La storia di Gignac: alla conquista del Messico (e non solo)

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L’attaccante francese da anni ha lasciato il calcio europeo ed è approdato al Messico, sponda Tigres, dove si è ritagliato un insospettabile ruolo di protagonista. In quell’estate del 2015 arrivò a rifiutare offerte dal Psg e dalla Juventus.

Andrè Pierre Gignac è una delle tante ottime prime punte francesi nate negli anni ’80, come Benzema e Giroud. Per molti anni è stato un indiscusso protagonista in patria, vincendo il titolo cannonieri nel 2009, approdando in nazionale e conquistando diversi titoli con il Marsiglia. Nell’estate 2015, dopo una delle stagioni più prolifiche in carriera il suo contratto scade, e diventa uno degli uomini più richiesti sul calciomercato: Psg, Juventus, Arsenal, Milan e Liverpool sono solo alcune delle squadre che si informano su di lui.

IL TIGRES: UNA BIZZARRA SCELTA

Gignac ha trent’anni, è nel pieno della sua carriera ma compie una scelta che molti ritengono assurda: firma con il Tigres, squadra messicana il cui titolo in patria manca ormai da quarant’anni e con un discreto palmares, certamente non una scelta di prima fascia. In molti si sono interrogati sul perché di questa decisione: in passato, a differenza della MSL, pochissimi giocatori di prestigio hanno milita-to nella Primera Division de Mexico, tra questi si segnala solo un Ronaldinho a fine carriera e varie meteore del nostro campionato. Probabilmente il suo obiettivo è quello di diventare un idolo assoluto, di trovare quella costanza che ogni tanto in carriera è mancata: la motivazione opposta di chi decide spesso di andare a giocare in Cina o negli Emirati Arabi. Una scelta che può probabilmente essere compresa meglio con le splendide parole spese su di lui da Marcelo Bielsa, in riferimento alla sua esperienza con il Marsiglia.

«André-Pierre contagia, trasmette, vibra, emoziona il tifoso. E si appassiona nel farlo. Affronta la realtà sapendo di non poterla superare senza prima conoscerla. Somiglia alla città e l’Olympique glielo riconosce e lo ama. Sono della stessa razza, trasformano la ribellione in grandezza».

Un concetto che Gignac fa suo anche nella sua nuova esperienza. In Messico, un po’ come in Brasile o in Argentina, più dei giocatori contano i colori, il tifo: per il francese non conta più tutta la sua carriera precedente, ma quello che dimostrerà sul campo da quel momento in poi. Ci sono tutti i presupposti per un’esperienza da non dimenticare: 50.000 tifosi allo stadio della squadra di Monterrey e una nazione come il Messico che da anni mostra un deciso interesse per il mondo del pallone, oltre che una bizzarra passione per la cucina messicana. E il francese conferma alla grande le premesse fin dalla prima stagione, con ben trentatré gol in cinquanta partite: grazie alle sue reti il Tigres regala ai suoi tifosi la vittoria del campionato che mancava addirittura dal lontano 1977. Divengono celebri le sue esultanze, tra cui quella rubata al fantasista azteco Blanco, pilastro del calcio centramericano degli anni novanta, e la celebre kamehameha di Dragon Ball. In molti hanno temuto che la scelta di lasciare l’Europa avrebbe potuto incidere sulla sua partecipazione all’Europeo in casa del 2016, ma Deschamps decide di portarlo ugualmente, permettendogli di indossare la prestigiosa maglia numero 10. Nella drammatica finale contro il Portogallo Gignac sfiora anche la gloria in patria, centrando un clamoroso palo a tempo scaduto che avrebbe regalato il successo ai transalpini. La sua esperienza con la selezione francese si chiude dunque con l’amaro in bocca.

DA RE DEL MESSICO A RE DELLE AMERICHE

La sua avventura in Messico invece prosegue attualmente, e continua a regalargli enormi soddisfa-zioni. Al primo campionato, atteso da decenni, ne seguiranno addirittura altri tre nelle sei stagioni successive, a cui si aggiungono ben quattro coppe nazionali. Nel 2017, dopo due ottime stagioni sul piano realizzativo, il francese si riprende dopo un inizio difficoltoso grazie all’aiuto di un ipnotista e ritorna ad essere il cannoniere di sempre. Ma è il 2020, un anno complicato per l’intero mondo ma soprattutto per il Messico, duramente colpito dal Covid, a consegnare Gignac nella leggenda. Il Tigres infatti si aggiudica finalmente la CONCACAF Champions League, dopo diverse sconfitte in finale negli anni precedenti. A decidere la finale contro il Los Angeles fu proprio il francese con il gol del definitivo 2 1 siglato a pochi minuti dalla fine: una riscossa completa per l’attaccante, la cui scelta inizialmente discussa risultò essere decisiva. Con questa vittoria il Tigres almeno per qualche mese si scrolla di dosso la nomea di seconda squadra della città, dopo il plurititolato Monterrey. Nel gennaio di quest’anno si è tenuto il Mondiale del Club in Qatar, la prima competizione internazionale per il Tigres, che ancora una volta ben figura: i messicani sono riusciti ad approdare in finale, dove tuttavia hanno dovuto cedere al super Bayern di Flick, che si è imposto per 1 0. Gignac si è tolto tuttavia la soddisfazione di battere Lewandowski nella classifica cannonieri: dopo oltre quattro anni si è nuovamente incontrato con quel calcio europeo dal quale si era congedato senza riuscire ad entrare nell’immaginario collettivo. Nella sua seconda vita è riuscito invece ad entrare in quello del calcio messicano e di un continente che vorrebbe presto emergere e diventare competitivo al pari di quello europeo. E il club ha già promesso che presto gli dedicherà una statua.

Lorenzo Di Lauro

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