Totti: “In dirigenza ero l’ultimo dei mohicani. Cassano? La sera gli davo le gocce di lexotan”

Nell’ultima puntata della BoboTv su Twitch, Vieri ha ospitato Francesco Totti che ha parlato senza filtri dei vecchi aneddoti con Cassano e il suo addio alla Roma da dirigente: “Mi sarebbe piaciuto fare il direttore tecnico, avrei fatto meglio di molti dirigenti. A Trigoria porto Cristian e poi sto fuori al piazzale, non entro. Escono i magazzinieri a parlare. Vengono tutti fuori

Francesco a Totti a ruota libera con la solita impeccabile ironia. Si è raccontato al salotto di Bobo Vieri tra passato e futuro senza risparmiare nessuno. Ha risposto alle domande del suo ex compagno Cassano che ha provato in tutti i modi a metterlo a suo agio. Dalla passione per il padel, alla sua nuova vita da talent scout, passando per il lungo trascorso con la maglia della sua città. “Io Candela e Fiore siamo i più forti a Padel su Roma. Di Biagio? Lui pulisce il campo. Se giochi contro Gigi ti fa una capoccia così”.

Ha ricordato con piacere la profonda amicizia che lo legava a Cassano. Un’intesa che si è trasferita ben presto dal rettangolo di gioco a casa. Già, Fantantonio era proprio diventato uno di famiglia. “All’inizio l’ho ospitato a casa mia. Gli davo le gocce di lexotan la sera. Eravamo fratelli, neanche amici. Con Antonio quando litigavi, non ti parlava più. Si estraniava da tutti. Cassano è il Marzullo dei calciatori, si faceva le domande e si dava le risposte da solo. Vivevi con l’ansia, quando apriva bocca qualcosa succedeva. Era incredibile, però portava gioia”.

Non sono mancati i dissapori con il talento di Bari Vecchia, neppure Totti è riuscito a fargli cambiare idea prima che Antonio scegliesse il Real Madrid nel gennaio del 2006.“Se Cassano mi avesse ascoltato, sarebbe rimasto altri 20 anni a Roma. Si è fatto abbindolare da altre persone e non c’ha capito un cazzo. Con Antonio ho vissuto i momenti più belli della mia carriera, giocavamo ad occhi chiusi”.

A chiarire il motivo dell’addio alla Roma è stato proprio il diretto interessato. Cassano ha spiegato che non si è sentito apprezzato, si aspettava un proposta contrattuale adeguata, in virtù delle buone prestazioni della stagione precedente. “Il periodo del rinnovo ho litigato con Totti. Si parlava di rinnovo mio e suo, Montella aveva rinnovato e non diceva nulla. Nessuno lo sapeva. Alla fine ha rinnovato anche Totti, Montella aveva rinnovato in silenzio. E io? Avevo fatto 21 gol, sono rimasto senza grana. Me la sono presa con Totti e Montella. Sapete che c’è? Sono andato nello spogliatoio e ho detto: ‘Mi avete truffato, avete rubato i miei soldi’. Sono andato via e per tre o quattro anni non ci siamo parlati”.

Il capitolo sulla Roma resta una ferita ancora aperta che difficilmente si rimarginerà per uno passionale come Totti. Riponeva delle aspettative che sono state prontamente disattese da una parte della dirigenza. “La mia vita la vedevo alla Roma. Mi sono trovato con le spalle al muro e ho fatto una scelta di vita rimanendo nel mondo del calcio per scovare giovani talenti. Per me quella è la vittoria più bella. Se dovessero chiamarmi per un ruolo importante alla Roma ne parlerei. Ma adesso ho intrapreso un nuovo percorso e voglio rispettare questa scelta, anche per il team che ho creato. Mi sarei ammazzato pur di non andare via dalla Roma. La squadra la guardo e spero possa arrivare più in alto possibile. Mi auguro di portare qualche giovane interessante”.

Totti aveva scelto il suo futuro e immaginava un giorno di poter fare da collante tra società e giocatori, con un ruolo ben definito all’interno del gruppo dirigenziale. “Fossi rimasto a Roma mi sarebbe piaciuto fare il direttore tecnico. Avere il potere decisionale sui giocatori. Avrei potuto dare qualcosa in più rispetto ai dirigenti che erano lì. Non ero mai coinvolto nelle scelte, ero l’ultimo dei mohicani. Soprattutto in un contesto dove tutti sono stranieri, io da romano conoscevo l’ambiente meglio di tanti. Ci fate caso che tutti i grandi ex giocatori non possono far parte di una grande società? Se prendessi una società di calcio, chiamerei tutti ex calciatori. Come se io adesso mi mettessi a fare politica. Dove vado? Se mi confrontassi con uno che fa politica mi sentirei stupido”.

Ora continua ad andare a Trigoria per accompagnare il figlio (Cristian) agli allenamenti. Per scelta preferisce rimanere fuori dai cancelli. Ogni volta che gli altri si accorgono della sua presenza vanno a salutarlo. Non entro. Quando sanno che sto per arrivare, vengono i magazzinieri a parlare. Vengono tutti fuori”.

Mario Lorenzo Passiatore

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