“Kaiser” Raposo: il più grande truffatore della storia del calcio!

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La vita calcistica di un non calciatore che ha sfruttato le amicizie di giocatori importanti per farsi ingaggiare senza mai scendere in campo.

Una storia particolare che nel 2011 è uscita alla ribalta grazie alla Tv brasiliana Globo che ha voluto vederci chiaro nella carriera di Carlos Henrique Raposo, detto “Kaiser”, per una vaga somiglianza con il più grande Kaiser, ovvero Franz Beckenbauer, leader della Nazionale tedesca. Classe ’63, Raposo ha iniziato giovanissimo a giocare a calcio, a 10 anni era già nelle giovanili del Botafogo ma il suo sogno non era quello di diventare un calciatore. Lo ha confermato a Extra Time lo stesso ex giocatore brasiliano.

La mia passione è sempre stato lo studio, ma mia madre mi obbligava a giocare. Ero sfruttato dalla mia famiglia. A 10 anni ero nelle giovanili del Botafogo, guadagnavo già più di tutta la mia famiglia, ma non vedevo un centesimo. Andava tutto a mia madre, che, essendo molto ignorante, vendette il mio cartellino a un procuratore, ero schiavo della clausola rescissoria del mio agente. Non sarei mai riuscito a pagargliela, così iniziai a passare da una squadra all’altra per dargli la percentuale. Firmavo contratti brevi. La clausola era milionaria, non si poteva scappare. E come calciatore guadagnavo 10 volte tanto rispetto a oggi che faccio il personal trainer“.

La rivelazione più importante però arriva quando Kaiser parla della sua “carriera” in giro per il Brasile anche in società importanti dove non ha praticamente mai giocato. Ovvero zero presenze, pochissimi allenamenti e tanti infortuni. Soprattutto finti. Ma come faceva il “Kaiser” Raposo a trovare sempre una squadra? L’amicizia con tanti giocatori importanti a cui lui faceva spesso dei favori.

Ero amico dei più grandi calciatori della mia generazione: Renato Portaluppi, Rocha, Bebeto, Romario, Careca, Andrade, Edmundo, Marinho Chagas. Così qualcuno di loro mi portava sempre con se, spesso come contropartita. Firmavo il contratto grazie alla buona pubblicità dei giornali amici e compiacenti e dei giocatori. In allenamento poi facevo solo la parte fisica. Quando occorreva lavorare col pallone, combinavo sempre che qualcuno mi facesse un’entrata o fingevo un fastidio muscolare. All’epoca non c’era la risonanza magnetica nei club, era la mia parola contro quella del medico. E se poi le cose si mettevano male, avevo sempre il certificato di un amico dentista. Spesso erano i giocatori miei amici a trattenermi se i dirigenti volevano cacciarmi. Facevo di tutto per tutti: loro sbagliavano, e io rimediavo. C’era chi non sapeva firmare un assegno, chi aveva bisogno di essere coperto con le donne, chi non riusciva a tornare a casa perché ubriaco, chi voleva le fidanzate in ritiro. Lo stipendio arrivava in ritardo? Trovavo uno sponsor, procuravo un prestito ai giocatori, risolvevo tutto grazie alla mia educazione, al mio carisma“.

Le donne, il sesso e qualche amicizia di troppo con clan del posto. Non solo in Brasile ma anche in Francia, come ammette lo stesso Kaiser: “Ero il loro idolo. Il giorno della presentazione avevo paura che mi vedessero giocare, così mi sono avvolto nella bandiera della Corsica, ho regalato un mazzo di fiori alla moglie del presidente e ho buttato tutti i palloni in tribuna per non dovermi allenare. Me li sono ingraziati e ne sono diventato l’idolo. In 12 anni ad Ajaccio, avrò disputato al massimo 10 partite, e mai da titolare. In realtà vivevo fra Brasile e Corsica“.

Eppure c’è stato un momento in cui stava per scendere in campo. Siamo a Bangu, in Brasile, al Kaiser tocca davvero entrare in campo. Solo che dagli spalti i tifosi lo iniziano ad offendere per la storia dei capelli lunghi, per questo Kaiser Raposo decide di andare in tribuna durante il riscaldamento per iniziare una rissa con i tifosi: viene espulso prima ancora di iniziare a giocare. Il presidente nello spogliatoio è completamente infuriato, da qui il colpo di genio del brasiliano: “Presidente, Dio mi ha dato due padri: il primo l’ho perso, il secondo è lei. Quando ho sentito i tifosi insultarla, non ho capito più niente. Fra una settimana me ne vado, non si preoccupi. Mi prolungò il contratto di sei mesi“.

L’incredibile storia del Kaiser Raposo che in carriera ha totalizzato zero presenze in carriera e tanti soldi. Un viaggio incredibile nella più grande truffa del calcio mondiale.

C.R.

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