Ibrahimovic: “La morte di mio fratello mi ha cambiato. Da piccolo mia madre…”

Un Ibrahimovic inedito intervistato da Sportweek dove ha parlato della sua infanzia e non solo.

Gollini, Cragno, Silvestri: l’Italia in mani sicure

Il Calcio Totale spiegato da Cruijff

In campo e fuori è lo stesso personaggio. Zlatan Ibrahimovic non ha mai cambiato il proprio modo di porsi e di presentarsi al Mondo. L’aria fiera di chi sa di essere un fuoriclasse che è arrivato dove ha sempre sognato. Un’infanzia non certo felice viste le poche risorse economiche della famiglia, il ghetto di Rosengard che lo ha plasmato come uomo in mezzo alle difficoltà. In un’intervista esclusiva rilasciata a Sportweek, un inedito Ibrahimovic ha parlato di molti aspetti della sua famiglia, in particolare di mamma Jurka.

Jurka è forte, è la più forte di tutti. Quando non facevo le cose, mi picchiava. Quando sbagliavo, anche se non pensavo di sbagliare e invece sbagliavo, lei mi picchiava forte, forte. Molto forte. E picchiare me… Anche adesso mi attacca quando non va bene qualcosa. Lei era da sola con cinque bimbi, faceva le pulizie tutto il giorno in giro per case e quando tornava da noi, era stanca. Noi facevamo casino, io quando ero piccolo ero molto attivo, sempre in movimento. Vivevo da papà, ma andavo lì per mangiare. Ci preparava i maccheroni con il ketchup, roba per poveri. Pane e latte, che ci riempiva la pancia. Aveva un budget piccolo e doveva cucinare per tanti. Mi buttava fuori: mangi troppo. Non con cattiveria, per farmi essere più in relax. E quando sbagliavo, mi picchiava. Una volta sono salito su una casa, al roof, sul tetto e sono caduto giù. Sono tornato a casa con un occhio blu, tanto male. Ho aperto la porta e sono corso da lei, piangevo: mi ha guardato e mi dato uno schiaffo. Le ho chiesto, perché? ‘Chi ti ha detto di salire su quel tetto? È colpa tua’, mi ha detto. Finito. È una donna forte, ha lavorato tanto nella sua vita, non è stato facile. Forse siamo quello che siamo perché ci ha cresciuti così“.

Nella vita del campione svedese c’è stato anche il dramma del fratello morto nel 2014 a 41 anni a causa di una leucemia fulminante. Lo stesso Ibrahimovic ha rivelato che quel dramma ha cambiato il suo modo di vivere.

Tutti dicono che sono vecchio perché ho 39 anni. Io non voglio avere vantaggi, voglio essere come gli altri, sullo stesso livello, alle stesse condizioni, così metto pressione a me stesso tutti i giorni. Ma la vecchiaia non mi fa paura. Tutte le volte che ho fatto dei programmi, non è andata come volevo. Sono più per il carpe diem. Ogni giorno è un nuovo giorno, quel che succede succede. Bisogna stare bene in salute innanzitutto e far stare bene tutti quelli che ti sono intorno, positive energy e positive vibes. Vibrazioni positive. Perché da un momento all’altro può cambiare tutto. Quando mio fratello Sapka è morto, quando se l’è portato via a 40 anni in 14 mesi la leucemia, ho capito che la vita va veloce, devi stare bene, godere, perché non devi avere rimpianti“.

Tanti i temi toccati dallo svedese nell’intervista, l’ultima parte riguarda il suo personale Best 11 dei compagni di squadra avuti in carriera con alcune eccezioni importanti.

Ne scelgo undici per grandezza o per affetto. Quelli che mi hanno dato qualcosa. In porta c’è Buffon. Il più forte. Alla Juve abbiamo passato bei tempi. Quella era una squadra speciale, il mio primo top club. Tutti erano come me con questi giovani del Milan (che… vedremo se in futuro parleranno di me!). Avevano tanto da insegnare, erano un esempio. Maxwell terzino sinistro, è mio amico. Poi se mettiamo animali, Nesta e Cannavaro centrali: quante risate con Fabio, mi portava a Napoli in scooter, era matto… ma io di più. Io ero giovane non avevo esperienza, Cannavaro e Thuram ne avevano troppa… Sarebbe bello giocare con loro oggi, ora sarebbe diverso. Terzino destro, Maicon: quando è arrivato non era considerato così forte come è diventato poi all’Inter: tre anni molto belli. Poi Nedved numero uno, lui mi ha migliorato più di tutti, di testa e nel mio gioco. Quando ho visto lui ho capito che quello che stavo facendo non bastava, dovevo fare di più. Nedved è una macchina di lavoro: lavorava prima durante e dopo l’allenamento. Fuori di testa. Poi Vieira e Xavi. Quel Barcellona era una squadra di fenomeni: primi sei mesi top, poi per colpa dell’allenatore io non stavo bene. Posso mettere gente con cui non ho giocato? Forse terzino destro metto Cafu, più cattivo. L’attacco è facile: Zidane trequartista, quando entrava in campo lui faceva diventare tutti gli altri Zidane. Ronaldo il Fenomeno, il mio idolo. E Maradona, perché è il più forte di tutti i tempi. Sì, lui era più forte anche di me. Io questa volta sono allenatore, e un giorno chissà se lo sarò davvero“.

C.R.

0 comments on “Ibrahimovic: “La morte di mio fratello mi ha cambiato. Da piccolo mia madre…”Add yours →

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *