I litigi con Berlusconi e l’addio di Shevchenko: Ancelotti e il suo “Albero di Natale”

Il modulo che ha di fatto consegnato alla storia un Milan assolutamente strepitoso in campo europeo.

Il codice segreto di Tuchel al Chelsea

Dal video hard all’anonimato. Che fine ha fatto Thereau?

Le ultime toccanti parole di Gaetano Scirea prima dell’addio

Guidolin, il normalizzatore che fece sognare Udine!

Il calcio italiano esce completamente dalla Champions League. Dopo la clamorosa eliminazione ai gironi dell’Inter sono arrivate anche quelle di Juventus, Atalanta e Lazio. Ieri i biancocelesti allenati da Simone Inzaghi non sono riusciti nell’impresa di ribaltare il quattro a uno subito all’Olimpico dalla squadra più forte al Mondo in questo momento, ovvero il Bayern Monaco, uscendo sconfitti due a uno. Nessuna italiana approda quindi ai quarti di finale di Champions League. E come ogni anno, purtroppo, iniziano i processi per capire le regioni del fallimento del calcio italiano in Europa. Lontani i tempi in cui erano le italiane a fare la voce grossa nell’Europa che conta, l’ultima vittoria italiana in Champions è datata 2010 con l’Inter del Triplete di Mourinho.

Ma quando parliamo di Champions non possiamo dimenticare il Milan di Carlo Ancelotti che ha trionfato due volte nella massima competizione internazionale. La prima volta nella famosa finale di Manchester contro la Juventus vinta ai rigori con il penalty decisivo siglato da Shevchenko. La seconda volta ad Atene nella rivincita contro il Liverpool con la doppietta di Inzaghi. Un Milan che da diverso tempo non riesce ad essere presente in Champions e che spera di poter tornare nella prossima stagione. Il Milan di Ancelotti ha cambiato pelle rispetto al primo anno quando i rossoneri giocavano con un 4-4-2 con centrocampo a rombo e Pirlo vertice alto e due punte, come da diktat presidenziale voluto da Silvio Berlusconi. Ma le cose sono iniziate a cambiare dalla stagione 2002-2003, la stagione di Manchester, con Ancelotti che decide di arretrare Pirlo nel ruolo di play seguendo un po’ quello che fece Mazzone a Brescia. A centrocampo il Milan aveva giocatori di qualità importante, dallo stesso Pirlo a Seedorf a Rui Costa. In attacco Ancelotti si affida molto a Inzaghi soprattutto perché Sheva non è in perfette condizioni. Al presidente Berlusconi questo modulo non piace ed impone le due punte visto che a disposizione c’è anche Tomasson.

A Milano hanno una filosofia molto particolare, che ama il calcio spettacolare, Berlusconi chiedeva che la squadra giocasse bene e così è nata l’idea dell’albero di Natale per far giocare tutti i giocatori di qualità. Serviva il sacrificio di tutti per adeguarsi alla filosofia del club. Non si può giocare un calcio di qualità senza giocatori di qualità. Nessun presidente mi ha mai detto ‘metti questo giocatore’. Berlusconi mi faceva un sacco di domande, ho discusso anche con lui. ‘La squadra ha bisogno di giocare con tre attaccanti’, mi diceva. Ho risposto che erano Inzaghi, Kakà e Shevchenho, ma lui mi ha detto Kakà non era un attaccante. Ogni presidente ha le sue idee, questo è sicuro, ma alla fine decido io”.

Furono queste le parole rilasciate da Ancelotti al quotidiano Marca riguardo il rapporto con il presidente Berlusconi. Eppure il più bel Milan dell’area ancelottiana è quello della seconda vittoria in Champions, quello del vero Albero di Natale. Un Milan con un centrocampo meno fantasioso rispetto al passato con pirlo regista, Gattuso e Ambrosini ai lati, con due trequartisti ovvero Seedorf e Kakà dietro Inzaghi. Il Milan che schiantò il Manchester United a San Siro per tre a zero nella famosa “partita perfetta” che consacrò i rossoneri prima della finale vinta contro il Liverpool. Vittorie e bel gioco, un Milan che alla fine convinse anche il presidente Berlusconi che amava vedere la propria squadra giocare bene a calcio e tenere il comando del gioco. Le grandi qualità di Seedorf e Kakà permettevano al Milan di tenere spesso il pallone tra i piedi e servire doverosamente Inzaghi che in quella stagione aveva come comprimario Alberto Gilardino. Erano andati via Shevchenko, Rui Costa e Stam, il Milan in difesa aveva Maldini e Nesta centrali con Oddo e Jankulovski sulle fasce. Un Milan che aveva sostituito l’ucraino con Ricardo Oliveira, brasiliano prelevato dal Betis che però non riuscì a mostrare le proprie doti.

In otto anni da allenatore del Milan, Ancelotti ha vinto 1 campionato italiano, 2 Champions League, 1 Supercoppa italiana, 2 Supercoppe Europee, 1 Mondiale per Club. Un ciclo vincente che nessun altro club ha ripetuto durante il corso degli anni in particolare in Europa. La Juventus di Allegri è arrivata due volte in finale di Champions perdendo contro Barcellona e Real Madrid, mentre in Italia ha vinto praticamente ogni anno. E’ mancata la conferma europea che l’Italia ricerca ormai da più di dieci anni.

C.R.

NON PERDERTI I NOSTRI APPROFONDIMENTI

0 comments on “I litigi con Berlusconi e l’addio di Shevchenko: Ancelotti e il suo “Albero di Natale”Add yours →

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *