Corvino: “Ho lasciato l’aeronautica per fare il DS. Mio papà non mi parlò per un mese”

Una storia incredibile quella di Pantaleo, da ex maresciallo a direttore sportivo per un anno a Casarano. Un salto nel vuoto che lasciò di stucco la moglie e il padre: “Papà, metti il freno a mano: devo dirti una cosa importante”. Le confessioni commoventi di Corvino a Telerama

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Il direttore sportivo del Lecce si è raccontato a cuore aperto “A tu per tu” su Telerama, alla rubrica del giornalista Max Persano. Ha riso, si è commosso, ha pianto. Ha parlato della sua storia umana e sportiva e degli affetti più cari. Partito dalla terza categoria da Vernole, è arrivato in Champions League con la Fiorentina, facendo grande Lecce e il Lecce nel percorso di mezzo. Ha iniziato a lavorare sui campi come DS all’età di 25 anni, sempre in giro a reclutare i ragazzi del territorio. Un viaggio continuo a caccia di talenti che negli anni hanno prodotto molteplici plusvalenze, regalando al calcio italiano tanti prospetti interessanti provenienti da tutta Europa.  

“Ai miei tempi la palla era di pezza, tutto è iniziato da lì, con il sogno di diventare calciatore. A nove anni mio papà mi portava al Carlo Pranzo a vedere il Lecce, era tifoso dei giallorossi. Ma era stato tanto tempo a Firenze per l’aeronautica e quando tornò aveva acquisito anche la passione per la Fiorentina. A casa si tifava Lecce e Fiorentina. Ogni mattina si faceva la barba con l’inno della Viola”.

La vita ti pone spesso di fronte a delle scelte che implicano necessariamente dei cambiamenti. A volte si fanno per assecondare la volontà delle persone che ci sono vicine e non perché lo si vuole per davvero. “La sua malattia mi costrinse a prendere una decisione non semplice. A 15 anni e mezzo mi disse di fare la domanda in aeronautica per continuare il suo percorso. Non entrai per 12 posti. Mi chiamarono un mese dopo e da lì cominciò l’avventura in aeronautica. Lasciai tutte le mie ambizioni e partii”.

Il calcio, un sogno momentaneamente accantonato ma che pulsava forte nel cuore di Pantaleo. A un certo punto le cose cambiarono, mosso dalla voglia di riprendere per mano la sua strada.

“A 25 anni mi scattò qualcosa dentro. Visto che non ero riuscito a fare il calciatore, provai a fare il direttore sportivo del Vernole. Intanto in aeronautica mi trasferirono da Roma a Otranto. Lasciavo la divisa in macchina e andavo in giro a prendere i ragazzi per il paese”.

I primi conflitti con il padre e i tormenti su quale passo fare, se cambiare radicalmente vita inseguendo un sogno, o proseguire per la strada già intrapresa che dava certamente maggiori garanzie economiche.

“Con mio padre ho avuto qualche problema subito dopo. Completai tutte le trafile giovanili a Vernole e poi mi chiamò il Casarano in serie C. Mi presi qualche giorno per pensare, volevo giocarmi la carta dei professionisti da direttore. Pensavo di lasciare l’aeronautica e sapevo già che avrei fatto del male a papà. Bisognava dirglielo, ormai la malattia avanzava ed era sulla sedia a rotelle. Quando mi vedeva in divisa i suoi occhi brillavano. Così lo comunicai prima a mia moglie. Lei aveva sposato un uomo casa e bottega e invece si ritrovò in mezzo alla tempesta, perché il calcio è tempesta. Non mi avrebbe sposato se lo avesse saputo prima, il calcio non l’ha mai digerito”.

Mancava l’ultimo step, comunicare al padre il suo futuro, una scelta che aveva maturato da tempo, ma serviva “solo” il coraggio di esternarlo. Ogni momento era quello giusto, aveva il timore di arrecargli una grossa mortificazione.

“A Casarano ‘Mesciu Ucciu’ mi proponeva solo un anno di contratto, nel calcio è così. ‘So che fai spendere poco ai presidenti’. Accettai, ero maresciallo di prima classe e prendevo quasi due milioni di lire al mese. Lasciai l’aeronautica per l’incerto, un anno tra i professionisti a Casarano. Andai da papà per dirglielo, entravo in casa ma non riuscivo. Un giorno era in giro con la sedia a rotelle e scelsi il momento. Era vicino a una discesa e gli dissi: ‘Papà metti il freno a mano, non si sa mai’. Ebbi il coraggio, tolse il freno a mano e si fece portare via. Per un mese non mi fece entrare a casa”.

Papà si informava sempre sull’andamento del figlio attraverso altre persone, senza mai interagire con Pantaleo che aveva tradito la sua fiducia. Eppure, nonostante tutto, anche lui aveva un sogno.

“Ha visto che le cose andavano bene e un giorno disse a mia mamma: Mi dicono che quel fesso sta facendo bene, chissà se quel fesso arriverà un giorno alla Fiorentina’”. Alla viola ci arriverà per davvero, passando prima da Lecce dove fu serie A con la famiglia Semeraro. Costruendo un settore giovanile impressionante che diventò ben presto il punto di riferimento di tutto il sud Italia. Il primo no alla Fiorentina di Cecchi Gori e Mario Sconcerti per poi accettare l’offerta viola nel 2005. Forse era un segno del destino, il secondo treno era semplicemente il sogno di papà.

L’intervista integrale su Telerama a cura di Max Persano – Con altri retroscena sulla sua vita.

Mario Lorenzo Passiatore

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