Dalle forbici di Mido alle risse con Van der Vaart: quando Ibra domava i compagni

Abbiamo scelto quattro episodi che hanno segnato la vita dei compagni di squadra di Zlatan. Da Zebina a Onyewu, fino a Van der Vaart e Mido. Con l’egiziano si sfidavano sull’anello autostradale di Amsterdam. Delle vere e proprie gare clandestine

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Lo scontro con Lukaku in occasione del derby di coppa Italia, è solo l’ultimo faccia a faccia dell’asso svedese, che negli anni si è confermato un osso duro per tutti, non solo per gli avversari. Siamo andati indietro nel tempo analizzando i precedenti di Ibra solo con i compagni di squadra con i quali ha avuto difficoltà a instaurare un certo feeling. In tanti si sono scontrati con la sua leadership nello spogliatoio e alcuni non hanno digerito i suoi modi di fare. Ma Zlatan è così: o lo segui o lo odi. Soprattutto in squadra. Abbiamo tralasciato, per scelta, tutti gli scontri con gli avversari.

“Mido è come me, ma peggio”

C’è una frase che spiega perfettamente chi era Ahmed Hossam Mido. Pensate a Ibra e amplificate il senso di onnipotenza. Il virgolettato è di Zlatan, un certificato da pelle d’oca. All’Ajax formavano una coppia straordinaria: talenti terribili e fuori controllo, altezza oltre il metro e 95. Due colossi bravissimi con i piedi che attirarono gli osservatori di mezza Europa. In campo si intendevano, fuori ancora di più. Si sfidavano sull’anello autostradale di Amsterdam, erano le classiche gare clandestine che avvenivano in piena notte. Follia? No, lo dice Andy Van Der Meyde nel suo libro. Ah già, in quello spogliatoio c’era anche lui.

Mido diventò ingestibile anche in campo, resta celebre la sua lite con mezzo spogliatoio, Ibra si schierò con il gruppo. Un’amicizia praticamente al capolinea, con l’egiziano che scagliò un paio di forbici contro Zlatan, lo mancò di un soffiò. Certamente non finì con un cinque, ma neanche con una scazzottata, lo fulminò con uno sguardo. L’Ajax fu costretta a cedere Mido per evitare nuove azzuffate tra giganti.

“Van der Vaart, ti spezzo le gambe”

Siamo ancora all’Amsterdam Arena. Ajax fucina di talenti e teste calde. Ibra e Van der Vaart non si sono mai presi, questione di empatia. Si scontrarono con le rispettive nazionali: “Ibra mi ha rotto la caviglia e poi si è messo a ridere”. Era la tesi convinta del centrocampista olandese che al ritorno ad Amsterdam chiese un confronto. Zlatan non la prese benissimo, anzi furono costretti a fermarlo: “Se pensi questo ti spezzo le gambe davvero”. I due erano assolutamente incompatibili, ogni allenamento era l’occasione giusta per cominciare una nuova lite. Ibra poi fu ceduto alla Juve il 31 agosto 2004.

L’occhio nero a Zebina e il gesto della pistola

A proposito di Juve, c’era un francese che amava i quadri e la pittura, tanto da aprire a fine carriere una galleria d’arte a Milano. Uomo fidato di Capello, lo portò nel 2004  alla Juve. Jonathan Zebina era uno decisamente pacifico fuori dal campo, nel rettangolo verde non era così incline ad abbassare la testa. Nel corso di un allenamento il difensore ex Roma entrò duro su Zlatan che non esitò a reagire. Ne scaturì una rissa in piena regola con i compagni chiamati a dividerli.

Lo racconta Zlatan nella sua biografia: Lo vidi due ore dopo in sala massaggi con il ghiaccio premuto sulla faccia, avrebbe avuto un occhio nero per un pezzo“.
Diversi anni dopo, nel 2013, i due si ritrovarono in Ligue 1, in occasione di un PSG-Tolosa. Ibra venne sostituito e andò verso la panchina avversaria mimando il gesto della pistola in direzione di Zebina. Insomma, nessun messaggio distensivo: Zlatan accantona ma non dimentica.

“Onyewu cominciò a pregare”

Sfida tra pesi massimi anche al Milan. Durante un allenamento a Milanello, Oguchi Onyewu, difensore statunitense per due anni in forza ai rossoneri, entrò in modo scomposto sull’attaccante svedese. Si passò subito dalle parole ai fatti, Ibra riportò la frattura di una costola. Ci pensarono i compagni di squadra a sedare l’ira dei due giganti. “Onyewu iniziò a pregare, sono diventato ancora più furioso, sembrava una provocazione”. Fu Zlatan a chiamare Galliani subito dopo per chiedere scusa e metterlo al corrente dell’accaduto. Nella sua autobiografia dirà che se non ci fossero stati i compagni si sarebbero scannati.

Mario Lorenzo Passiatore

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