Moriero: “Quella volta che a Mosca bevemmo la vodka nello spogliatoio. Ronaldo fu profetico”

L’ex giocatore nerazzurro in un evento targato Calcio Totale ha raccontato la partita del Fenomeno nel gelo di Mosca, quando trascinò letteralmente la squadra di Gigi Simoni alla finale di Parigi del 1998. Con un retroscena particolare che ha segnato la storia di quella partita. “C’erano meno quindici gradi, rientrammo nello spogliatoio perché non riuscivamo a riscaldarci”

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Faceva freddo, talmente freddo da impedire ai giocatori nerazzurri di completare il riscaldamento pre-gara. E in una semifinale di ritorno di Coppa Uefa ti giochi l’ultimo pass per andare in finale. Lo stato d’animo non era dei migliori, nonostante la vittoria dell’andata per 2 a 1 dei ragazzi di Gigi Simoni. La neve era stata spalata nel pomeriggio a bordocampo, il rettangolo di gioco era letteralmente bruciato e ricoperto da chiazze di fango.

Il colpo d’occhio era poco rassicurante, in più il termometro aveva il segno meno, più avanti scopriranno sulla loro pelle che non basterà neppure la doppia maglia termica per neutralizzare il gelo di Mosca. L’Inter in finale ci arriverà passando da quella partita, giocando su un campo al limite della praticabilità, dove era più facile pattinare che centrare i tacchetti nella zolla giusta.

A raccontare i dettagli di quella serata è stato Francesco Moriero, che in un nostro evento targato Calcio Totale con tema “Bullismo e Sport” a Manduria, ha parlato di una delle notti memorabili della sua Inter. E non solo per l’epilogo che poi si rivelò felice, quanto per il percorso impervio e carico di aneddoti. Ha definito quella squadra piena di personalità, con gente carismatica in grado di trainare tutto il gruppo. “Era una squadra di leader, il Cholo Simeone aveva già quella forza da comandante. Era uno che ti attaccava al muro, non l’ha mai fatto con nessuno perché non c’è stato mai bisogno”.

Moriero ricorda benissimo la temperatura di quella partita, a un certo punto furono costretti a prendere una decisione, che avrebbe potuto comprometterne la performance della gara. “A Mosca, c’erano meno quindici grandi con il campo pieno di fango. Entrammo a fare riscaldamento con doppie maglie, cappellini e paraorecchie, ma nulla. Non riuscimmo a riscaldarci, rientrammo preoccupati nello spogliatoio. Sorseggiammo un bicchiere di vodka. Una cosa impensabile, la gente non può immaginare una cosa del genere”.

Ma non fu l’unico colpo di scena della serata. A tirare su il morale del gruppo ci pensò il Fenomeno, allora poco più che ventenne, ma già leader vero dello spogliatoio.

Ronaldo capì le difficoltà e andò da Gigi Simoni: ‘Mister, stia tranquillo, oggi gliela faccio vincere io la partita. Dopo la gara le regalo anche la maglia’. Così fu, vincemmo e Simoni conservò quella maglia tutta sporca di fango. Credetemi, non era facile, i piedi erano gonfi e le scarpe non entravano più. Lui fece il fenomeno su un campo impraticabile, dimostrando di essere realmente il più forte di tutti”.

La Spartak passò subito in vantaggio, Ronaldo prima la riprese al 44’ e poi alla mezz’ora del secondo tempo portò a spasso mezza difesa trascinando l’Inter in finale. La notte di Parigi nel segno del tricolore, con i nerazzurri che alzarono la coppa al cielo contro la Lazio di Sven Goran Eriksson. Grazie alla vodka di Mosca (forse) e soprattutto all’energia devastante del Fenomeno.

Mario Lorenzo Passiatore

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