Perrotta: “Se all’estero dico Roma mi rispondono ‘Totti’. Neanche il Papa”

L’ex centrocampista della Roma ha parlato della sua carriera e dell’esperienza al fianco di Totti e De Rossi al canale youtube del club giallorosso. “Francesco mi ha fatto capire subito cosa volesse dire giocare con quella maglia. Non l’ho mai sentita di mia proprietà, io ero un custode”

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Nove anni nella capitale e una finale mondiale da titolare condita dal trionfo nella notte di Berlino nel 2006. Ma prima di arrivare sin lì ne ha fatta di strada Simone Perrotta, che ha dovuto guadagnarsi a suon di prestazioni la fiducia di Luciano Spalletti. L’allenatore che più di tutti lo ha messo in condizione di esprimersi al meglio, in un ruolo non propriamente suo.

L’incursore dietro l’attaccante centrale, l’uomo che partiva da dietro e si buttava nello spazio, pronto a sfruttare ogni singolo spiraglio per far male agli avversari. Una sorta di centrocampista offensivo, di trequartista, senza averne le qualità del rifinitore ma con un tempismo e un ritmo impressionante nel farsi trovare pronto in area di rigore. Proprio per questo, sarà sempre grato all’intuizione di Spalletti che l’ha trasformato in un incredibile uomo squadra e tuttocampista moderno.

“Senza la Roma e il conseguente cambio modulo, sicuramente non avrei vissuto il Mondiale. Mi ha cambiato in meglio perché ha aumentato la responsabilità verso gli altri. È qualcosa che cresce con il tempo, la soddisfazione di regalare a un paese intero una gioia così. Rappresentare l’Italia all’estero per uno che è nato in Inghilterra è molto forte. A 14 anni ho scelto la cittadinanza italiana a quella inglese, non ho avuto nessun dubbio, mi sento italiano al 100%”.

La prima volta che Spalletti gli ha proposto di giocare dietro l’attaccante, Simone faticava a crederci, ha subito pensato al ruolo di Totti. “Gli ho chiesto:Scusa mister, ma Francesco dove giocherà? Mi ha spiegato che sarebbe diventato il nostro nuovo centravanti”.

Roma vuol dire soprattutto Francesco Totti, ma anche Daniele De Rossi. Perrotta l’ha capito sin dal primo giorno in cui ha messo piede a Trigoria, un’idea che si è rafforzata sempre più nel tempo quando ha smesso di giocare. Attualmente è un collaboratore dell’AIC (Associazione Italiana Calciatori).

“Quando vado all’estero e dico di vivere a Roma mi rispondono ‘Francesco Totti’, neanche il Papa. Daniele e Francesco sono due bravissime persone, hanno un’umiltà disarmante. Totti mi ha aiutato di più, mi ha fatto capire subito cosa volesse dire giocare con quella maglia. Non l’ho mai sentita di mia proprietà, ma io ero un custode. Sapevo che la maglia numero 20 l’avrei lasciata prima o poi, mi sentivo parte di qualcosa che andava al di là della mia persona, un senso di appartenenza. Poi ho conosciuto anche Daniele, sottolineo anche il loro spessore umano”.

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