Jacobelli: “All’Atalanta nulla è precluso. I miei ricordi su Maradona e Paolo Rossi” [ESCLUSIVA]

L’intervista al direttore di Tuttosport che tra campo e mercato ha fotografato il momento della nostra serie A. E poi un viaggio amarcord tra gli aneddoti di una vita: “Ricordo la sfida tra Maradona e Garella sotto il diluvio. Diego realizzò venti punizioni su venti tentativi. Un fenomeno”

Una chiacchierata appassionante e coinvolgente, saremmo stati per ore, seduti ad ascoltare. Magari con penna e taccuino, come piace a noi, per poi ripartire con la prossima domanda. Abbiamo avuto il piacere di intervistare, in esclusiva per Calcio Totale, Xavier Jacobelli, direttore di Tuttosport e firma autorevole del giornalismo italiano. Un viaggio tra passato, presente e futuro, con un focus dettagliato sul nostro campionato, il mercato e gli aneddoti che hanno caratterizzato la sua carriera da professionista.

L’amicizia con Paolo Rossi, l’ammirazione per Diego Armando Maradona e il primo Milan berlusconiano raccontato dagli occhi dell’inviato. “Prima con i giocatori era possibile stabilire un rapporto che andava ben oltre l’ambito professionale. Le trasferte delle coppe europee cominciavano il lunedì e finivano il giovedì. Viaggiavi insieme alla squadra in aereo, parlavi con i giocatori e l’allenatore. Era chiaramente un altro calcio rispetto a quello odierno”.

Direttore, campionato bello e competitivo come non si vedeva da tanti anni. Le chiedo la sua favorita e poi se in questo equilibrio può inserirsi anche l’Atalanta.

“Campionato bello e avvincente in una stagione totalmente anomala per il Covid. Non c’è stato pre-campionato, gli allenatori non hanno potuto fare test o esperimenti. Così come non hanno potuto inserire gradualmente i nuovi arrivati. Ed era anche plausibile che tutte le squadre, da quelle di vertice a quelle coinvolte per la salvezza, accusassero una sorta di condizionamento del calendario. E’ una situazione nuova per tutti gli allenatori e i preparatori. Lo dimostra anche l’equilibrio al vertice dove il Milan con grande merito comanda la classifica, con Inter, Roma e Juve a inseguire. L’Atalanta non è più una sorpresa, ha tre punti in più rispetto a un anno fa ed è una squadra che può fare qualunque impresa. E’ una macchina da gol e continua a crescere, ha dei meccanismi collaudati e ha ritrovato il vero Ilicic. Gasperini in 5 anni ha fatto un capolavoro: è partito da un quarto posto, poi settimo, due volte terzo, una finale di coppa Italia, due campagne in Europa League e due volte consecutive in Champions. Credo che a questa squadra nulla sia precluso”.

Juve, Inter e Milan a caccia di una punta. Serve un bomber di scorta in un mercato povero di soldi e forse anche di opportunità.

“Ha detto bene, un mercato povero. Il Covid ha ridimensionato tutti, non mi aspetto nessun colpo eclatante. Il Napoli non libera Milik a gennaio se non per 18 milioni di euro. Valutazione che allontana Juve e Inter ora, consci del fatto che il giocatore è libero di accasarsi a parametro zero a partire dal primo luglio. L’Inter è alle prese con il nodo Eriksen e la Juve che cerca una quarta punta. Llorente può essere un obiettivo, ma il Napoli fino al 20 gennaio (finale di Supercoppa), non intende privarsene, anche in virtù dei problemi del suo reparto offensivo. Non mi aspetto nessun colpo sensazionale”.

Quale allenatore l’ha sorpresa maggiormente?

“Credo che la squadra rivelazione sia il Benevento di Pippo Inzaghi. In 16 partite ha totalizzato gli stessi punti che aveva raccolto nelle prime 38 giornate in serie A, al tempo della sua prima storica esperienza nel massimo torneo. Ecco, questo ci dà la dimensione della bontà del progetto di Inzaghi. A Benevento ha trovato l’ambiente ideale, ha la fiducia di un grande presidente e di un grande direttore sportivo come Pasquale Foggia”.

