La verità di Baggio: “Non vedevo l’ora di smettere con il calcio. Sacchi mi fece un dispetto”

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Un’intervista profonda quella di Roberto Baggio che racconta la sua vita senza calcio e ricorda i dissapori con Arrigo Sacchi, storico “nemico” del Divin Codino.

Roberto Baggio non ha mai amato stare sotto i riflettori, non lo faceva da giocatore, nonostante la sua grandezza, non lo ha fatto una volta che si è ritirato dal calcio giocato. Raramente il Divin Codino rilascia interviste, dichiarazioni, non usa i social, ma quando decide di parlare spesso arrivano dei messaggi importanti. Baggio ha voluto rilasciare una bella intervista al settimanale Il Venerdì de La Repubblica, in cui ha toccato tanti temi, parlando della sua attuale vita fuori dal calcio. Una specie di liberazione per il numero 10 più amato d’Italia.

Lasciare il calcio mi ha ridato vita e ossigeno. Stavo soffocando, troppo dolore fisico. ​Faccio la cosa più bella, sono a contatto con la natura. Spacco la legna, uso il trattore e la sera sono così stanco che mi gira la testa. Totti non voleva smettere, io non vedevo l’ora. Ibrahimovic è della stessa pasta di Francesco“.

Tante le operazioni a quelle ginocchia che non hanno mai dato tregua al fuoriclasse azzurro che in carriera ha dovuto convivere con un dolore forte. Eppure Baggio è stato il campione più amato da parte dei tifosi italiani per le sue straordinarie doti calcistiche e umane. Un calciatore amatissimo dal pubblico che oggi sicuramente non vive bene il calcio senza spettatori.

Il calcio senza pubblico è tristissimo, mi fa piangere. Non guardo le partite, non mi divertono quasi mai. Mi mette disagio dare giudizi sugli altri, non vado in tv. Vedo colleghi che sentenziano da professori, ma me li ricordo incapaci di fare tre palleggi con le mani. Mi piace il calcio femminile. Il golf mi annoia, preferisco il basket e tifo per i Los Angeles Lakers“.

Una vena polemica quella di Baggio nei confronti dei tanti commentatori ex giocatori che ogni giorno credono di poter servire il “Vangelo” del calcio secondo i propri concetti. Spesso molti allenatori discutono con loro per alcune considerazioni di campo, storica la famosa lite a Sky tra l’ex allenatore della Juventus Allegri e Lele Adani. A proposito di allenatori, forse il vero grande “nemico” di Baggio sono stati proprio loro. In particolare Arrigo Sacchi.

Arrigo Sacchi non mi portò agli Europei del 1996 per dimostrare che gli schemi sono più importanti dei giocatori: non è arrivato ai quarti di finale… Non ce l’ho con gli allenatori, ma l’unico con cui mi sono trovato bene è Carletto Mazzone: un uomo libero e realizzato che non si metteva in competizione con i calciatori“.

Quel Carlo Mazzone che decise di puntare forte su Baggio dopo che il Divin Codino decise di terminare l’avventura a Bologna. Mazzone non ci pensò due volte e convinse l’allora presidente Corioni a puntare sul forte numero 10. Baggio dimostrò ancora una volta la sua grandezza contribuendo a salvare ogni anno Le Rondinelle. Grazie soprattutto al legame profondo con il tecnico romano. Chissà cosa combinerebbe oggi Baggio in questo calcio in cui c’è il Var, il Divin Codino ha le idee molto chiare.

In questo calcio sarei più competitivo perché gli attaccanti sono più protetti. Quelli che senza pallone si sentono appagati e felici sono dei falliti? Lasciare il calcio mi ha ridato vita e ossigeno. Il rimpianto? Ancora non mi perdono il rigore sbagliato nella finale del Mondiale di USA ’94 contro il Brasile. Non c’è religione che tenga, quel giorno avrei potuto uccidermi e non avrei sentito niente“.

Baggio dimostra ancora una volta di non aver digerito quel famoso rigore di Pasadena anche se nel cuore degli italiani la sua grandezza ha superato di gran lunga quell’errore dagli undici metri. Ma il fuoriclasse di Caldogno non dimentica neanche il suo addio dalla Fiorentina.

Sono riconoscente a Firenze perché quando ero rotto mi ha aspettato due anni, anzi tre. Non volevo lasciare la Fiorentina, ma i Pontello mi avevano già ceduto agli Agnelli e se non fossi andato alla Juve, Cecchi Gori non avrebbe potuto prendere il club viola“.

L’ultimo pensiero dell’ex Pallone d’Oro riguarda il suo amico Paolo Rossi prematuramente scomparso lo scorso dicembre. Un amico, un personaggio che Baggio ha visto spesso come un esempio.

La morte di Paolo Rossi è stata ingiusta, si era rifatto una vita anche lui e meritava di avere più tempo. Se da Maradona ti aspettavi una fine improvvisa, da lui no“.

C.R.

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