De Rossi: “Con Conte abbiamo pianto all’Europeo, al Boca mi hanno ribaltato dal primo giorno”

L’ex giocatore della Roma ha parlato alla Bobo TV su Twitch. Una confessione a cuore aperto tra i suoi trascorsi da calciatore e la prossima vita da allenatore. “C’era gente di 40 anni che piangeva. Conte aveva creato un gruppo unico. Al primo allenamento al Boca ho preso botte e scivolate, insomma bello però aspettate un attimo (ride ndr)”

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Tra una risata e l’altra si è raccontato senza filtri, snocciolando storie e aneddoti con la sua solita ironia. Una vita a Roma con la maglia giallorossa e sei mesi intensi al Boca prima del suo ritiro dall’attività agonistica. Daniele De Rossi, uno che ha vissuto emozioni sconfinate in piazze dove la passione si respirava nell’aria. Adesso studia per scrivere una nuova pagina della sua vita da signore della panchina. Si era già parlato di lui in orbita Fiorentina, ma non aveva il patentino per potersi accomodare in panca. DDR non si è fermato e sta lavorando da casa, pronto a definire le ultime pratiche burocratiche. “Prosegue il corso di allenatore. Siamo davanti a uno schermo quattro ore al giorno, come se fossimo a scuola. Si è creato un gruppo whatsapp della classe. Un gruppo di scienziati nucleari, vi lascio immaginare”.

Non ci sta più nella pelle e spera di poter cominciare il prima possibile, per tornare a mangiare pane e adrenalina ogni domenica. “Io vedo mio padre che lavora con i giovani, ma quando perde è sempre infastidito. Sono elettrizzato dall’idea di iniziare, non vedo l’ora”.

Ha parlato con grande ammirazione dei suoi ex allenatori e su chi, in un modo o nell’altro, ha influenzato la sua idea di calcio. Guarda partite di continuo (tre ore al giorno), prende appunti e studia l’evoluzione dell’intero movimento. “Non dobbiamo inventare la bicicletta con gli sportelli. Io guardo i più forti e cerco di prendere spunto. Per me il più forte di tutti è Guardiola. Il problema è che tanti capiscono quello che fa, ma in pochi riescono a replicare quell’idea finendo per scimmiottare una struttura di gioco. Bisogna essere consapevoli delle nostre possibilità”.

Con tre allenatori, Daniele ha vissuto un trasporto emotivo diverso. Ha condiviso vittorie, emozioni ma anche momenti intimi, fatti di confidenze e confessioni. Al di là dei problemi nella seconda avventura a Roma, Spalletti è uno degli allenatori più forti che abbia mai avuto. Non è facilissimo, ha un carattere particolare, a volte troppo diretto. Però a livello di campo e di idee è uno molto forte. Ho avuto Capello e Lippi, due che hanno fatto la storia del calcio italiano ed europeo. Però Luciano è quello che mi ha segnato di più nella mia esperienza, forse perché l’ho avuto più tempo”.

La stesso feeling è sbocciato con Antonio Conte in occasione di Euro 2016. Ha lavorato gomito a gomito con il tecnico salentino apprezzandone ogni momento di quella splendida avventura, con un piccolo grande rammarico per come è finita. “Conte è un altro allenatore che mi è entrato dentro. Ci siamo ritrovati in una stanza a piangere dopo la sconfitta con la Germania. Non solo i giocatori, c’era gente di 40 anni che piangeva. Merito dell’allenatore che ha trasmesso un’energia diversa e la gente l’ha capito. Riesce a creare una struttura mentale all’interno del calciatore”.

L’ha apprezzato con tutti i suoi difetti, quello di essere talvolta troppo istintivo con i media e poco incline ai compromessi, ma tremendamente diretto con i suoi giocatori. “E’ un uomo particolare, sbrocca e fa casino, lo vediamo nelle interviste, però ho conosciuto un uomo leale. E’ difficile essere un suo giocatore ma è bellissimo. Ti succhia tutto. Un giorno squilla il telefono e leggo Antonio Conte, pensavo fosse il mio avvocato con il quale ho grande confidenza. ‘Aoh Antò..’, dall’altra parte mi fa: ‘Ciao Daniele, sono Antonio Conte, il Mister.’ Un momento di esitazione: ‘Ah, scusa mister. Pensavo fosse l’avvocato’. Comincia a dirmi una serie di cose: ‘Se continui a giocare così, non ti porto all’Europeo. Ti devi allenare di più, Daniè’. Ho apprezzato tanto la sua onestà, un uomo vero e diretto”.

DDR ha parlato anche di Luis Enrique, un tecnico che ha stimato tanto durante la sua permanenza nella capitale e che sperava rimanesse a lungo, nonostante i risultati non fossero dalla sua parte. “Andò via e questa non gliela perdonerò mai. Il primo giorno di allenamento ci ha parlato del suo calcio e delle sue idee. Ha preso un pallone, l’ha tirato in mezzo al campo e ha detto giocate. ‘Devo capire prima come interpretate il calcio voi, poi subentro io’. Abbiamo preso belle batoste quell’anno, è vero, però stava scattando qualcosa, bisognava aspettare e pazientare con lui”.

L’esperienza al Boca e quella volta che incontrò i tifosi

Conserva gelosamente nel suo cuore l’avventura con il Boca Juniors. Sei mesi intensi, dove ha imparato un nuovo modo di vivere il calcio, ha apprezzato la bontà del tifo del popolo di Buenos Aires. “Mi sono innamorato, l’ho vissuta in maniera pura. Il Boca è davvero una cosa enorme, dentro la Bombonera ti rendi conto che quella gente è diversa da tutti”.

E’ stato accolto con grande affetto, anche se il primo giorno c’è stato un episodio che l’ha segnato in modo particolare. “Al primo allenamento mi hanno ribaltato, mi hanno mangiato. Avranno pensato: ‘Ma chi abbiamo portato?’ Anche la primavera aveva il veleno, una cattiveria diversa. Scivolate, botte, insomma bello però aspettate un attimo”.

Prima di un “Superclasico”, De Rossi e altri compagni di squadra hanno incontrato alcuni tifosi. Le sensazioni non furono bellissime, ma subito dopo fu smentito dalla bontà della gente. “Avevano delle facce particolari, diciamo così. Ci hanno chiesto di fare una partita degna. ‘Noi siamo una famiglia, saremo sempre con voi’. Non era gente di quattordici anni, era gente grande, c’era un po’ di timore. Mi aspettavo le classiche intimidazioni, invece no: ‘Fate una partita degna, siamo con voi’. Quelli del Boca sono diversi”.

Mario Lorenzo Passiatore

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