Panucci: “Ricordo le lacrime di mio padre. I consigli di Braida…”

Un inedito Christian Panucci a “La Repubblica” ha raccontato i suoi inizi da calciatore e quella volta che seguì i saggi consigli di Ariedo Braida. “Ho un figlio di 19 anni che vuole fare l’avvocato, io alla sua età ero al Milan e regalai la casa ai miei genitori”

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Ha imparato sin da piccolo a dare valore ai soldi. Da quando lavorava come benzinaio per 50 mila lire a settimana. Quel ragazzino negli anni è diventato il primo italiano ad aver indossato la maglia del Real Madrid. La camiseta blanca, il sogno di qualsiasi giocatore in erba. E’ storia e tale resterà per sempre, dopo di lui solo Fabio Cannavaro e Antonio Cassano. Christian Panucci è stato l’uomo delle prime volte, un giramondo che ha conquistato due Champions con due squadre diverse (Milan e Real). Una carriera impressionante, ha conosciuto il meglio del calcio italiano degli ultimi 30 anni. Da Capello a Sacchi, Lippi, Trapattoni, Ranieri e Spalletti.

Tutta gente di grande carisma, con alcuni si è anche scontrato in maniera veemente nel corso della sua carriera. Christian non è uno che te le manda a dire, ha sempre avuto la tempra e la personalità per affrontare momenti, situazioni e dinamiche di spogliatoio. L’ha fatto in Italia, in Francia, in Spagna e in Inghilterra. Testa ma anche tanto cuore, è quello che emerge dalla sua ultima intervista rilasciata a “La Repubblica”. Il Milan è stata più di una squadra, quasi una scuola di vita che ha contribuito a formare l’uomo e il calciatore.

“Sono ricco? Non ho sperperato. Ho seguito il motto che Ariedo Braida m’insegnò al Milan: arte e mattone. Nel tempo libero mi portava per mostre. Quanto ai soldi, mi consigliò di comprare case. Ho un figlio 19enne che vuol fare l’avvocato. Io alla sua età ero al Milan e regalai casa ai miei. Vivevano in affitto in 50 metri. Le lacrime di papà di fronte al notaio sono il ricordo più bello che ho”.

E’ sempre stato schietto e diretto, talvolta troppo frontale. Tra uomini di personalità basta poco per entrare in collisione, ma basta ancora meno per abbracciarsi e risolvere qualsiasi situazione. E lui non ha alcun tipo di rancore. “Con Arrigo Sacchi non ci prendevamo, ma il primo messaggio quando ho preso l’Albania è stato il suo. Con Luciano Spalletti ci sentiamo ancora. Sono grato a tutti, Marcello Lippi compreso”.

Ha avuto un rapporto incredibile con Fabio Capello, il tecnico in ogni avventura ha provato sempre a portarlo con se. Anche a fine a carriera, nel suo staff con la nazionale russa. Ed è stato proprio lui a convincerlo a intraprendere una nuova vita da allenatore.
Tra passato e futuro, l’ultima esperienza in panchina con la nazionale albanese, in attesa di una nuova opportunità per ritornare a dirigere, come piace a lui, gli allenamenti. E poi quella telefonata che è arrivata da Manchester: “Pep Guardiola mi ha invitato a seguire i suoi allenamenti, ma non voglio essere di troppo. Certo, lui è un maestro”.

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