Marino/ “Vi racconto Maradona. Bagni? Quante angurie a mezzanotte” (esclusiva)

Calcio Totale incontra Raimondo Marino, uno dei protagonisti del Napoli degli anni ’80, che racconta in esclusiva le tappe della sua carriera. Dall’esordio contro l’Inter di Altobelli, al suo rapporto con Maradona, fino alla Lazio di Fascetti

Raimondo Marino ha vissuto da vicino quelli che sono considerati gli anni più intensi e competitivi della Serie A. Il suo ruolo di difensore lo ha portato a misurarsi con alcuni tra i più grandi fuoriclasse di sempre nel nostro campionato: Van Basten, Rummenigge, Vialli, Platini, e anche contro quel Diego Armando Maradona con cui per anni ha condiviso lo spogliatoio a Napoli. Marino ha fondato la sua esperienza calcistica, sia come giocatore che come allenatore, nel rispetto dei valori e nel profondo rapporto con Dio, che lo hanno portato a non accettare mai compromessi e a farsi rispettare nell’ambiente calcistico come persona leale e vera.

Quali sono stati i suoi inizi nel mondo del calcio?

“All’età di 14 anni feci un provino per entrare nelle giovanili del Napoli, su cento ragazzi fui selezionato solo io. Per me fu un’emozione unica. Provengo da una famiglia molto umile, non lo credevo possibile. In Primavera sono cresciuto molto grazie a mister Corso, un allenatore serio che premiava il merito. Nel giro di due anni ho realizzato il mio sogno, esordendo in Serie A, contro l’Inter di Altobelli: non ho dormito tutta la notte. Era il 14 ottobre 1979. Due mesi dopo ho segnato il mio primo gol in Serie A, contro il Milan di Albertosi. Sognai il gol e la sua dinamica la notte prima, e andò proprio così”.

Come è stato il suo percorso nel Napoli e il suo rapporto con un fuoriclasse come Maradona?

“A Napoli ho avuto mister Marchesi, che è stato come un padre per me. Dopo di lui ho ritrovato per un anno mister Corso al Catanzaro, dove ero stato girato in prestito. Tornai a Napoli nell’estate 1984, ed era appena arrivato Diego. Con lui ho avuto un’amicizia bellissima: solitamente ci facevamo scherzi, i classici gavettoni. Poi il nostro rapporto si è deteriorato a causa di una scommessa. Una volta in allenamento stavamo quasi per arrivare alle mani, e Andrea Carnevale è intervenuto in mia difesa. Da quel momento non mi sono più trovato nell’ambiente, anche se conservo ricordi bellissimi: con Salvatore Bagni spesso ci mangiavamo le angurie a mezzanotte”.

Ha accettato il passaggio alla Lazio o c’è rammarico per non aver vinto lo scudetto nella stagione 1986 1987?

“Mi è stato quasi imposto di andare alla Lazio, ma non mi dispiacque: ormai i rapporti erano deteriorati. Il capitano Bruscolotti mi chiese di restare, ma le strade si separarono. Feci cinque presenze prima di andarmene, e non ricevetti neanche la medaglia dopo la vittoria dello scudetto”.

Alla Lazio scala rapidamente le gerarchie, fino ad ottenere la fascia di capitano. Qual è il suo ricordo più nitido?

“Il rapporto con mister Fascetti, un allenatore a cui devo moltissimo sul piano umano. Per due volte mi sono opposto al suo esonero: dopo che è stato allontanato la società non mi ha permesso di avere contatti con lui. Fui anche messo fuori rosa da Materazzi, e questo ha deteriorato i rapporti. Il mio rientro in campo ci ha permesso di salvarci, ma ormai le nostre strade erano separate. Mi spiace perché alla Lazio ero molto legato: in un Lazio Fiorentina rimasi gravemente infortunato dopo uno scontro con Glenn Hysen, e finii ricoverato in ospedale per tre anni. Io volevo rientrare in campo: “la Lazio ha bisogno di me”

Che ambiente ha trovato a Lecce dopo il suo addio alla Lazio?

“Ho avuto la fortuna di essere allenato da Mazzone e soprattutto da Boniek. Ero il suo pupillo e voleva assegnarmi la fascia di capitano. Con lui giocavo davanti alla difesa e fui votato miglior mediano della Serie A, poi ho avuto un infortunio che ha definitivamente rallentato la mia carriera. Ma per Boniek mi sono anche scontrato con il successivo allenatore Bigon e ho lasciato il Lecce dopo tre anni”.

Lei ha marcato tanti campioni: Van Basten, Platini, Rummenigge, Vialli, lo stesso Maradona. Chi l’ha messa più in difficoltà?

“Sono stati tutti grandi campioni che ho affrontato, ma un giocatore che mi ha stupito in positivo quando l’ho affrontato è stato Antonio Genzano, mezzala del Cesena. Era molto bravo nei tunnel, da me ha ricevuto parecchie lagnate. Un giocatore con cui ho avuto tanti duelli era Walter Novellino, che assumeva spesso atteggiamenti provocatori. Ma i miei allenatori sapevano di poter contare su di me come marcatore: non ero molto tecnico, ma intelligente tatticamente”.

Lei ha anche avuto tante esperienze da allenatore: quale messaggio ha cercato di trasmettere ai suoi giocatori o allievi?

“Bisogna essere onesti, non essere disposti a compromessi o a vendersi le partite. Sono i valori che ho impartito ai miei figli, nel segno di Dio, che è sempre con me: è il mio procuratore. Mi ricordo che quando allenavo il Taranto una volta Maurizio Caccavale diede un ceffone a un altro giocatore che stava giocando contro di me: aveva un carattere difficile, ma quando si schierava a favore di una giusta causa non ce n’era per nessuno”.

Lorenzo Di Lauro

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