Il lato oscuro del calcio: la storia di Davide De Caria!

Per la rubrica storie di periferia la storia di un giovane portiere che si è imbattuto nei lati oscuri di questo meraviglioso sport. Una storia in cui a perdere è solo il calcio.

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Oggi vogliamo raccontarvi il lato sporco del calcio. Una storia di periferia che dimostra quanto questo mondo sia compromesso dagli interessi che non lasciano spazio alla meritocrazia.
Questo ragazzo si chiama Davide De Caria di appena 19 anni, una grande promessa del calcio nostrano.
Si fa conoscere nelle giovanili della Palmese, squadra della sua città e già a 15 anni era il terzo portiere in Prima Squadra (Serie D).
Tutte le società professionistiche calabresi, e qualcuna del nord, si interessano al ragazzo, tra le quali il Crotone, pronto ad accaparrarsi il giovane Davide. Ma ecco il primo intoppo: per ragioni non ancora ben note, un altro ragazzo prende il suo posto.
Poi arriva la volta del Catanzaro, anche qui Davide ottiene grandi risultati, ma non viene mai convocato in prima squadra. Nonostante ciò, a fine anno viene inserito nella rosa dalla nazionale Under 17.
Davide inizia a capire che c’è qualcosa che non va: in nazionale il suo percorso andava a gonfie vele mentre nei club c’era “qualcosa” che gli impediva di spiccare il volo.

L’anno successivo prosegue la sua avventura al Catanzaro diventandone il terzo portiere della prima squadra; in Coppa Italia, a seguito dell’infortunio del portiere titolare, Davide ottiene la prima convocazione. Quel giorno gli rimarrà impresso per sempre, entra nello spogliatoio e vede la sua maglietta appesa, ma al rientro dal riscaldamento accade qualcosa di incredibile: la maglia non c’è più, sulla distinta non compare e senza alcuna spiegazione, viene estromesso anche dalla panchina. Al suo posto ci va il portiere titolare, infortunato da tre settimane.
In quel momento Davide capisce che “qualcuno” gli rema contro, ma non cerca colpevoli. Ormai consapevole che quel calcio appena conosciuto era ben diverso da quello che aveva sognato, sceglie di fare le valigie e tornare nella sua Palmese, abbandonando quel sogno.
Nonostante tutto, anche la squadra della sua città gli gira le spalle, preferendogli un portiere svincolato dalla serie C.
A quel punto, con grande amarezza, Davide appende i guantoni, saluta la sua porta, compagna di una vita, e decide di dedicarsi pienamente alla scuola, a tal punto da rifiutare la chiamata dell’Fc Messina, perché è stanco e ormai non crede più nel calcio.
Per una volta, almeno, è stato lui a sbattere la porta in faccia al calcio e non viceversa.

In bocca al lupo Davide! 

Quella di Davide è una delle tante storie che ci sono arrivate e che parlano di situazioni incredibili che i giovani vivono nel calcio dei dilettanti. Situazioni particolari che meriterebbero di essere approfondite per il bene del calcio italiano ed in particolare dei talenti. E spesso questo non succede, tanti talenti si perdono o addirittura decidono di lasciare il calcio. A perdere però è solo il calcio italiano.

Simone Ruggieri

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