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Intervistato dal sito ufficiale della Uefa, il campione svedese ha parlato del momento del Milan, dei giovani e ha lanciato una frecciata al Campione Nba.

Quando Zlatan Ibrahimovic parla c’è sempre da aspettarsi di tutto. Ed è successo anche questa volta. Il campione svedese del Milan ha rilasciato un’intervista al sito ufficiale della Uefa (riportata in Italia da Eurosport), parlando del momento dei rossoneri, del mondo del calcio in generale e ha voluto anche “consigliare” il fenomeno dell’Nba Lebron James.

Quello che fa LeBron è fenomenale, però non mi piace quando le persone con qualche tipo di ‘status’ parlano di politica. Fai quello in cui sei bravo. Fai quello che fai. Io gioco a calcio perché sono il migliore nel giocare a calcio. Non faccio politica. Se fossi stato un politico, avrei fatto politica. Questo è il primo errore che le persone famose fanno quando si sentono arrivate. Per me meglio tenersi lontano da questi argomenti, e fare quello in cui si è bravi, altrimenti rischi di non farci una bella figura“.

Chissà se ci sarà la risposta del campione dei Los Angeles Lakers, un altro che in quanto a personalità non è inferiore a Ibrahimovic. Lo svedese poi è tornato a parlare di calcio, del Milan e del suo tecnico Pioli, completamente cambiato secondo il campione rossonero.

Pioli lo conoscevo già perché ci ho giocato contro in Italia. Le squadre che ha avuto sono andate molto su e giù, da squadre top a squadre piccole. E’ arrivato in un Milan dove l’ambiente era difficile. Quando ha preso la squadra non era dove siamo ora. Se siamo dove siamo adesso è grazie a lui e il lavoro che ha svolto. Grazie al modo in cui lavora, alla sua mentalità. Mette tanto pressione alla squadra, pretende molto, anche se è una squadre di giovani. Forse ha più pazienza di me, ma ovviamente è più maturo e ha più esperienza di me. Forse l’ho Zlatanizzato. Forse è diventato come me“.

Ibrahimovic non è molto contento della mentalità dei giovani calciatori che secondo lo svedese troppo presto credono di essere diventati dei campioni. Il numero 11 rossonero si definisce della vecchia scuola, un concetto rimarcato in queste dichiarazioni.

Quando ero giovane i giocatori vicini a me erano fantastici. Quando sono venuto in Italia per la prima volta avevo giocatori accanto che mi vedevano come il ragazzino giovane che portava tanta energia e adrenalina. Tutti erano grandi giocatori, avevano vinto titoli importanti, erano stelle e stavano giocando ad alti livelli. All’epoca se eri considerato un grande giocatore, eri veramente un grande giocatore e per diventarlo dovevi giocare bene e metterti in mostra per molto tempo. Oggi la nuova generazione gioca cinque minuti e li vedono come grandi giocatori. Sono contento di venire dalla vecchia scuola. I social hanno cambiato tutto, oggi grazie ai social i giocatori sono visti come campioni pur avendo fatto poco magari. Prima non era cosi. Prima dovevi realizzare grandi cose, per tanto tempo, per essere visto come un grande giocatore. Oggi è diverso. Mi piace più la vecchia scuola. Per essere riconosciuto come grande, dovevi mostrarlo e mostrare più“.

D’altronde lui nel Milan è il giocatore più rappresentativo e quello che porta avanti un gruppo che dall’arrivo dello svedese ha ottenuto una spinta importante. Anche se Ibrahimovic ha voluto elogiare il gruppo Milan che lo spinge a dare sempre qualcosa in più.

Quando giochi a questi livelli, a livelli così alti, c’è sempre la stessa pressione a prescindere di chi sei. Se sei qui, sei qui perché lo meriti, sei qui perché sei bravo abbastanza. Non sei qui perché qualcuno ti deve aspettare, sei qui per fare giocartela. Non mi frega se sei giovane o no, non posso pensare al fatto che sei giovane e arriverà il tuo tempo. Quando giochi nel Milan non c’è tempo, devi fare bene adesso. Se io non gioco bene, al prossimo mercato il Milan comprerà un altro attaccante che giocherà meglio di me, per questo lo devo giocare bene e questo vale per tutti. Tutti dobbiamo essere all’altezza a prescindere se siamo giovani o maturi. Fuori dal campo ovviamente è diverso, se sei Rafael Leao ti parlo e tratto in un altra maniera. Se sei Simon Kjaer, sei più maturo, hai figli, ovviamente è diverso. Ma sul campo sono tutti uguali“.

Un’intervista come al solito piena di argomenti quella di Zlatan Ibrahimovic che ha voluto concludere parlando di Ronaldo il Fenomeno, il suo unico grande idolo.

Non ho bisogno di descrivere Ronaldo “Il Fenomeno”. Dico sempre a tutti quelli che giocano con me, questo Ronaldo è il gioco del calcio. Per me quel Ronaldo è il calcio. Quando lo vedevi giocare, tutti volevano giocare come lui e diventare come lui. Il modo in cui si muoveva, il modo in cui faceva i suoi famosi doppi passi, le sue serpentine. Il modo in cui si muoveva, per me è il più grande giocatore della storia, senza dubbio“.

C.R.

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