Italia/ Talento, giovani ed entusiasmo: le tre mosse di Mancini!

Dieci vittorie su dieci. Un cammino perfetto nelle qualificazioni all’Europeo e l’accesso alla Final Four di Nations League sono solo i risultati tangibili del lavoro di Roberto Mancini.

13 novembre 2017. L’arbitro ha appena decretato la fine di un incontro con un esito a dir poco storico. Nella cornice maestosa dello Stadio Meazza, la Nazionale guidata dal CT Ventura non va oltre lo 0-0 contro l’ostica Svezia, mancando clamorosamente la qualificazione al Mondiale in terra russa: una simile debacle non si verificava dal 1958. Un fallimento sportivo inaudito, emblematico dell’inadeguatezza di tutto un movimento e di cui si percepiva qualche avvisaglia già negli anni precedenti. L’euforia del trionfo del 2006 aveva lasciato progressivamente spazio a prestazioni sbiadite, sottotono, senza che il necessario ricambio generazionale consentisse agli Azzurri di evitare pesanti umiliazioni sportive.

Era necessario programmare seriamente, ripartire da zero, correndo tutti i rischi necessari per ridare slancio ad una nazionale che poteva definitivamente implodere senza vedere alcuna luce in fondo al tunnel. La scelta, coraggiosa, ha le sembianze di Roberto Mancini. Oggi, a distanza di 3 anni dal momento più tetro della storia recente della Nazionale di calcio italiana, possiamo considerare quella scelta provvidenziale e giusta.

Roberto Mancini ha preso per mano la sua giovane creatura, caricandosi addosso un fardello di responsabilità non indifferente. Ricostruire, velocemente, senza la possibilità di fare errori e senza avere a disposizione tutti quei campioni che negli ultimi 15 anni hanno reso grande l’Italia. Se è vero che il campo è giudice imparziale e inappellabile, tanti sono i meriti di chi da bordo campo dirige i suoi ragazzi, consentendo loro di esprimersi al meglio. Tre i punti fondamentali che hanno dato linfa vitale al progetto Italia.

  1. I GIOVANI E LA MERITOCRAZIA

    Questa Nazionale non ha paura di lanciare calciatori giovani, purché talentuosi, né di dare spazio a chi, a suon di gol o prestazioni sopra la media, merita di indossare la maglia azzurra nonostante qualche anno in più sulla carta d’identità. Due facce della stessa medaglia: da un lato il rischio calcolato, l’azzardo necessario per far respirare sin da subito ai più giovani le atmosfere dei palcoscenici più importanti, dall’altro il riconoscimento del merito, senza limiti anagrafici.
  2. SENSO DI APPARTENENZA ED ENTUSIASMO

    La maglia della nazionale torna ad essere un traguardo ambito, una vera e propria seconda pelle per la quale lottare con entusiasmo fino all’ultimo granello di energia. Il gruppo appare coeso, nessun muso lungo, l’ambiente azzurro rivitalizza e rappresenta un’isola felice anche per chi ha qualche problema con il proprio club. C’è forte spirito di attaccamento e l’obiettivo di riportare in alto la Nazionale sembra essere ben stampato nella mente di tutti coloro i quali entrano nel gruppo. Non ci sono comparse, sono tutti attori protagonisti, ciascuno con il proprio ruolo.
  3. GIOCO E IDENTITÀ

    Partendo da una base tattica ben precisa, il nuovo corso azzurro sviluppa le sue trame di gioco in maniera armoniosa, con un preciso possesso palla, secondo un’identità offensiva che non trascura un solido aspetto difensivo. I giocatori di classe, polivalenti, mettono al servizio le loro caratteristiche nella zona nevralgica del campo, fungendo sia da filtro che da ricamatori di gioco. Sviluppando le trame sugli esterni, anche i terzini partecipano volentieri alle azioni d’attacco, non lasciando mai sola la punta centrale, liberando poi gli spazi per gli inserimenti centrali da dietro. Chiunque entri nella nazionale riesce a trovare spazio e ad esprimersi al meglio.

L’impegno e la passione messi in campo hanno riacceso nei tifosi un entusiasmo e un amore per la maglia azzurra per troppo tempo sopiti. Il primo banco di prova impegnativo, gli Europei del prossimo anno. Dove arriveremo? Non ci resta che aspettare..

Rosario Malorgio

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