Paolo Rossi e il Brasile: quando fu cacciato dal tassista in mezzo al traffico!

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L’incubo dei brasiliani che fece piangere un’intera Nazione fu cacciato dal tassista brasiliano. A distanza di sette anni da quel Mondiale fantastico.

Il 9 dicembre 2020 è stato un giorno di dolore per tutti gli amanti del calcio. Paolo Rossi, l’eroe Mondiale del 1982, moriva dopo una lunga battaglia con un brutto male. Un lutto importante per chi ha vissuto l’epopea del grande centravanti italiano che fece piangere molti avversari e soprattutto ci regalò la grande vittoria del Mondiale con Bearzot in panchina. La rassegna iridata in Spagna, nel 1982, non iniziò benissimo per gli azzurri guidati da Enzo Bearzot che pareggiarono le prime tre partite tra mille polemiche e timori per il ritorno anticipato a casa. Ed invece dall’Argentina in poi iniziò il cammino trionfale che portò alla finale contro la Germania vinta dagli azzurri per tre a uno.

Il Mondiale di Paolo Rossi inizia il 5 luglio del 1982, ovvero quando con una tripletta stese il Brasile facendo piangere un’intera Nazionale. Un Paolo Rossi scatenato che finalmente dimostra il suo valore dopo un inizio di Mondiali complicato con nessuna realizzazione. In tanti in Italia chiedevano la testa del centravanti ex Vicenza e Juventus che da quel preciso momento non si fermò più. Infatti in semifinale contro la Polonia siglò la doppietta che portò gli azzurri in finale. Anche contro la Germania, l’11 luglio del 1982, Rossi aprì le marcature seguito poi da Tardelli e Altobelli, inutile il gol tedesco di Breitner. L’Italia vinse il Mondiale con Paolo Rossi capocannoniere, un risultato storico per gli azzurri e per il centravanti azzurro che nello stesso anno vinse il Pallone d’Oro grazie alla sua grande prestazione al Mondiale.

Il rapporto con il Brasile e con i brasiliani cambiò radicalmente dal giorno della tripletta. A raccontarlo fu lo stesso Paolo Rossi che nel libro autobiografico “Ho fatto piangere il Brasile” ha raccontato alcuni episodi che dimostrano il rancore dei brasiliani nei confronti del nostro bomber.

L’ho scritto perché i miei tre gol al Brasile, in quel fantastico, indimenticabile tre a due, sono il fiore all’occhiello della mia vita di calciatore. Un ricordo che non si cancellerebbe neanche a distanza di un milione di anni. Il mondiale dell’Italia era iniziato male e fra mille polemiche, io stesso ero triste, non riuscivo a trovare né la forma né la porta avversaria. Poi è cambiato tutto. Nel 1989 sono tornato in Brasile per partecipare alla seconda edizione della Coppa Pelé, una specie di Mondiale per over 34 e ho capito quanto fossi ancora un incubo nella memoria della gente. Ero andato lì con la mentalità del turista e mi sono ritrovato a giocare in uno stadio di 35mila persone con tutti gli occhi puntati addosso: Paolo Rossi, charrasco do Brasil. Il boia del Brasile. Non potevo avvicinarmi alla linea laterale che mi pioveva addosso di tutto, bucce di banana, noccioline, perfino monete, tanto che, alla fine del primo tempo, ho deciso di non rientrare in campo e il clima sugli spalti si è subito placato. Un giorno un tassista, dopo avermi riconosciuto, s’è fermato, ha accostato e mi ha intimato di scendere. Ho dovuto discutere per un po’ prima di riuscire a fargli cambiare idea: mi ha riportato in hotel. Quei tre gol del Mondiale di Spagna, quelli che hanno fatto piangere un intero popolo, non erano ancora stati digeriti, forse non lo saranno mai.

In Brasile tutti ricordano ancora oggi le lacrime per quella sconfitta incredibile del Mondiale del 1982. Era un Brasile sicuramene forte che vinse le prime tre partite dei Mondiali battendo tra l’altro anche l’Argentina per tre a due prima di perdere contro l’Italia. Era il Brasile di Zico, Falcao, Socrates, Eder e tanti altri talenti guidati da Telé Santana.

C.R.

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