McKennie, cuore e anima della Juventus di Pirlo!

I bianconeri proseguono la loro stagione tra alti e qualche basso, ma la vera stella fino ad adesso è stata il centrocampista texano, entrato subito nel cuore della tifoseria. Nella sua crescità c’è di mezzo il football americano e la Germania.

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Al suo arrivo in estate i tifosi bianconeri non si sono certamente strappati i capelli: il giovane McKennie, texano di nascita ma di formazione tedesca, sembrava essere un acquisto di basso profilo, utile solo per dare un po’ di quantità al centrocampo. E invece Weston ha sorpreso tutti, conquistandosi rapidamente il ruolo di titolare e dando certezze al suo allenatore in una stagione di ricostruzione per il club bianconero, dopo gli addii di Higuain, Pjanic e Matuidi. Nonostante la giovane età, McKennie ha mostrato sicurezza da veterano e una capacità innaturale di leggere prima dove andrà a finire il pallone, oltre che di grande tempismo negli inserimenti.

Nella sua crescita fondamentale è stato il ruolo di Domenico Tedesco, che nella stagione 2017 2018 gli ha ritagliato a neanche vent’anni compiuti un posto da titolare. Il club concluse la stagione con un ottimo secondo posto alle spalle del Bayern e con una nuova rivelazione in mezzo al campo, forte nei contrasti e di grande intensità. Le successive due stagioni tuttavia non sono state estremamente semplici per il club di Gelsenkirchen, nonostante l’americano si sia confermato tra le poche note positive. L’approdo alla Juventus gli ha permesso di farsi conoscere anche nel nostro calcio, e per ora sul campo ha risposto perentoriamente a qualche mugugno per il suo arrivo. Del resto è sempre stato un predestinato, fin da bambino: nella sua prima partita a calcio ha messo a segno ben otto reti, suscitando l’attenzione degli osservatori. La sua vita da predestinato lo ha portato anche ad esordire con gol in nazionale, in un amichevole contro il Portogallo, ad appena 19 anni, conquistandosi subito la maglia da titolare e avendo già la possibilità di indossare la fascia di capitano. Oggi è considerato in patria il simbolo del calcio americano che vorrebbe presto giungere al livello di quello europeo. Il suo più grande dilemma da piccolo fu scegliere tra il football americano e quello europeo, che fino a poco prima non sapeva neanche si praticasse come sport. La scelta, che lo ha portato a trasferirsi a Kaiserlauten a sei anni, si può dire sia stata ben compiuta.

Nella sua breve carriera McKennie ha già ricoperto quasi tutti i ruoli possibili, giocando anche come terzino destro e in attacco. Pirlo ne ha apprezzato la generosità, e ora ne sta ampiamente raccogliendo i frutti, anche a livello di spogliatoio. Nella supercoppa italiana è stato tra i migliori in campo, mentre i suoi famosi inserimenti sono valsi gol pesanti, come quello splendido in sforbiciata al Camp Nou e quello da subentrato contro il Milan, che ha chiuso definitivamente la partita. Ogni anno al giro di boa è sempre tempo di bilanci, tra conferme e profonde delusioni: Winston è stato finora tra le sorprese più piacevoli del nostro campionato.

Lorenzo Di Lauro

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