I top e i flop del 2020: scopriamo insieme tutti i protagonisti

Manca pochissimo alla fine di quest’anno difficile. Anche per il mondo del calcio è tempo di bilanci: tra conferme, clamorose delusioni e inaspettate sorprese. Ecco le due formazioni che, in un modo o nell’altro, hanno lasciato il segno

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Il 2020 è stato da tempo immemore uno degli anni più complicati. Anche il calcio, come tutti gli sport, ne ha risentito: il rinvio degli Europei e l’assenza di pubblico sono solo alcuni degli esiti di quest’annata targata covid, oltre alla contestata decisione di non assegnare il Pallone d’Oro. Ma nonostante tutto nel 2020 si è giocato, si sono assegnati dei trofei e si sono distinti alcuni giocatori più di altri. Non era semplice scegliere, ma abbiamo deciso ugualmente di realizzare una top 11 dell’anno sia per i top che per i flop.

L’undici tipo del 2020: top (3-4-3)

MANUEL NEUER: dopo i tanti infortuni che lo hanno tormentato negli anni passati, è tornato al vertice, risultando decisivo nei trionfi del Bayern ottenuti durante l’anno solare.

THEO HERNANDEZ: nel fantastico anno di rinascita del Milan ha contribuito in modo netto con le sue cavalcate impressionanti, i suoi gol decisivi e anche per la sua crescita in fase difensiva: ormai tra i migliori del suo ruolo, se non il migliore.

JOSHUA KIMMICH: è attualmente il giocatore più duttile che ci sia. Che giochi terzino, esterno, o mediano il suo rendimento resta stellare, sia in zona gol che come assist-man. Una spina nel fianco per tutti gli avversari, un punto di forza per il Bayern.

THIAGO SILVA: nel Psg che ha sfiorato la vittoria della Champions tanti meriti sono da attribuire ad un’insospettabile compattezza difensiva, garantita soprattutto dal 36enne brasiliano. Anche al Chelsea in quest’inizio di stagione sta facendo valere la sua esperienza e la sua qualità, nonostante l’età.

BRUNO FERNANDES: Novara, Udinese e Sampdoria, fino a diventarne un punto fermo del nuovo Manchester United. 26 gol in 44 partite da centrocampista, giocate da fuoriclasse e una mira infallibile dal dischetto. Ha la qualità necessaria per far tornare lo United ai vertici.

KEVIN DE BRUYNE: non è stato un anno particolarmente fortunato per i Citizens, ma il belga si è confermato tra i migliori centrocampisti al mondo, soprattutto nella partita di Champions contro il Real. Anche in nazionale è un punto fermo.

THOMAS MULLER: non spicca per tecnica, ma nell’annata dominata dal Bayern è tornato prepotentemente protagonista. Non più tanti gol come in passato, ma tanta intelligenza tattica e una marea di assist vincenti: Lewandowski ringrazia.

THIAGO ALCANTARA: architetto del centrocampo, ha guidato da direttore d’orchestra il Bayern del triplete, salutando con la Champions la sua esperienza in Germania. Alla corte di Klopp, è divenuto il metronomo del Liverpool campione d’Inghilterra.

ERLING HAALAND: al Dortmund si è consacrato come talento assoluto. Da quando è in Germania ha fatto più gol che presenze in quest’annata spaziale. Per la sua insaziabile fame di gol può essere considerato un potenziale futuro pallone d’oro.

ZLATAN IBRAHIMOVIC: a 39 anni con il suo carisma è divenuto il leader indiscusso del rinato Milan del 2020, la squadra che più di tutte ha stupito in Italia. Tanti gol preziosi nei big match e una spina nel fianco costante per tutte le difese.

ROBERT LEWANDOWSKI: beffato dalla mancata premiazione per il Pallone d’Oro, gratificato dalle numerose vittorie: nell’annata da extraterrestre del Bayern schiacciasassi, lo zampino più importante è quello del suo bomber, il miglior centravanti al mondo.

Chi ha deluso: Flop (3-4-3)

KEPA ARRIZABALAGA: in una stagione non troppo fortunata per i portieri spagnoli, l’ex Atletico Bilbao, a causa di diverse prestazioni non all’altezza, ha finito per fare il secondo di Caballero e di Mendy. Dal portiere più pagato della storia ci si aspettava decisamente qualcosa in più.

GERARD PIQUE’: non esente da responsabilità nel tracollo Blaugrana del 2020, l’8 a 2 contro il Bayern è una macchia difficile da dimenticare per un difensore rinomato come lui. E anche quest’inizio di stagione non lo sta agevolando.

ALEKSANDAR KOLAROV: negli ultimi mesi alla Roma aveva già mostrato dei segnali di cedimento, complice l’età, ma fino a questo momento l’esperienza all’Inter è stata sostanzialmente un disastro. Dopo un derby da horror è escluso costantemente dai titolari.

MARCELO: ormai lontano parente del giocatore esplosivo che imperversava sulla fascia, nelle gerarchie è nettamente dietro a Mendy e quando gioca il Real Madrid soffre tantissimo in fase difensiva.

SAMI KHEDIRA: nella Juventus vive da separato in casa da sei mesi, e in quelli precedenti, complici i numerosi infortuni, non ha per niente lasciato il segno. Anche per lui i tempi migliori sono un ricordo.

CHRISTIAN ERIKSEN: ottimo il suo rendimento in Nazionale, ma all’Inter il suo rapporto con Conte è stato travagliato fin da primo momento. Alcune prestazioni non all’altezza non hanno aiutato. L’augurio è che nel 2021 possa ritrovare fiducia, magari in un altro contesto

ISCO: dopo il Mondiale 2018 si sono perse le tracce di quel fantasista che era divenuto punta di forza nel rombo di centrocampo di Zidane. Anche questo 2020 ha confermato le sue numerose difficoltà che lo hanno spinto dietro nelle scelte tecniche.

JULIAN DRAXLER: da quando è al Psg fatica tremendamente, e anche in quest’annata non è riuscito ad esprimere la sua qualità, sprecando sempre le poche occasioni concesse. La concorrenza per ora non aiuta.

EDEN HAZARD: Complici i numerosi infortuni, non si è ancora potuto esprimere al meglio, ma il suo rendimento è comunque sottotono. Appena due gol solari in tutto il 2020, per quello che fino a un paio di anni fa era uno dei giocatori più forti al mondo.

DIEGO COSTA: l’annata per lui si è chiusa nel peggiore dei modi, con la rescissione del contratto. Il suo rendimento da quando è tornato all’Atletico non è stato all’altezza e il 2020 sul piano realizzativo è stato un disastro.

KRYZSTOF PIATEK: gli ultimi sei mesi al Milan, in crisi sul piano realizzativo, erano stati un pesante campanello d’allarme: anche in una modesta realtà come l’Hertha Berlino ha dimostrato tutte le sue difficoltà. Purtroppo un lontano parente del bomber che abbiamo ammirato con la maglia del Genoa.

Lorenzo Di Lauro

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