La toccante lettera a Prandelli: quelle confidenze amare durante un caffè

Il racconto da brividi di un giornalista toscano che ha avuto il piacere di fare due chiacchiere con il mister, prima ancora di prendere in considerazione una scelta così drastica. Un caffè lungo e amaro, di circa un anno fa

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Il giornalista Marco Dell’Olio ha scritto una lettera toccante raccontando le emozioni di Cesare Prandelli dopo le dimissioni al club viola. I due si erano incontrati per un caffe praticamente un anno fa, il 15 gennaio 2020 a San Frediano. In quell’occasione Marco e Cesare si raccontarono con pochi filtri, trasferendosi timori, paure e nuovi progetti futuri. Il giornalista aveva già intuito (un anno prima) quali sarebbero state le sue scelte di lì a poco, aveva percepito uno stato d’animo diverso, decisamente cambiato rispetto a prima.

“Dentro di me capii che avevi smesso di allenare e che forse prima avevi uno scudo. Non ti tornavano più tante cose, non amavi più il rumore dei motori. Quella che per te un tempo era musica era diventata confusione. I salotti televisivi così innaturali e seriosi. La velocità ormai psicopatica dei giudizi, che cambiano da una settimana all’altra. Gli scontri con i giocatori, per gran parte viziati e supponenti. Che a quarant’anni puoi sopportare, a sessantaquattro magari meno. I social, la mancanza di umanità. Io capii che avevi smesso e che eri sereno così che non reggevi più”.

Il racconto del giornalista è davvero toccante e ripercorre tutti gli eventi che hanno segnato nel bene e nel male la vita di Mister Prandelli. Un’amicizia profonda fatta di confidenze e stima reciproca.

“Te che con un -19 rimanesti in piedi alla Fiorentina, per amore del tuo lavoro e di un intero popolo. Te che in quel minuto di raccoglimento dopo la morte di tua moglie, facesti piangere una intera città. Io ero lì, ad Orzinuovi in quel terribile giorno, quando ti piegasti sulle ginocchia e non riuscivi più ad alzarti. Insieme a mezza Firenze. Non si dimenticano le emozioni. La vita è fatta di queste cose, il calcio è anche tanto altro. Te che a quella Nazionale regalasti una finale di un Europeo ma anche una immagine finalmente bella e pulita”.

La lettera prosegue toccando le corde della commozione. I particolari di quell’incontro sono illustrati nella parte finale, che raccontano alla perfezione l’uomo Prandelli, prima ancora dell’allenatore, del professionista.

“Il caffè finì ‘sono altri i problemi vita Marco’, mi dicesti. Arrivò il Coronavirus dopo poche settimane. E nella tua provincia di Brescia perdesti tanti amici, tante persone di famiglia. Mi accompagnasti alla macchina. Passò un signore anziano, in bicicletta, ti disse: ‘Te sei Cesare, il nostro Cesare’. Ti fermasti, tornasti indietro, lo guardasti e lo ringraziasti. Lì capii che ci sarebbe stata soltanto un’eccezione. E così è andata. Perché hai sempre vissuto di sentimenti ed è il tuo bello. Ed è anche per questo che la gente ti ama. Chi se ne frega degli spogliatoi, delle chiacchiere, di un pallone che rotola. Una volta va bene, una volta va male. Fa parte del gioco. Avevo le lacrime agli occhi quel giorno. Mai ti avevo sentito così vicino, e mai avrei pensato che mi parlassi così delle cose tue. Avevi smesso con il calcio. Forse lo facesti per questo”.

Sono gli estratti della lettera del giornalista Marco Dell’Olio a mister Cesare Prandelli.

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