimana fa ci ha lasciato il nostro portiere Galli, adesso Paolo. Una coltellata dietro l’altra”

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A pochi giorni dalla dolorosa scomparsa del campione che ha fatto sognare l’Italia nel 1982, Calcio Totale ha incontrato Valeriano Prestanti, suo compagno di squadra del Vicenza dei sogni allenato da Gian Battista Fabbri. Con lui abbiamo ripercorso la sua carriera, e tracciato un ricordo di Pablito, con il quale ha vissuto gli anni più belli. Si erano incontrati quest’estate in Versilia, l’ultimo messaggio diverse settimane fa, dopo un collegamento da casa con la Domenica Sportiva. “Non avrei mai immaginato così tanto dolore”.

Quali sono stati i suoi inizi nel mondo del calcio?

“Vengo da un paese di 1000 abitanti. Una volta mio padre mi regalò un pallone, così cominciai a giocare con i più grandi. Dopo un provino sono entrato nella Fiorentina all’età di 15 anni, negli Allievi, giocando con quelli più grandi di me. Mi ricordo che vincemmo il campionato, poi l’anno dopo entrai a stagione in corso nella primavera. Dopo alcune esperienze ad Arezzo conobbi Ciccio Graziani, con il quale strinsi amicizia nel periodo in cui feci il militare. Destino ha voluto che abbia esordito in Serie A proprio contro il suo Torino”.

A Vicenza ha probabilmente vissuto gli anni più belli della sua carriera. Può raccontarci la sua esperienza passo dopo passo?

“Dopo un primo anno in B burrascoso, sono arrivati tanti giocatori giovani: tra questi sicuramente Carrera, con cui ho formato un’ottima coppia difensiva, e soprattutto Rossi. In poco tempo è cambiato tutto: siamo passati dalla B alla A, e a sorpresa abbiamo concluso al secondo posto nel 1978. Nessuno se lo aspettava: molti di noi venivano dalla B, e c’erano tante incognite: eravamo tutti sconosciuti. Rossi veniva dalla Juventus, ma era ancora molto giovane. Per due anni è stato capocannoniere in due categorie differenti, ha fatto la differenza. In quel periodo ho appreso tantissimo da ciascuno, è stata un’esperienza memorabile. Eravamo molto affiatati in allenamento, difatti non siamo mai andati in ritiro, esattamente come l’Olanda di Cruijff. Tutti erano sorpresi da questa cosa. Era la nostra filosofia con mister Fabbri. L’anno successivo il miracolo non si è ripetuto, è andato tutto storto e siamo retrocessi in serie B.

Tra l’altro contro l’Atalanta, che molti considerano il Vicenza di questi anni.

“Esattamente, con la differenza che l’Atalanta ha aperto un ciclo importante, noi invece siamo durati un anno, ma è stato un anno memorabile: speravamo non finisse mai”.

Come è proseguita la sua carriera a Pescara?

“Quella a Pescara è stata un’esperienza nata male, capitata nell’anno del Calcioscommesse. Siamo retrocessi in Serie B, ma sono rimasto per altre stagioni. Calcisticamente non ho raccolto grossi risultati, anche se conservo la città nel cuore. Successivamente sono arrivato in Puglia, prima a Lecce, poi a Monopoli e Fasano. Ero consapevole che il pezzo più bello della carriera era ormai passato. Ho comunque concluso la carriera vincendo un interregionale con il Fasano, poi ho deciso di appendere gli scarpini al chiodo”.

Con quali allenatori c’è stato il miglior rapporto?

“Sicuramente con Cervato, che ho avuto nel settore giovanile. Da giocatore vinse lo scudetto con la Fiorentina, era un difensore molto forte che mi ha insegnato il mestiere. Gli devo tutto, con lui ho vinto il Torneo di Viareggio. Sul piano umano mister Fabbri è stato un secondo padre: ha creato un gruppo straordinario e mi ha permesso di completarmi come calciatore. A loro due devo tutto”.

In questi giorni il mondo del calcio piange Paolo Rossi. Vuole lasciarci un suo ricordo?

“Una settimana fa è morto il nostro portiere Galli, adesso Paolo. Sono state due coltellate, una dietro l’altra. Eravamo tutti molto uniti in quella squadra, come una famiglia: abbiamo mantenuto fino ad oggi i rapporti. Io e Paolo ci siamo visti la scorsa estate in Versilia, assieme al nostro compagno Paolo Rosi. Sapevo che non stesse bene, ma ha mantenuto grande riservatezza sulla sua malattia. L’avevo visto in collegamento dalla Domenica Sportiva da casa, e avevo compreso dalla sua faccia che non stesse bene. Per riservatezza decisi di non chiamarlo. Gli ho mandato un messaggio qualche tempo fa, mi ha risposto che stava benino, e mi ha salutato con un abbraccio. Non avrei mai immaginato tutto questo dolore”.

Lorenzo Di Lauro

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