Juninho, lo specialista che disegnava traiettorie

Nel giorno del suo compleanno abbiamo celebrato uno dei migliori di sempre nel calciare le punizioni. Ci piace ricordarne una in particolare che più di tutte (forse) mixa potenza e precisione

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Da breve o da lunga distanza, contava poco per uno abituato a mettere la palla giù e spostare solo il mirino verso la porta. Ha scelto un metodo, ha provato e riprovato fin quando la realtà non ha assecondato il suo pensiero. L’esecuzione del calcio piazzato parte dall’immaginazione e trova riscontri qualche secondo dopo. Juninho ha fatto 77 gol su 121 punizioni, una percentuale spaventosa. Un artista che disegnava traiettorie e creava imbarazzo nei portieri di mezza Europa.

C’era un modello che ha pensato bene di replicare durante gli allenamenti. Si è ispirato a Marcelinho del Corinthians. Già, la palla vagava in aria e dava quel senso di instabilità, quella sensazione che prima o poi sarebbe precipitata in porta. Toglieva un tempo di reazione ai portieri, che pur intuendo l’angolo, non riuscivano a leggere la traiettoria che aumentava di colpo velocità. Ci siamo, va lì, ma era già troppo tardi per neutralizzarla.

Collo del piede teso, caviglia stabile e via con le tre dita. Eccole le tre dita. Conoscere la tecnica è un buon modo per cominciare ma poi serve allenamento, costanza e saper colpire la palla al punto giusto in base alla distanza. Non basta una carriera per affinare il metodo: Juninho calciava e riprovava, così per tante volte. Il risultato è stato fantastico, ci ha regalato tante cartoline in HD. Una più bella dell’altra.

Juninho Pernambucano come il nome della regione brasiliana dalla quale proveniva (Pernambuco), per non confonderlo con il suo omonimo: Juninho Paulista. All’inizio era così, soprattutto da piccolini. Pernambucano ha deliziato il palato fine del Parc OL, lo stadio del Lione. Quando i francesi dominavano in lungo e in largo la Ligue 1, esattamente quello che fa il PSG oggi.

Paradossalmente il momento più bello non è il gol, si nasconde dietro lo sguardo del brasiliano prima della battuta. Un occhio alla palla, poi alla posizione del portiere e ancora la palla. Ha scelto, e quando Juninho ha scelto, il 63% delle volte ha fatto gol. Sin dal principio l’idea era sempre la stessa, evitare di prestare il fianco al genio. Come? Niente punizioni stupide dal limite, solo quando è necessario. Il vero problema è che il brasiliano calciava benissimo anche dalla lunga distanza, ed è impossibile prevedere una partita senza contatto lontano dalla porta.

La punizione al Bayern e la scia di Andrea Pirlo

Non abbiamo scelto, non potremmo farlo. Ci permettiamo di ricordarne una in particolare, perché (forse) più di tutti mixa potenza e precisione. Champions League, 5 novembre 2003: Bayern Monaco – Lione 1-2. E’ un missile, nulla può Kahn che sbatte sul palo, così come la palla prima di precipitare in rete. Una sequenza tremendamente bella che ha incantato tutti, anche i tifosi bavaresi folgorati da quel brasiliano di 179 centimetri.

Ha fatto breccia pure nel cuore di Andrea Pirlo che ha deciso di studiarne la postura e il modo di calciare. Alla fine è riuscito, attraverso l’allenamento, a capire i trucchi del mestiere. Arrivava prima a Milanello per testare il suo livello di “apprendimento”. Il maestro è stato anche un allievo precoce, ha messo subito in pratica i frutti dello studio accurato del personaggio. Juninho Pernambucano è stato lo specialista che creava imbarazzo ai portieri di mezza Europa.

Mario Lorenzo Passiatore

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