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Nella seconda parte dell’intervista a David Endt, abbiamo parlato della formazione all’interno della Scuola Ajax. A tal proposito, l’ex team manager ha parlato delle difficoltà di De Ligt e de Beek ad imporsi nei rispettivi campionati.

La seconda parte dell’intervista a David Endt riguarda soprattutto la famosa Scuola Ajax che ha lanciato tanti giovani talenti. Endt ha visto da vicino l’evolversi del settore giovanile e della prima squadra durante gli anni in cui ha lavorato a stretto contatto con diversi allenatori. A proposito di giovani talenti, abbiamo cercato di capire il perché delle difficoltà di De Ligt e soprattutto van de Beek ad imporsi in un campionato diverso da quello olandese. Ecco le parole di Endt in esclusiva per Calcio Totale.

Da anni si sente parlare della Scuola Ajax come scuola di vita. Cosa c’è di vero in queste parole?

Difficile dire se è una scuola di vita, di certo i valori base sono sempre quelli del Calcio Totale. Nell’Ajax, dal settore giovanile fino alla prima squadra, si gioca allo stesso modo, lo stesso modulo e lo stesso spirito di gioco. All’interno della scuola Ajax ci sono quattro caratteristiche fondamentali.

Quali sarebbero?

Tecnica, intelligenza, personalità e velocità di pensiero. Sono quattro caratteristiche fondamentali del giocatore che deve intraprendere il percorso all’interno dell’Ajax. Per anni gli osservatori dei Lancieri hanno preso in considerazione solo giocatori dotati di buona tecnica, non importava dal punto di vista fisico. E poi c’è l’aspetto mentale che viene influenzato dalla città stessa, ovvero Amsterdam.

In che senso?

Il ragazzo di Amsterdam non ha paura di niente, sempre a testa alta, anche un po’ arrogante e superficiale. Nel settore giovanile dell’Ajax non insegnano solamente a colpire la palla, a muoverti in campo, ti insegnano anche ad entrare in campo a testa alta, non aver paura di niente. Devi mostrare il coraggio quando indossi la maglia dei Lancieri.

Gli ultimi grandi talenti sono stati De Ligt, van de Beek e De Jong. Il difensore della Juventus ha mostrato in parte il proprio potenziale, come mai?

De Ligt è stato per quasi dieci anni all’interno dell’Ajax, ha fatto tutto il settore giovanile, è stato formato secondo i principi di gioco dell’Ajax. E’ arrivato in Italia che è un campionato difficile e completamente diverso. Non è facile ambientarsi subito, però è un grande talento sicuramente.

Chi sta facendo peggio di tutti van de Beek, se lo aspettava?

Anche Donny ha iniziato a giocare per l’Ajax da giovanissimo. Per lui è ancora più complesso perché è andato in Premier, un campionato dove l’intensità di gioco è praticamente il doppio rispetto al campionato olandese. In Olanda si gioca tanto in spazi stretti, conta molto la tecnica di base, in Premier gli spazi sono aperti, si corre il doppio, de Beek si trova in un campionato più ruvido, selvaggio. Diverso il discorso per De Jong, lui non è stato tanti anni nel settore giovanile dell’Ajax e poi la Spagna come campionato è più lento rispetto alla Premier.

L’Ajax che con Ten Hag ha ritrovato lo spessore internazionale di un tempo…

Sta facendo un grande lavoro, i risultati parlano chiaro, soprattutto con la semifinale di Champions League di due anni fa. Però se devo parlare a livello di bellezza di gioco, credo che con Peter Bosz si sia visto un gioco migliore. Peccato per la finale di Europa League persa contro il Manchester United.

Parliamo della Nazionale. L’Olanda non convince pienamente, è d’accordo?

Io credo che la Nazionale olandese a livello di qualità della rosa sia tra le prime cinque. Non vedo una Nazionale che abbia in difesa elementi come De Vrij, Van Dijk e De Ligt il resto dei reparti è completo. Peccato perché avrei voluto vedere Koeman terminare il proprio lavoro alla guida della Nazionale. Perché per me stava impostando bene la squadra.

Dubbi su De Boer?

Non posso dire nulla di male su Frank, ho lavorato a stretto contatto con lui ai tempi dell’Ajax, ha vinto quattro campionati consecutivamente. Cambiò completamente la situazione dell’Ajax che non viveva un buon momento. Però non vedo una Nazionale unita, i giocatori pensano singolarmente e non come collettivo. Spero però che possa raggiungere ottimi traguardi.

Dalle vittorie in Olanda ai disastri internazionali, la carriera di De Boer non è decollata…

Per me lui ha sbagliato a scegliere l’Inter, non doveva farlo in quel momento storico in cui nella società nerazzurra c’era tanta confusione. Ed infatti non è andata bene. De Boer è bravo ma ha le sue idee e difficilmente riesce ad integrarsi all’estero dove ci sono usi e costumi diversi.

C.R.

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