Maradona e Paolo Rossi, due campioni che ci hanno lasciato nel 2020. Due ricordi a cui si sente particolarmente legato.

“Maradona è stato un lutto spaventoso, un colpo al cuore per tutti coloro che amano il calcio. Ricordo un pomeriggio di pioggia a Pinzolo, nel ritiro del Napoli campione d’Italia dove Maradona e Garella sotto un diluvio torrenziale furono protagonisti di una sfida sui calci di punizione dal limite. Di fronte a una barriera sagomata, Diego disse a Garella: ‘Scommettiamo che ti faccio 20 gol?’ Ne fece 20. Sinistra, destra, sinistra, destra, alternando sempre la conclusione. E’ stato un fenomeno di proporzioni incredibili, aveva una umanità straordinaria, riconosciuta da tutti i suoi ex compagni. Bene ha fatto Napoli a dedicargli lo stadio, è stato un primo e immediato omaggio a un fenomeno eccezionale.

I ricordi di Paolo Rossi sono ancora più personali. Mi legava a lui un rapporto di stima e amicizia. Non soltanto per quello che fatto in carriera, con il trionfo mondiale e il pallone d’oro. Quando Paolo ha lasciato il calcio si è reso protagonista di molte iniziative di solidarietà umana. Ricordo quello che scrisse per Tuttosport di ritorno dal suo viaggio in Brasile con il suo amico Zico. Aveva gettato le fondamenta per una serie di scuole calcio da aprire a Rio de Janeiro, consentendo a quattro mila ragazzi delle favelas di fare sport ed essere sottratti alla strada. E’ solo una delle tante iniziative di Paolo. Come anche la Paolo Rossi Academy a Perugia, dove i ragazzi di 50 paesi diversi giocano a calcio e studiano. C’è un’ondata di commozione che non accenna a placarsi, ne parlavo proprio nei giorni scorsi con Federica, la moglie di Paolo. E’ subissata di richieste che vanno dall’intitolazione di vie, strade, piazze, stadi, manifestazioni e mostre. Tutto questo per raccontare quello che è stato Paolo Rossi”.

Ogni giorno proviamo a raccontare le storie dei grandi giocatori anche del passato, attraverso le ricorrenze e gli anniversari. Qual è il giocatore che più di tutti ha segnato la sua giovinezza?

“A me piacciono i giocatori che Calcio Totale racconta e devo dire che lo fate molto bene. Ho avuto la fortuna di fare questo mestiere, a 19 anni ero un praticante e lavoravo per un giornale di Bergamo, mi diede l’incarico di seguire l’Atalanta in serie C, stagione che culminò con la promozione in B. Ci sono diverse esperienze della mia vita che mi hanno dato la possibilità di incontrare grandi campioni. Ho avuto la fortuna di seguire per sette anni, come inviato del Corriere dello Sport, l’epopea del primo Milan berlusconiano. Il primo nome che mi viene in mente è Franco Baresi. Di seguito: Roberto Donadoni, Paolo Maldini, Carlo Ancelotti, Marco Van Basten, Ruud Gullit, Frank Rijkaard, Mauro Tassotti. Giocatori con i quali era possibile stabilire un rapporto che andava ben oltre l’ambito professionale. Perché prima le trasferte delle coppe europee cominciavano il lunedì e finivano il giovedì. Viaggiavi insieme alla squadra, parlavi con i giocatori e l’allenatore, era chiaramente un altro calcio rispetto a quello odierno. Potevi coltivare un rapporto quotidiano con i giocatori. Penso a anche a Glenn Stromberg, una figura straordinaria per la storia dell’Atalanta. L’ho sempre guardato con grande stima e grande ammirazione. Lo stesso sentimento che nutro per Rino Gattuso, ma sono tanti i giocatori che ho avuto la fortuna di incontrare. Se non avessi fatto questo mestiere non avrei mai stretto la mano a Nelson Mandela e Papa Wojtyla. Il passato non va mai dimenticato, va raccontato”.

Mario Lorenzo Passiatore

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