Mancini: “Ho avuto la meningite da piccolo, la ricordo come se fosse ieri”

Una lunga intervista all’allenatore azzurro che ha parlato di tutto a Sportweek: sogni, ambizioni, paure e debolezze. Ha raccontato uno spaccato della sua vita che lo ha segnato in maniera particolare e poi quel sogno improvviso che continua a cullarlo: “L’Italia batteva il Brasile 1-0. Ma non so dove fossimo

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A tutto Mancini. Il Ct della nazionale si è raccontato a 360° su Sportweek, dal primo ricordo della sua vita “Un pallone di cuoio” al futuro prossimo in azzurro che vedrà la nostra nazionale tra le protagoniste più attesa di Euro 2020. Mancio ha spaziato su qualsiasi argomento: gioie, dolori e anche pentimenti. Tra le cose che non rifarebbe più sicuramente dire di no alla maglia azzurra come è successo in passato da calciatore: “Tornassi indietro non rifiuterei di andare ai Mondiali del ‘94”.

L’ultimo sogno ha una forte connotazione azzurra ma non ancora una precisa collocazione temporale, riguarda ovviamente la sua e la nostra nazionale. “L’Italia batteva il Brasile 1-0. Ma non so dove fossimo. Non può essere l’Europeo”. Certo non può che essere di buon auspicio in futuro, visto che la Kermesse più importante e anche successiva dal punto di vista cronologico, è proprio il Mondiale in Qatar. Chissà, magari un sogno premonitore.

La sua vita da calciatore e prima ancora da bambino, quando ha dovuto fronteggiare un nemico abbastanza pericoloso, prima di rialzare la cresta e correre in campo a pieni polmoni.

“Sono sempre stato molto fortunato, ho avuto la meningite da piccolo e me la ricordo come se fosse ieri, non so per quale motivo. Ero giovanissimo, avevo dieci anni e ricordo tutto di quel giorno. E poi quando ho iniziato a capire qualcosa mi hanno detto che ero stato molto fortunato. Questa cosa me la ricordo benissimo e ci penso sempre. Aver avuto una malattia per cui in quegli anni lì si poteva morire facilmente, è una cosa a cui penso spesso”.

E poi i timori e la paure hanno solo una direzione e non sono certamente termini da accostare allo sport. “I miei figli, il mio pensiero è sempre rivolto a loro, perché anche se stanno diventando grandi, per me sono sempre giovani. E spero che possano vivere in un mondo migliore di quello che abbiamo ora”.

[L’intervista integrale sull’edizione odierna di Sportweek]

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