La ‘denuncia’ di Vierchowod: “I difensori non sanno più marcare. Ho affrontato Van Basten…”

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L’ex grande difensore italiano ha criticato l’atteggiamento dei difensori di oggi che non riescono a marcare come un tempo.

La scuola italiana dei difensori è sempre stata tra le migliori nel Mondo. Non a caso le nostre vittorie spesso sono coincise con difese di ferro in grado di bloccare i centravanti avversari. Basti pensare a Fabio Cannavaro, l’ultimo Pallone d’Oro italiano, fenomenale al Mondiale tedesco dove trionfò l’Italia di Lippi. Oggi le cose però sembrano essere cambiate, ci sono ottimi difensori ma non ancora quel grande campione in grado di marcare a dovere gli avversari.

Una teoria sposata pienamente anche da Pietro Vierchowod, indimenticabile difensore di Roma, Sampdoria, Juventus, Milan e Piacenza, che ha vinto lo Scudetto in giallorosso e blucerchiato e la Champions a Torino. Un difensore vecchio stampo, abile in marcatura, forza fisica devastante tanto da essere soprannominato “l’Incredibile Hulk” dagli avversari. Lo “Zar” ha affrontato in carriera giocatori importanti come Maradona, Zico, Van Basten e il Fenomeno Ronaldo; quest’ultimo rimase sorpreso dalla forza del difensore italiano durante i duelli in Inter-Piacenza. In una recente intervista rilasciata a Libero Quotidiano, Vierchowod ha parlato dei difensori attuali.

Le marcature di oggi sono un insulto al calcio. I difensori non sanno leggere l’azione, i movimenti della palla. Io capisco che la marcatura a uomo sia oramai lontana dalla direzione che ha preso il calcio attuale, ma ci sono situazioni particolari come quando sei in area di rigore o in porzioni di campo potenzialmente critiche in cui il pericolo non è più la palla, bensì l’uomo“.

Il calcio moderno predilige particolarmente la difesa a zona piuttosto che quella a uomo, è la svolta che hanno voluto molti allenatori. Secondo il difensore italiano è uno dei punti deboli dell’attuale calcio italiano. Per questo Vierchowod spera di poter rientrare nel calcio.

Aspetto una squadra da allenare perché vorrei insegnare a difendere. Ci sono frangenti in cui devi necessariamente stare più vicino all’uomo della tua zona di competenza, devi marcarlo più stretto, è lui il pericolo numero uno in quel momento. Troppo spesso oggigiorno vedo invece l’attaccante staccato 10 metri rispetto al difensore e questo gli dà la possibilità di ricevere palla e puntarlo. E il difensore che fa a quel punto? Scappa all’indietro, non lo affronta più come una volta“.

Difensori che impostano e non sanno più difendere, è questa l’analisi di Pietro Vierchowod che nella sua carriera è stato l’antagonista di bomber incredibili e per certi versi immarcabili.

Io ho affrontato grandi attaccanti in passato. Non oso immaginare quanto gol avrebbe segnato il Fenomeno Ronaldo con le difese attuali. Ma penso anche a Zico, che in Italia arrivò non giovanissimo e riuscì comunque a segnare tanto nonostante la presenza di difensori attaccati a un metro e non a dieci come oggi“.

Ma le grandi sfide erano anche quelle con Marco Van Basten, il fuoriclasse olandese del Milan di Sacchi che vinse in Italia ed in Europa, uno da tre Palloni d’Oro che decise di lasciare il calcio a soli 29 anni a causa dei problemi alle caviglie. Su di lui lo Zar ha sempre usato parole dolci, come quelle rilasciate alla Gazzetta dello Sport.

E’ stato l’attaccante più forte che ho mai marcato. per eleganza, tecnica, e anche cattiveria. Però, quando lo marcavo io, non ha mai fatto un gol su azione. Selvaggi, invece, contro di me segnava sempre. Oggi c’è Cristiano Ronaldo in Serie A, un grande campione. E’ questa la differenza con la Serie A degli anni in cui giocavo io: prima c’erano Maradona, Van Basten, Zico, Gullit, Careca, Ronaldo che ho marcato a Piacenza a 41 anni, oggi invece sono pochi gli attaccanti importanti“.

Era la Serie A dei grandi attaccanti ma anche dei grandi difensori che non facevano segnare gol importanti ai fuoriclasse avversari. Vierchowod è stata la roccia della Sampdoria di Boskov che vinse lo Scudetto, un gruppo formato da grandi calciatori come lo Zar, Vialli, Mancini e tanti altri. Un unico grande rimpianto per il calciatore nato nella provincia di Bergamo, ovvero il Mondiale del 1982 (oltre alla finale di Coppa dei Campioni persa contro il Barcellona).

Mi sento Campione del Mondo anche se non ho mai giocato perché mi sono fatto il mazzo come tutti quanti. Purtroppo il problema alla caviglia mi ha impedito di partecipare ma se non avessi avuto quel problema avrei giocato io e non Bergomi. Le gerarchie erano chiare, lo sapeva anche Bearzot“.

Forte, roccioso, con un carattere e temperamento importante. Lo Zar Pietro Vierchowod sarà sempre ricordato come uno dei marcatori più importanti del nostro calcio. E chissà che non possa tornare in panchina per spiegare l’abc della marcatura ai difensori di oggi.

C.R.

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