La schiena, l’operazione e l’incubo ritiro. Oggi Gundogan è il miglior giocatore della Premier

La cronistoria degli infortuni è talmente lunga da indurlo quasi all’addio al calcio. Adesso è diventato l’elemento cardine del City di Guardiola: segna più di tutti e si muove liberamente in ogni zona del campo. Gunny, il trascinatore

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E’ per distacco la sua miglior stagione di sempre, a metà campionato ha realizzato 11 gol nelle ultime 12 partite in Premier, un rendimento da attaccante vero che ha lanciato il City in testa alla classifica. Sette punti di vantaggio sul duo United-Leicester e addirittura tredici sui campioni uscenti del Liverpool, con una partita in meno rispetto alle inseguitrici. Ma non è finita qui, perché Ilkay Gundogan è il miglior realizzatore stagionale del Manchester City, nonostante faccia il centrocampista di professione.

Meglio di Rahmeen Sterling, Gabriel Jesus, Phil Foden e Riyad Mahrez. Doppietta al Liverpool e doppietta al Tottenham negli ultimi due match di Premier. Così democraticamente spietato nel modo di far male e di mettersi meritatamente in vetrina durante l’assenza di Kevin De Bruyne. Già, perché in quella cintura quasi perfetta fatta da Rodri, Bernando Silva e Gundogan, c’è un altro che preme per rientrare e mettere Pep Guardiola nelle condizioni di fare una scelta nel nome delle rotazioni.

Ma qual è il ruolo di Gundogan?

Adesso Gunny fa quello che Pep chiede. E’ sempre nel vivo della manovra, è spesso il giocatore con più palloni toccati durante la gara, è il primo a buttarsi nello spazio senza palla e contribuisce in maniera determinante in fase di riaggressione per il recupero del possesso. E poi? E’ quello che segna di più. In sostanza ha licenza di offendere, di muoversi con maggiore libertà e si prende le responsabilità di andare sul dischetto. Con il Liverpool ha sbagliato il calcio di rigore, dopo si è riscattato con gli interessi, ma comunque c’era sempre lui anche in quella circostanza. Gunny fa quello che vuole nello spartito organizzato da Guardiola e ne esalta alcuni principi attraverso i continui movimenti con e senza palla.

Michael Oenning, l’allenatore che l’ha lanciato nel grande calcio, per sottolineare la sua intelligenza, ha più volte ribadito che con un pizzico di velocità in più potrebbe muoversi da centravanti. A distanza di oltre dodici anni, abbiamo capito che al top della forma potrebbe avere i numeri del giocatore d’area pur entrandoci solo quando necessario. Perché il suo lavoro è determinante nelle due fasi e perché Guardiola uno che riempie l’area in maniera costante non lo vuole. Vuole Gundogan così, senza acciacchi, integro e soprattutto a disposizione. Al resto ci pensa lui.

I tormenti alla schiena e il rischio di chiudere col calcio

E’ forse questa la versione più fedele del giocatore di Gelsenkirchen che senza quella miriade di infortuni che ne hanno condizionato la carriera, avrebbe avuto una continuità di rendimento spaventosa. Nelle ultime quattro stagioni ha saltato oltre 40 partite. Nel 2013/2014 ha perso oltre un anno per infortunio. Uno stop lungo causato dall’infiammazione alle radici spinali che l’ha condotto dritto all’operazione. Ogni trattamento era inutile per permettergli nuovamente di indossare gli scarpini.

Mentre la sua Germania vinceva i Mondiali nel 2014, Ilkay era a casa per l’ennesimo problema alla schiena. I rimorsi solo lievemente attutiti dai messaggi di affetto dei suoi compagni che avrebbero voluto condividere quell’esperienza con Gunny. Un tormento che l’ha accompagnato per un’intera carriera, al punto da metterne in discussione la sua vita sportiva. Ha pensato di dire basta, di fermarsi per porre fine al dolore e curarsi con serenità. Oggi sembra tutto un lontano ricordo, è tornato al centro del City con numeri e parole da trascinatore vero.

Mario Lorenzo Passiatore

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